Privacy Policy - Informativa breve

Questo sito utilizza i cookie tecnici e di terze parti per consentire una migliore navigazione. Se si continua a navigare sul presente sito, si accettano i cookie. Continua.

(Per visualizzare l'informativa completa Clicca qui)

Annulla

Vai al contenuto

Nutrition foundation of italy

Ricerca

Compila i campi

Lingua

English

Ti trovi in: Home /Tutte le news

Meno zuccheri aggiunti e bevande zuccherate,
ma in Australia aumenta linearmente l’obesità,
aprendo la discussione sulle misure preventive

31-03-2017

Brand-Miller JC, Barclay AW
Am J Clin Nutr. 2017 Mar 8. pii: ajcn145318. doi: 10.3945/ajcn.116.145318. [Epub ahead of print]

Questa indagine condotta in Australia e Nuova Zelanda conferma quanto sia ancora necessario approfondire la relazione tra alimentazione e peso corporeo: il trend crescente dell’obesità, in questi Paesi, sembra infatti continuare nonostante la riduzione dei consumi di zuccheri aggiunti e/o di bevande zuccherate.

Il tema non è di poco conto. Com’è noto, il filone di ricerca focalizzato sull’esistenza di un’associazione tra livelli di assunzione di zuccheri (e/o bevande zuccherate) e sovrappeso/obesità/rischio cardiovascolare era scaturito dall’osservazione, negli Stati Uniti, di un aumento parallelo di entrambi questi fattori. Molte autorità sanitarie hanno sposato questa ipotesi, tanto da suggerire specifiche etichettature per le bevande zuccherate e una tassazione ad hoc. Ma in Australia e Nuova Zelanda, e cioè nelle nazioni che, nell’arco di tre decenni (dal 1980) hanno visto il più rapido incremento di sovrappeso e obesità (oggi più del 68% degli uomini e il 56% delle donne può considerarsi almeno sovrappeso), questi dati epidemiologici vanno di pari passo con una riduzione progressiva del consumo di zuccheri aggiunti e di bevande zuccherate. Secondo FAOSTAT (il sistema di rilevazione dei consumi alimentari targato FAO) la disponibilità di zuccheri totali e dolcificanti in Australia è diminuita del 16% in trent’anni (da 152 g/die nel 1980 a 127 g/die nel 2011). E’ il cosiddetto “Paradosso Australiano”.

Indagini australiane hanno poi dimostrato, tra il 1995 e il 2011, una riduzione del consumo di zuccheri aggiunti del 18% negli uomini adulti, ma non nelle donne, mentre il calo è decisamente marcato tra 2 e 18 anni (meno 26-34%). Per quanto riguarda il consumo di bevande zuccherate, calcolato in percentuale dell’energia complessiva, la riduzione è stata del 15% negli adulti, ma ben del 40% in bambini e adolescenti. Il calo è confermato dai dati di vendita delle bevande zuccherate da parte dell’industria alimentare australiana, ridotte del 18% a vantaggio delle acque minerali.

È quindi necessario approfondire altri aspetti dell’alimentazione o dello stile di vita che possono aver portato all’aumento di sovrappeso e obesità in questa popolazione, dal consumo di alcolici a quello di alimenti salati ad alta densità energetica, all’inattività fisica, e soprattutto integrare le politiche di controllo del consumo di zuccheri in un approccio più generale al problema.

Declining consumption of added sugars and sugar-sweetened beverages in Australia: a challenge for obesity prevention.

BACKGROUND: Reduced intakes of added sugars and sugar-sweetened beverages (SSBs) have been the main focus of efforts to stall obesity. Although obesity has risen steeply in Australia, some evidence suggests that added-sugars and SSB intakes have declined over the same time frame.

OBJECTIVE: We investigated recent trends in the availability of sugars and sweeteners and changes in intakes of total sugars, added sugars, and SSBs in Australia by using multiple, independent data sources.

DESIGN: The study was designed to compare relevant data published by the Food and Agriculture Organization of the United Nations [FAO Statistics Division Database (FAOSTAT)], the Australian government, academia, and the food industry.

RESULTS: With the use of the FAOSTAT food balance sheets for Australia, the per capita availability of added or refined sugars and sweeteners was shown to have fallen 16% from 152 g/d in 1980 to 127 g/d in 2011 (P-trend = 0.001). In national dietary surveys in 1995 and 2011-2012, added-sugars intake declined markedly in adult men (from 72 to 59 g/d; -18%) but not in women (44-42 g/d; NS). As a proportion of total energy, added-sugars intake fell 10% in adult men but nonsignificantly in adult women. Between 1995 and 2011-2012, the proportion of energy from SSBs (including 100% juice) declined 10% in adult men and 20% in women. More marked changes were observed in children aged 2-18 y. Data from national grocery sales indicated that per capita added-sugars intakes derived from carbonated soft drinks fell 26% between 1997 and 2011 (from 23 to 17 g/d) with similar trends for noncarbonated beverages.

CONCLUSIONS: In Australia, 4 independent data sets confirmed shorter- and longer-term declines in the availability and intake of added sugars, including those contributed by SSBs. The findings challenge the widespread belief that energy from added sugars or sugars in solution are uniquely linked to the prevalence of obesity.

Condividi

NFI - Nutrition Foundation of Italy
Viale Tunisia 38, 20124 Milano - info@nutrition-foundation.it
C.F./P.IVA 04062430154 - r.e.a 1510419