Marker del rischio di morte improvvisa

Laukkanen JA, Mäkikallio TH, Rauramaa R, Kiviniemi V, Ronkainen K, Kurl S.
J Am Coll Cardiol. 2010 Oct 26;56(18):1476-83.

10-11-2010

Poiché la morte cardiaca improvvisa colpisce sia pazienti con patologie cardiovascolari e metaboliche conclamate che soggetti asintomatici, è molto importante identificare marker del rischio applicabili alla popolazione generale.
Gli autori di questo studio hanno verificato il valore predittivo dell’esito di un test cardiorespiratorio (numero di equivalenti metabolici sulla base degli scambi gassosi e risultato del test al cicloergometro) effettuato all’inizio del periodo di osservazione, in 2368 uomini di età compresa tra 42 e 60 anni. Dopo 17 anni di follow-up, con un riscontro di 146 morti cardiache improvvise, la performance cardiorespiratoria risultava inversamente correlata al rischio, con una riduzione del 22% per ogni equivalente metabolico (p<0.001). Se al risultato del test si aggiungevano i fattori di rischio convenzionali, cioè la depressione del tratto ST dell’elettrocardiogramma da sforzo, il fumo, la pressione sistolica, la malattia coronarica, la familiarità per malattia coronarica e il diabete di tipo 2, il potere predittivo aumentava solo moderatamente. In conclusione anche la performance cardiorespiratoria può rappresentare un marker del rischio di morte cardiaca improvvisa soprattutto nella popolazione generale.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Cardiorespiratory fitness is related to the risk of sudden cardiac death: a population-based follow-up study.

OBJECTIVES: Our aim was to examine the relation of cardiorespiratory fitness with sudden cardiac death (SCD) in a population-based sample of men.
BACKGROUND: Very limited information is available about the role of cardiorespiratory fitness in the prediction of SCD.
METHODS: This population study was based on 2,368 men 42 to 60 years of age. Cardiorespiratory fitness was defined by using respiratory gas exchange analyzer and maximal workload during cycle ergometer exercise test.
RESULTS: During the 17-year follow-up, there were 146 SCDs. As a continuous variable, 1 metabolic equivalent (MET) increment in cardiorespiratory fitness was related to a decrease of 22% in the risk of SCD (relative risk: 0.78, 95% confidence interval: 0.71 to 0.84, p<0.001). In addition to cardiorespiratory fitness, ischemic ST-segment depression during exercise testing, smoking, systolic blood pressure, prevalent coronary heart disease, family history of coronary heart disease, and type 2 diabetes mellitus were related to the risk of SCD. The Harrell C-index for the total model discrimination was 0.767, while cardiorespiratory fitness provides modest improvement (from 0.760 to 0.767) in the risk prediction when added with all other risk factors. The integrated discrimination improvement was 0.0087 (p=0.018, relative integrated discrimination improvement 0.11) when cardiorespiratory fitness was added in the model. However, the net reclassification index (-0.018) was not statistically significantly improved (p=0.703).
CONCLUSIONS: Cardiorespiratory fitness is a predictor of SCD in addition to that predicted by conventional risk factors. There was a slight improvement in the level of discrimination, although the net reclassification index did not change while using cardiorespiratory fitness with conventional risk factors.

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