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L’assunzione di alti livelli di acidi grassi omega-3 è correlata, nelle donne, con una minore incidenza di sintomi depressivi, soprattutto di tipo somatico

12-09-2013

Beydoun MA, Fanelli Kuczmarski MT, Beydoun HA, Hibbeln JR, Evans MK, Zonderman AB.
J Nutr. 2013 Sep 4. [Epub ahead of print]

Il ruolo degli omega-3 nel modulare i sintomi depressivi è da tempo allo studio è noto infatti che questi acidi grassi polinsaturi (presenti soprattutto nel pesce) agiscono anche sulla serotonina, ben noto neurotrasmettitore “del buonumore”. Questo studio statunitense ha coinvolto un popolazione di adulti tra i 30 e i 65 anni, con una Prevalenza di alti livelli di sintomatologia depressiva del 18,1% negli uomini e del 25,6% delle donne, ai quali è stato anche chiesto di compilare, in due occasioni diverse, il diario alimentare delle precedenti 24 ore. Dall’analisi dei dati è emerso che le donne con il maggior intake dichiarato di omega-3, presentavano il minor tenore di sintomi depressivi, soprattutto somatici. In particolare per coloro che ne consumavano almeno 500 mg al giorno (equivalenti a 2 porzioni di pesce alla settimana) il rischio si riduceva del 50% circa rispetto a coloro che ne assumevano meno di 50 mg. In conclusione, quindi, questo studio sostiene ulteriormente l’ipotesi protettiva degli omega-3 nei confronti dei sintomi depressivi, soprattutto nella popolazione femminile e supporta il ruolo dell’intake inadeguato di questi acidi grassi con la dieta possa contribuire alla sintomatologia depressiva.


Glossario

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

Omega-3 Fatty Acid Intakes Are Inversely Related to Elevated Depressive Symptoms among United States Women.

Evidence that depressive symptoms are inversely related to n-3 (ω3) fatty acids is growing among United States adults. We assessed whether self-reported depressive ,1% degli uomini e il 25,6% delle dosymptoms were inversely associated with n-3 fatty acid intakes by using a cross-sectional study in 1746 adults (aged 30-65 y) in Baltimore City, MD (2004-2009). The 20-item Center for Epidemiologic Studies-Depression Scale (CES-D) was used, with a CES-D score ≥16 suggestive of elevated depressive symptoms (EDS). By using the mean of two 24-h dietary recalls, n-3 highly unsaturated fatty acids (HUFAs; ≥20 carbons), n-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs; ≥18 carbons), and plausible ratios with n-6 (ω6) fatty acids were estimated. EDS prevalence was 18.1% among men and 25.6% among women. In women, the uppermost tertile (tertile 3) of n-3 PUFAs (compared with tertile 1) was associated with reduced odds of EDS by 49%, with a substantial sex differential. The n-3 PUFA:n-6:PUFA ratio was inversely related to EDS among women (tertile 2 vs. tertile 1, OR: 0.74; 95% CI: 0.41, 1.32; tertile 3 vs. tertile 1, OR: 0.47; 95% CI: 0.27, 0.83). A similar pattern was noted for n-3 HUFA:n-6 HUFA among women. For CES-D subscales, n-3 PUFA (% of energy) was inversely related to somatic complaints, whereas positive affect was directly related to n-3 HUFA (% of energy; total population and among women), n-3 HUFA:n-6 HUFA (women), and n-3 HUFA:n-6 PUFA (total population and among women). In sum, among United States women, higher intakes of n-3 fatty acids [absolute (n-3) and relative to n-6 fatty acids (n-3:n-6)] were associated with lower risk of elevated depressive symptoms, specifically in domains of somatic complaints (mainly n-3 PUFAs) and positive affect (mainly n-3 HUFAs)

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