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L’attività fisica costante, ma moderata, difende meglio il cuore e i vasi delle donne dai 50 anni in poi: i dati del Million Women Study britannico

25-02-2015

Armstrong ME, Green J, Reeves GK, Beral V, Cairns BJ.
Circulation. 2015 Feb 16. pii: CIRCULATIONAHA.114.010296. [Epub ahead of print]

Il dibattito su qualità e quantità di esercizio fisico a maggior effetto preventivo sul sistema cardiovascolare è sempre aperto. Il Million Women Study, che ha coinvolto in Gran Bretagna 1,3 milioni di donne, reclutate tra coloro che si sottoponevano a screening mammografico (di età compresa tra 50 e 64 anni) ha indagato tra gli altri proprio questo aspetto. Il livello di attività fisica è stato valutato secondo la frequenza (mai/raramente, meno di 1 volta alla settimana, 1 volta alla settimana, 2-3 volte alla settimana, 4-6 volte alla settimana, tutti i giorni) e l’intensità dello sforzo, valutando se l’attività svolta comportasse sudorazione e aumento della frequenza cardiaca.  È importante sottolineare che tra gli esercizi fisici rientrava anche il badare alle faccende domestiche correnti.
Dopo nove anni di follow-up, la migliore protezione cardiovascolare, sia su malattie che eventi arteriosi (infarto miocardico, ictus ischemico/emorragico) e venosi (tromboembolia venosa profonda, tromboembolia polmonare) è stata rilevata nelle donne che avevano seguito con regolarità un programma di attività fisica moderata (2-3 volte a settimana), senza significative differenze tra chi dichiarava esercizi che comportavano sudorazione profusa e aumento della frequenza cardiaca.
La protezione maggiore per cuore e cervello si evidenziava nelle donne più snelle, mentre il cuore più protetto dall’esercizio fisico era quello delle ex-fumatrici. Un'attività fisica intensa e frequente non si associava, invece, ad una riduzione del rischio cardiovascolare.

Glossario

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

Frequent Physical Activity May not Reduce Vascular Disease Risk as Much as Moderate Activity: Large Prospective Study of UK Women.

BACKGROUND: While physical activity has generally been associated with reduced risk of vascular disease, there is limited evidence about the effects of the frequency and duration of various activities on incidence of particular types of vascular disease.
METHODS AND RESULTS: In 1998, on average, 1.1 million women without prior vascular disease reported their frequency of physical activity and many other personal factors. Three years later, they were asked about hours spent doing walking, cycling, gardening and housework. Women were followed by record linkage to NHS cause-specific hospital admissions and death records. Cox regression was used to calculate adjusted relative risks for first vascular events in relation to physical activity. During an average of 9 years follow-up, 49,113 women had a first coronary heart disease event (CHD), 17,822 had a first cerebrovascular event, and 14,550 had a first venous thromboembolic event (VTE). Compared to inactive women, those reporting moderate activity had significantly lower risks of all three conditions (p<0.001 for each). However, women reporting strenuous physical activity daily had higher risks of CHD (p=0.002), cerebrovascular disease (p<0.001) and VTE (p<0.001) than those reporting doing such activity 2-3 times per week. Risks did not differ between hemorrhagic and ischemic stroke, or between VTE with or without pulmonary embolism.
CONCLUSIONS: Moderate physical activity is associated with a lower risk of CHD, VTE and cerebrovascular disease than inactivity. However, among active women there is little to suggest progressive reductions in risk of vascular diseases with increasing frequency of activity.

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