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L’apporto con la dieta di ferro non-eme può ridurre l’incidenza di sindrome premestruale

06-03-2013

Chocano-Bedoya PO, Manson JE, Hankinson SE, Johnson SR, Chasan-Taber L, Ronnenberg AG, Bigelow C, Bertone-Johnson ER
Am J Epidemiol. Feb 2013

La sindrome premestruale (PMS) affligge il 40 per cento circa delle donne in età fertile; in una quota variabile tra il 4 e il 9 per cento della popolazione femminile è presente in forma grave, invalidante. Cercare di limitare i disagi di una condizione che penalizza la qualità della vita delle donne è da sempre un traguardo della ricerca. Ora, dal Nurses’ Health Study, emergono dati che mettono in luce come un consumo di ferro non-eme, nella forma cioè presente negli alimenti di origine vegetale e nei cibi arricchiti, riduca fino al 40 % il rischio di sviluppare la PMS. Gli autori della ricerca hanno seguito per 10 anni più di 3.000 donne, che all’inizio dello studio avevano un’età compresa tra 25 e 42 anni e non soffrivano di PMS, osservando che la comparsa della PMS era decisamente ridotta tra le donne che assumevano quotidianamente una quota di ferro pari o superiore a 22 mg/die (una quantità maggiore, quindi, dei 18 mg indicati come livello di riferimento per la popolazione femminile italiana adulta), rispetto alle donne che ne assumevano 10 mg al giorno. Gli stessi autori ipotizzano che i benefici del ferro possano essere mediati dall’azione del minerale sul metabolismo della serotonina, i cui livelli sono ridotti nella fase premestruale. Tra gli altri minerali considerati in questo studio, anche lo zinco (15 mg/die, quasi il doppio degli 8 mg/die indicati come livello di riferimento nel nostro Paese) sembrerebbe contribuire al controllo della sintomatologia, seppure in misura inferiore. Fonti di ferro nella forma non-eme sono ad esempio i broccoli, le albicocche disidratate, le uvette, le olive.

Glossario

  • Sindrome

    Insieme di sintomi che, manifestandosi contemporaneamente, caratterizzano una malattia.

Intake of Selected Minerals and Risk of Premenstrual Syndrome

Iron, potassium, zinc, and other minerals might impact the development of premenstrual syndrome (PMS) through multiple mechanisms, but few studies have evaluated these relations. We conducted a case-control study nested within the prospective Nurses\' Health Study II (1991–2001). Participants were free from PMS at baseline. After 10 years, 1,057 women were confirmed as PMS cases and 1,968 as controls. Mineral intake was assessed using food frequency questionnaires completed in 1991, 1995, and 1999. After adjustment for calcium intake and other factors, women in the highest quintile of nonheme iron intake had a relative risk of PMS of 0.64 (95% confidence interval (CI): 0.44, 0.92; P for trend = 0.04) compared with women in the lowest quintile. Women in the highest quintile of potassium intake had a relative risk of 1.46 (95% CI: 0.99, 2.15; P for trend = 0.04) compared with women in the lowest quintile. High intake of zinc from supplements was marginally associated with PMS (for intake of ≥25 mg/day vs. none, relative risk = 0.69, 95% CI: 0.46, 1.02; P for trend = 0.05). Intakes of sodium, magnesium, and manganese were unrelated to PMS risk. These findings suggest that dietary minerals may be useful in preventing PMS. Additional studies are needed to confirm these relations.
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