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L’efficacia dell’uso quotidiano di spezie ed erbe come parte di un intervento multifattoriale diretto a ridurre l’assunzione di sodio nella popolazione

04-09-2015

Anderson CA, Cobb LK, Miller ER 3rd, Woodward M, Hottenstein A, Chang AR, Mongraw-Chaffin M, White K, Charleston J, Tanaka T, Thomas L, Appel LJ.
Am J Clin Nutr. 2015 Aug 12. pii: ajcn100750. [Epub ahead of print]

L’uso di erbe e di spezie è poco diffuso nell’alimentazione occidentale e si è progressivamente perso anche nei paesi dell’Europa del Sud, che pure hanno una tradizione culinaria di secoli nel loro uso. E’ ragionevole supporre che il ritorno a un impiego diffuso di erbe e spezie, sia in cucina, sia per condire, possa avere un ruolo non secondario all’interno di una strategia multifattoriale volta a ridurre progressivamente l’uso del sale. È infatti ormai accertato che l’abuso di sale è, nel tempo, direttamente associato all’aumento del rischio di ipertensione e delle patologie correlate. La maggior parte delle Linee Guida internazionali suggerisce, al proposito, consumi di sale compresi tra 4 e 6 g/die, contro i 10-12 g/die consumati mediamente nel nostro Paese.
Lo studio SPICE, condotto su soggetti obesi e ipertesi, ha affrontato il problema dell’eccessivo consumo di sale utilizzando un approccio articolato, a partire da 4 settimane di “condizionamento controllato” verso sapidità diverse da quelle del sale, fornendo cibi che non superassero l’introito quotidiano di sodio di 1.500 mg/die (circa 4 g di sale), privilegiando l’utilizzo di spezie ed erbe aromatiche in cotture e condimenti. Dopo questo periodo, i soggetti sono stati suddivisi in modo causale in due gruppi: il primo ha ricevuto materiale informativo standard finalizzato alla riduzione del consumo del sale, il secondo è stato arruolato in un programma di interventi comportamentali, che prevedevano incontri periodici guidati da esperti, focalizzati a facilitare un impiego corretto di erbe e spezie. L’introito effettivo di sodio è stato valutato in ogni fase misurandone l’escrezione urinaria. Si è così dimostrato che, nelle 20 settimane di intervento, tutti i soggetti hanno aumentato progressivamente il consumo di sale, ma nessuno ha comunque raggiunto i livelli di assunzione pre-studio. L’aumento è stato molto più contenuto nei soggetti che, dopo le 4 settimane di condizionamento, sono state seguiti con il programma comportamentale. In base all’escrezione urinaria di sodio, la differenza con il gruppo non seguito dal punto di vista comportamentale è stata di ben 957 mg/die (pari a circa 2,5 g di sale). Le spezie possono quindi aiutare a ridurre il consumo di sale, specie se inserite in un programma comportamentale mirato.

Glossario

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

Effects of a behavioral intervention that emphasizes spices and herbs on adherence to recommended sodium intake: results of the SPICE randomized clinical trial.

BACKGROUND: For decades, dietary sodium intake in the United States has remained high, and few studies have examined strategies for maintaining recommended intakes.
OBJECTIVE: We examined the effects of a behavioral intervention, which emphasized spices and herbs, on the maintenance of sodium intake at the recommended intake of 1500 mg/d in individuals to whom the US Dietary Guidelines for Americans apply.
DESIGN: We conducted a 2-phase study that included adults ≥18 y of age for whom Dietary Guidelines for Americans recommends 1500 mg Na/d. The study was conducted in Baltimore, Maryland, from 2012 to 2014. In phase 1, 55 individuals consumed a low-sodium diet for 4 wk. Participants were provided all foods, snacks, and calorie-containing drinks. In phase 2, 40 participants from phase 1 were randomly assigned to either a behavioral intervention to reduce sodium intake (n = 20) or a self-directed control group (n = 20) for 20 wk. The primary study outcome was the change in mean 24-h urinary sodium excretion during phase 2. Linear regression analyses were used to determine intervention effects on urinary sodium excretion.
RESULTS: Participant characteristics were as follows: women: 65%; African American: 88%; hypertension: 63%; diabetes: 18%; mean age: 61 y; and mean body mass index (in kg/m2): 30. At the end of phase 2, mean 24-h sodium excretion was lower in the behavioral intervention than in the self-directed group (mean difference: -956.8 mg/d; 95% CI: -1538.7, -374.9 mg/d) after sodium intake at screening was controlled for (P = 0.002). These findings persisted in sensitivity analyses that excluded potentially incomplete urine collections [Mage's equation mean difference: -1090 mg/d (P = 0.001); Joosens' equation mean difference: -796 mg/d (P = 0.04)].
CONCLUSIONS: A multifactorial behavioral intervention emphasizing spices and herbs significantly reduced sodium intake. Because of the ubiquity of sodium in the US food supply, multilevel strategies addressing individual behaviors and the food supply are needed to improve adherence to recommendations.

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