L'apporto di fibre, totali e da cereali, è associato nelle donne alla riduzione del rischio di coronaropatia; negli uomini la relazione riguarda le sole fibre da cereali

AlEssa HB, Cohen R, Malik VS, Adebamowo SN, Rimm EB, Manson JAE, Willett WC, Hu FB.
Am J Clin Nutr. 2018;107:257-267-53.

09-03-2018

Per proteggere la salute coronarica (vale a dire ridurre il rischio di infarto), la qualità delle fibre assunte con la dieta è decisiva quanto la quantità. Lo dimostra la più recente analisi dei due ampi studi di popolazione statunitensi, condotti su una popolazione di infermiere (NHS, Nurses’ Health Study) e su una di professionisti sanitari di sesso maschile (HPFS, Health Professionals Follow-up Study).
In particolare, lo stato di salute a 28 e 26 anni (per NHS e HPFS rispettivamente) dei soggetti studiati è stato messo in relazione con l’apporto totale di carboidrati, di amidi, di fibre, con i livelli di assunzione di fibre da frutta e da verdura, e con i rapporti tra carboidrati e fibre totali, tra amidi e fibre totali, ma anche tra carboidrati e fibre da cereali e tra amidi e fibre da cereali. L’analisi ha tenuto conto di diverse variabili potenzialmente confondenti: età, storia clinica, abitudine al fumo, etnia, assunzione di supplementi vitaminici, di aspirina, livelli di assunzione di alcol, di calorie, di grassi, questi ultimi come qualità e come quantità.
La qualità dei carboidrati assunti con i cereali è risultata essere, in entrambi gli studi,  il dato che più chiaramente si associa al rischio coronarico. Lo studio, infatti, dimostra che consumare cereali non raffinati, a maggiore contenuto di fibre, è una scelta protettiva per le coronarie di uomini e donne.
Il consumo di cereali in cui il tenore di fibre è basso aumenta invece il rischio di coronaropatia in modo consistente: per la precisione, all’aumentare del rapporto carboidrati/fibre da cereali il rischio tocca il + 20%, se aumenta il rapporto amidi/fibre da cereali il rischio risulta aumentato del 17%.
Attenzione però: il rischio coronarico si riduce significativamente se nel calcolo del rapporto con i carboidrati si considerano le fibre totali, sia da cereali e sia dalle altre fonti vegetali, a conferma del fatto  che la qualità delle fibre assunte complessivamente con la dieta conta quanto la quantità.
Tradotti in pratica, questi dati sostengono ancora una volta la necessità di ripensare le scelte alimentari individuali. I cereali (farine, pasta, riso) non devono essere banditi dalla dieta, ma scelti tra quelli meno raffinati, da consumare in quantità equilibrata all’interno di menu ricchi di verdura e frutta, che forniscono non solo fibre, ma anche gli altri elementi indispensabili per il mantenimento di benessere e salute.

Glossario

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

Carbohydrate quality and quantity and risk of coronary heart disease among US women and men.

BACKGROUND: The carbohydrate-to-fiber ratio is a recommended measure of carbohydrate quality; however, its relation to incident coronary heart disease (CHD) is not currently known.
OBJECTIVE: We aimed to assess the relation between various measures of carbohydrate quality and incident CHD.
DESIGN: Data on diet and lifestyle behaviors were prospectively collected on 75,020 women and 42,865 men participating in the Nurses’ Health Study (NHS) and the Health Professionals Follow- Up Study (HPFS) starting in 1984 and 1986, respectively, and every 2–4 y thereafter until 2012. All participants were free of known diabetes mellitus, cancer, or cardiovascular disease at baseline. Cox proportional hazards regression models were used to assess the relation between dietary measures of carbohydrate quality and incident CHD.
RESULTS: After 1,905,047 (NHS) and 921,975 (HPFS) person-years of follow-up, we identified 7,320 cases of incident CHD. In models adjusted for age, lifestyle behaviors, and dietary variables, the highest quintile of carbohydrate intake was not associated with incident CHD (pooled-RR = 1.04; 95% CI: 0.96, 1.14; P-trend = 0.31). Total fiber intake was not associated with risk of CHD (pooled-RR = 0.94; 95% CI: 0.85, 1.03; P-trend = 0.72), while cereal fiber was associated with a lower risk for incident CHD (pooled-RR = 0.80; 95% CI: 0.74, 0.87; P-trend < 0.0001). In fully adjusted models, the carbohydrate-to–total fiber ratio was not associated with incident CHD (pooled-RR = 1.04; 95% CI: 0.96, 1.13; P-trend = 0.46). However, the carbohydrate-to–cereal fiber ratio and the starch-to–cereal fiber ratio were associated with an increased risk for incident CHD (pooled-RR = 1.20; 95% CI: 1.11, 1.29; P-trend < 0.0001, and pooled-RR = 1.17; 95%CI: 1.09, 1.27; P-trend < 0.0001, respectively).
CONCLUSIONS: Dietary cereal fiber appears to be an important component of carbohydrate quality. The carbohydrate-to–cereal fiber ratio and the starch-to–cereal fiber ratio, but not the carbohydrate-to fiber ratio, was associated with an increased risk for incident CHD. Future research should focus on how various measures of carbohydrate quality are associated with CHD prevention.

Stampa

Condividi