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Le mandorle, assunte come snack, migliorano l’azione “spazzina” delle HDL in uomini e donne normopeso con elevati livelli del colesterolo LDL

21-07-2017

Berryman CE, Fleming JA, Kris-Etherton PM.
J Nutr. 2017 Jun 14. pii: jn245126. doi: 10.3945/jn.116.245126. [Epub ahead of print]

Includere le mandorle, non pelate e nemmeno salate, in una dieta finalizzata al controllo della colesterolemia migliora la rimozione del colesterolo da parte delle HDL (il cosiddetto “trasporto inverso”), ma soltanto nelle persone normopeso e non nei soggetti sovrappeso o obesi.
Questa ricerca, la prima a dimostrare l’effetto positivo diretto delle mandorle sull’efficienza delle HDL, si è focalizzata su due gruppi di uomini e donne (in parte normopeso, in parte sovrappeso o obesi) con colesterolemia LDL elevata, che seguivano una dieta a basso tenore lipidico.
Il confronto è stato fatto assegnando a ciascun gruppo un tipo di fuoripasto quotidiano: 43 g di mandorle, non pelate né salate, oppure un dolcetto alla banana da 106 g (preparato con 2,7 g di burro). I due snack erano equivalenti per quanto riguarda sia la quota di calorie totali e sia la composizione in nutrienti (carboidrati, proteine e grassi, totali e saturi).
Mandorle o dolcetto sono stati assunti per sei settimane, dopo le quali, secondo un protocollo cross-over, al gruppo che aveva assunto mandorle è stato assegnato il dolcetto e viceversa. Al termine dello studio si è visto che, nel periodo di assunzione delle mandorle come spezzafame, la qualità delle HDL era migliorata rispetto a quanto era accaduto con il dolce alla banana. La migliore qualità delle HDL si traduceva in una più efficiente rimozione del colesterolo dai macrofagi (le cellule che tendono ad accumularlo, se in eccesso), misurato in un sistema sperimentale ex-vivo.
Questo confortante risultato, però, è stato rilevato soltanto nei soggetti (uomini e donne) normopeso (con Indice di Massa Corporea o IMC minore di 25) e non nei soggetti sovrappeso o obesi.
Secondo gli Autori, il mantenimento (o il miglioramento) della qualità delle HDL è un punto che può essere considerato importante nella valutazione del successo di una dieta ipolipidica mirata al controllo della colesterolemia. Infatti, in generale, le diete ipolipidiche tendono a ridurre non tanto la concentrazione totale di HDL, quanto la presenza delle sottoclassi (alfa-1 HDL nello specifico), considerate a maggiore efficienza antiaterosclerotica per la loro attività di trasporto del colesterolo dalla periferia al fegato, dove viene eliminato con la bile.

Glossario

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

Inclusion of Almonds in a Cholesterol-Lowering Diet Improves Plasma HDL Subspecies and Cholesterol Efflux to Serum in Normal-Weight Individuals with Elevated LDL Cholesterol.

BACKGROUND: Almonds may increase circulating HDL cholesterol when substituted for a high-carbohydrate snack in an isocaloric diet, yet little is known about the effects on HDL biology and function.
OBJECTIVE: The objective was to determine whether incorporating 43 g almonds/d in a cholesterol-lowering diet would improve HDL subspecies and function, which were secondary study outcomes.
METHODS: In a randomized, 2-period, crossover, controlled-feeding study, a diet with 43 g almonds/d (percentage of total energy: 51% carbohydrate, 16% protein, and 32% total and 8% saturated fat) was compared with a similar diet with an isocaloric muffin substitution (58% carbohydrate, 15% protein, and 26% total and 8% saturated fat) in men and women with elevated LDL cholesterol. Plasma HDL subspecies and cholesterol efflux from J774 macrophages to human serum were measured at baseline and after each diet period. Diet effects were examined in all participants (n = 48) and in normal-weight (body mass index: <25; n = 14) and overweight or obese (≥25; n = 34) participants by using linear mixed models.
RESULTS: The almond diet, compared with the control diet, increased α-1 HDL [mean ± SEM: 26.7 ± 1.5 compared with 24.3 ± 1.3 mg apolipoprotein A-I (apoA-I)/dL; P = 0.001]. In normal-weight participants, the almond diet, relative to the control diet, increased α-1 HDL (33.7 ± 3.2 compared with 28.4 ± 2.6 mg apoA-I/dL), the α-1 to pre-β-1 ratio [geometric mean (95% CI): 4.3 (3.3, 5.7) compared with 3.1 (2.4, 4.0)], and non-ATP-binding cassette transporter A1 cholesterol efflux (8.3% ± 0.4% compared with 7.8% ± 0.3%) and decreased pre-β-2 (3.8 ± 0.4 compared with 4.6 ± 0.4 mg apoA-I/dL) and α-3 (23.5 ± 0.9 compared with 26.9 ± 1.1 mg apoA-I/dL) HDL (P < 0.05). No diet effects were observed in the overweight or obese group.
CONCLUSIONS: Substituting almonds for a carbohydrate-rich snack within a lower-saturated-fat diet may be a simple strategy to maintain a favorable circulating HDL subpopulation distribution and improve cholesterol efflux in normal-weight individuals with elevated LDL cholesterol.

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