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Latte e derivati e diabete

18-05-2011

Tong X, Dong JY, Wu ZW, Li W, Qin LQ.
Eur J Clin Nutr. 2011 May 11. [Epub ahead of print]

Negli ultimi anni, Il ruolo del consumo di prodotti lattiero – caseari nell’eziologia del diabete mellito di tipo 2 ha suscitato notevole interesse tra nutrizionisti e clinici. I risultati degli studi finora condotti sono però contrastanti e oltre tutto sembrano condizionati da vari fattori tra i quali la quantità e la tipologia di grassi presenti negli alimenti considerati e i livelli di consumo.
Per questa metanalisi sono stati considerati i risultati di 7 studi di coorte (per un totale di alcune centinaia di migliaia di persone) che hanno valutato la relazione tra la presenza di latte o derivati nella dieta e la prevalenza di diabete. Tra i soggetti con i livelli di assunzione più elevati di latticini è stato rilevato un rischio relativo di sviluppare malattia diabetica ridotto del 14% rispetto ai soggetti che ne consumavano la quantità minore. In particolare, dall’analisi dei dati fatta dopo avere suddiviso la popolazione in base al consumo prevalente dei diversi sottogruppi di alimenti, il rischio relativo è risultato più basso in associazione con il consumo di latticini a ridotto tenore di grassi (0.86) e di yogurt (0.83), ma non in relazione all’assunzione di prodotti ad elevato contenuto lipidico. Infatti il rischio di sviluppare diabete si riduce del 5% per il consumo complessivo di prodotti lattiero - caseari e del 10% considerando esclusivamente latte e derivati a ridotto contenuto di grassi.
In conclusione, i risultati di questo studio, che evidenziano un’associazione inversa tra consumo latticini e rischio di diabete di tipo 2, indicano l’efficacia del latte e dei suoi derivati nella prevenzione di questa malattia.

Glossario

  • Diabete mellito

    Sindrome caratterizzata da iperglicemia cronica dovuta a carenza di insulina (diabete giovanile insulino-dipendente) o ad una resistenza anomala dei tessuti alla sua azione (diabete dell'adulto non insulino-dipendente) le manifestazioni cliniche sono nella fase acuta chetoacidosi (coma diabetico) e, a lungo termine, lesioni dei capillari (soprattutto renali e retinici) con aterosclerosi precoce e neuropatie.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Dairy consumption and risk of type 2 diabetes mellitus: a meta-analysis of cohort studies.

Background/Objectives:Milk intake is widely recommended for a healthy diet. Epidemiological studies have suggested that the consumption of dairy products may be associated with a reduction in type 2 diabetes mellitus (T2DM). A meta-analysis was conducted to elucidate the association between dairy products consumption and T2DM.Subjects/Methods:A systematical literature search was done through the Medline database and seven related cohort studies were identified. The adjusted relative risks (RRs) with the highest and the lowest categories from each study were extracted to calculate the combined RR. A least-square trend estimation was applied to assess the dose-response relationships.Results:A combined RR of 0.86 (95% confidence interval (CI), 0.79-0.92) was revealed on T2DM risk associated to dairy intake, with little evidence of heterogeneity. For subgroup analysis, a combined RR was 0.82 (95% CI, 0.74-0.90), 1.00 (95% CI, 0.89-1.10), 0.95 (95% CI, 0.86-1.05) and 0.83 (95% CI, 0.74-0.93) for the intake of low-fat dairy, high-fat dairy, whole milk and yogurt, respectively. Dose-response analysis showed that T2DM risk could be reduced 5% for total dairy products and 10% for low-fat dairy products.Conclusion:An inverse association of daily intake of dairy products, especially low-fat dairy, with T2DM was revealed, indicating a beneficial effect of dairy consumption in the prevention of T2DM development.
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