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L’assunzione regolare di omega-3 a lunga catena dimezza la comparsa di retinopatia in diabetici di ambo i sessi di età superiore a 55 anni

02-09-2016

Sala-Vila A, Díaz-López A, Valls-Pedret, Cofán M, García-Layana A, Lamuela-Raventós RM, Castañer O, Zanon-Moreno V, Martinez-Gonzalez MA, Toledo E, Basora J, Salas-Salvadó J, Corella D, Gómez-Gracia E, Fiol M, Estruch R, Lapetra J, Fitó M, Arós F, Serra-Majem L, Pintó X, Ros E; on behalf of Prevención con Dieta Mediterránea (PREDIMED) Investigators.
JAMA Ophthalmol. 2016 Aug 18. doi: 10.1001/jamaophthalmol.2016.2906. [Epub ahead of print]

Lo studio PREDIMED, condotto in Spagna per valutare le potenzialità preventive degli alimenti caratteristici della Dieta Mediterranea, ne ha analizzato anche gli effetti su una delle conseguenze più temute del diabete di tipo 2: la retinopatia. La retina è ricca di polinsaturi omega-3 a lunga catena (specie DHA), cioè i grassi tipici del pesce, e l’ipotesi di un loro effetto protettivo nei confronti delle patologie retiniche trova supporto nei risultati degli studi sperimentali. Gli omega-3 presenti nella retina, infatti, fungerebbero tra l’altro da substrato per la sintesi delle ossilipine, molecole ad attività antinfiammatoria e antiangiogenica.
I ricercatori spagnoli hanno voluto verificare la relazione tra i livelli di apporto di omega-3 e il rischio di malattia e di cecità, utilizzando come valore di riferimento ottimale quello che viene indicato per la prevenzione cardiovascolare: vale a dire un’assunzione quotidiana di omega-3 a lunga catena pari a 500 mg/die, equivalente a non meno di due porzioni di pesce alla settimana, preferendo il pesce azzurro o il salmone.
Esaminando il gruppo di ultra 50enni affetti da diabete di tipo 2 che hanno partecipato al PREDIMED, i ricercatori hanno osservato prima di tutto che i soggetti (uomini e donne) che assumevano regolarmente omega-3 di origine marina in quantità sufficienti mostravano di aderire anche alle altre raccomandazioni alimentari della Dieta Mediterranea.  Ciò che più interessa, però, è la dimostrazione che, nell’arco di sei anni di osservazione, tra i soggetti più virtuosi il numero di casi di retinopatia era quasi la metà (48% in meno) di quanto registrato tra gli altri. Gli omega-3 si confermano quindi, a tutti gli effetti come grassi apportatori di salute ad ampio raggio.

Glossario

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Dietary Marine Omega-3 Fatty Acids and Incident Sight-Threatening Retinopathy in Middle-Aged and Older Individuals With Type 2 Diabetes: Prospective Investigation From the PREDIMED Trial

IMPORTANCE: Diabetic retinopathy (DR) is a devastating complication of individuals with type 2 diabetes mellitus. The retina is rich in long-chain ω-3 polyunsaturated fatty acids (LCω3PUFAs), which are substrate for oxylipins with anti-inflammatory and antiangiogenic properties. Experimental models support dietary LCω3PUFA protection against DR, but clinical data are lacking.
OBJECTIVE: To determine whether LCω3PUFA intake relates to a decreased incidence of sight-threatening DR in individuals with type 2 diabetes older than 55 years.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS: In late 2015, we conceived a prospective study within the randomized clinical trial Prevención con Dieta Mediterránea (PREDIMED), testing Mediterranean diets supplemented with extra virgin olive oil or nuts vs a control diet for primary cardiovascular prevention. The trial was conducted in primary health care centers in Spain. From 2003 to 2009, 3614 individuals aged 55 to 80 years with a previous diagnosis of type 2 diabetes were recruited. Full data were available for 3482 participants (48% men; mean age 67 years).
EXPOSURES: Meeting the dietary LCω3PUFA recommendation of at least 500 mg/d for primary cardiovascular prevention, as assessed by a validated food-frequency questionnaire.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES: The main outcome was incident DR requiring laser photocoagulation, vitrectomy, and/or antiangiogenic therapy confirmed by an external adjudication committee.
RESULTS: Of the 3482 participants, 48% were men and the mean age was 67 years. A total of 2611 participants (75%) met target LCω3PUFA recommendation. During a median follow-up of 6 years, we documented 69 new events. After adjusting for age, sex, intervention group, and lifestyle and clinical variables, participants meeting the LCω3PUFA recommendation at baseline (≥500 mg/d) compared with those not fulfilling this recommendation (<500 mg/d) showed a 48% relatively reduced risk of incident sight-threatening DR, with a hazard ratio of 0.52 (95% CI, 0.31-0.88; P = .001). This association was slightly stronger for yearly updated LCω3PUFA intake (relative risk, 0.48; 95% CI, 0.28-0.82; P = .007).
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: In middle-aged and older individuals with type 2 diabetes, intake of at least 500 mg/d of dietary LCω3PUFA, easily achievable with 2 weekly servings of oily fish, is associated with a decreased risk of sight-threatening DR. Our results concur with findings from experimental models and the current model of DR pathogenesis.

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