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Livelli circolanti elevati di omega-6 correlano con la riduzione del rischio di diabete di tipo 2 dai 18 anni in poi

23-10-2017

Wu JHY, Marklund M, Imamura F et al. for the Cohorts for Heart and Aging Research in Genomic Epidemiology (CHARGE) Fatty Acids and Outcomes Research Consortium (FORCE).
Lancet Diabetes Endocrinol. 2017 Oct 11. pii: S2213-8587(17)30307-8. doi: 10.1016/S2213-8587(17)30307-8. [Epub ahead of print]

Nell’ambito di un’alimentazione varia ed equilibrata, è previsto un apporto di acidi grassi polinsaturi (PUFA: PolyUnsaturated Fatty Acids) totali pari al 5-10% circa delle calorie giornaliere.  Di questa quota, una parte importante deriva dai PUFA della serie omega-6, e soprattutto dall’acido linoleico, che è prevalente in alcuni oli vegetali (soia, girasole, mais), ma è presente in concentrazioni variabili in gran parte degli alimenti che compongono la nostra dieta, soprattutto nella frutta secca con guscio, ma anche nei cereali, nei legumi e nei prodotti di origine animale.  L’associazione tra livelli di consumo di acido linoleico con la dieta e controllo della colesterolemia, un importante fattore di rischio cardiovascolare, è ormai ampiamente dimostrata. Tuttavia, studi epidemiologici hanno messo in evidenza come l’apporto di PUFA omega-6 con gli alimenti sia largamente inferiore a quanto indicato dalle linee guida nutrizionali, anche in popolazioni con modelli alimentari nutrizionalmente più virtuosi, come l’Italia.
L’analisi di  17 studi di popolazione prospettici, condotti in dieci nazioni europee ed extraeuropee, su adulti di età compresa tra 49 e 76 anni (in totale 39.000 soggetti), sani (senza segni di diabete di tipo 2), seguiti per anni (da un minimo di 4,8 a un massimo di 42,3) ha permesso di correlare la prevalenza di diabete di tipo 2 nel tempo con i livelli di PUFA omega-6 misurati nel sangue e nei tessuti che, a loro volta, riflettono direttamente la quantità di omega-6 (specie di linoleico, che infatti è definito essenziale) assunti con la dieta. In tutti gli studi considerati, indipendentemente dalla durata del periodo di osservazione, è emersa un’associazione inversa tra livelli di acido linoleico e rischio di sviluppare diabete di tipo 2: nel quintile con i livelli di linoleico più elevati il rischio è risultato ridotto del 43%. A conferma ulteriore di questo dato positivo, nessuna associazione è stata riscontrata tra i livelli di acido arachidonico e l’insorgenza di diabete di tipo 2.
Gli Autori concludono sottolineando la necessità, per la popolazione generale, di attenersi con rigore alle raccomandazioni delle linee guida nutrizionali anche per quanto riguarda i livelli di assunzione di omega-6 (e di acido linoleico in particolare), per contrastare il rischio cardiovascolare e metabolico. Aggiungono inoltre che i risultati di questa analisi confermano l’assenza di qualunque associazione negativa tra acido arachidonico e salute cardiovascolare.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

Omega-6 fatty acid biomarkers and incident type 2 diabetes: pooled analysis of individual-level data for 39 740 adults from 20 prospective cohort studies.

BACKGROUND: The metabolic effects of omega-6 polyunsaturated fatty acids (PUFAs) remain contentious, and little evidence is available regarding their potential role in primary prevention of type 2 diabetes. We aimed to assess the associations of linoleic acid and arachidonic acid biomarkers with incident type 2 diabetes.
METHODS: We did a pooled analysis of new, harmonised, individual-level analyses for the biomarkers linoleic acid and its metabolite arachidonic acid and incident type 2 diabetes. We analysed data from 20 prospective cohort studies from ten countries (Iceland, the Netherlands, the USA, Taiwan, the UK, Germany, Finland, Australia, Sweden, and France), with biomarkers sampled between 1970 and 2010. Participants included in the analyses were aged 18 years or older and had data available for linoleic acid and arachidonic acid biomarkers at baseline. We excluded participants with type 2 diabetes at baseline. The main outcome was the association between omega-6 PUFA biomarkers and incident type 2 diabetes. We assessed the relative risk of type 2 diabetes prospectively for each cohort and lipid compartment separately using a prespecified analytic plan for exposures, covariates, effect modifiers, and analysis, and the findings were then pooled using inverse-variance weighted meta-analysis.
FINDINGS: Participants were 39 740 adults, aged (range of cohort means) 49-76 years with a BMI (range of cohort means) of 23·3-28·4 kg/m2, who did not have type 2 diabetes at baseline. During a follow-up of 366 073 person-years, we identified 4347 cases of incident type 2 diabetes. In multivariable-adjusted pooled analyses, higher proportions of linoleic acid biomarkers as percentages of total fatty acid were associated with a lower risk of type 2 diabetes overall (risk ratio [RR] per interquintile range 0·65, 95% CI 0·60-0·72, p<0·0001; I2=53·9%, pheterogeneity=0·002). The associations between linoleic acid biomarkers and type 2 diabetes were generally similar in different lipid compartments, including phospholipids, plasma, cholesterol esters, and adipose tissue. Levels of arachidonic acid biomarker were not significantly associated with type 2 diabetes risk overall (RR per interquintile range 0·96, 95% CI 0·88-1·05; p=0·38; I2=63·0%, pheterogeneity<0·0001). The associations between linoleic acid and arachidonic acid biomarkers and the risk of type 2 diabetes were not significantly modified by any prespecified potential sources of heterogeneity (ie, age, BMI, sex, race, aspirin use, omega-3 PUFA levels, or variants of the FADS gene; all pheterogeneity≥0·13).
INTERPRETATION: Findings suggest that linoleic acid has long-term benefits for the prevention of type 2 diabetes and that arachidonic acid is not harmful.

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