Nei pazienti coronaropatici i livelli di attività fisica risultano determinanti per migliorare la sopravvivenza a lungo termine

Moholdt T, Lavie CJ, Nauman J.
J Am Coll Cardiol. 2018 Mar 13;71(10):1094-1101. doi: 10.1016/j.jacc.2018.01.011.

23-03-2018

Nelle persone con malattia coronarica (tra cui l’infarto) l’attività fisica sarebbe il fattore chiave per migliorare non solo la qualità, ma anche la durata della vita. Il controllo dell’eccesso ponderale assumerebbe invece, in questi soggetti, al più un ruolo secondario.
Lo suggeriscono i risultati di questo studio norvegese, che ha seguito per 30 anni (1985-2014) oltre 3mila uomini e donne con diagnosi confermata di malattia coronarica.
Nel gruppo dei soggetti che erano normopeso all’avvio dello studio, è stata rilevata una correlazione diretta tra un modesto incremento ponderale nel tempo, e la sopravvivenza, che è risultata invece ridotta in presenza di una riduzione del BMI negli anni.
Nei coronaropatici sovrappeso o obesi all’arruolamento, la perdita o l’incremento ponderale non sono apparsi associati a variazioni del rischio di mortalità.
In tutti i pazienti allo studio (qualsiasi fosse il BMI), che svolgevano con costanza un’attività fisica di buon livello è stata registrata una riduzione del 36%, in media, del rischio di mortalità per tutte le cause, e del 41% di mortalità per le sole cause cardiovascolari. L’aumento dell’attività fisica, indipendentemente dal livello basale, si associava ad una riduzione del rischio: un effetto opposto è stato osservato, invece, nei casi in cui l’attività stessa, nel tempo, si è ridotta.
Gli Autori concludono ricordando che la cosiddetta fitness cardiorespiratoria è un parametro fortemente predittivo della mortalità, nei sani come nelle persone con uno o più fattori di rischio cardiovascolare; ribadiscono quindi che la promozione di un’adeguata attività fisica è essenziale anche nei pazienti con coronaropatia e sostengono la necessità di condurre nuovi studi focalizzati sul ruolo della perdita ponderale programmata nei pazienti con malattie cardiovascolari, compresa la coronaropatia.

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Sustained Physical Activity, Not Weight Loss, Associated With Improved Survival in Coronary Heart Disease.

BACKGROUND: Individuals with coronary heart disease (CHD) are recommended to be physically active and to maintain a healthy weight. There is a lack of data on how long-term changes in body mass index (BMI) and physical activity (PA) relate to mortality in this population.
OBJECTIVES: This study sought to determine the associations among changes in BMI, PA, and mortality in individuals with CHD.
METHODS: The authors studied 3,307 individuals (1,038 women) with CHD from the HUNT (Nord-Trøndelag Health Study) with examinations in 1985, 1996, and 2007, followed until the end of 2014. They calculated the hazard ratio (HR) for all-cause and cardiovascular disease (CVD) mortality according to changes in BMI and PA, and estimated using Cox proportional hazards regression models adjusted for age, smoking, blood pressure, diabetes, alcohol, and self-reported health.
RESULTS: There were 1,493 deaths during 30 years of follow-up (55% from CVD, median 15.7 years). Weight loss, classified as change in BMI <-0.10 kg/m2/year, associated with increased all-cause mortality (adjusted HR: 1.30; 95% confidence interval [CI]: 1.12 to 1.50). Weight gain, classified as change in BMI ≥0.10 kg/m2/year, was not associated with increased mortality (adjusted HR: 0.97; 95% CI: 0.87 to 1.09). Weight loss only associated with increased risk in those who were normal weight at baseline (adjusted HR: 1.38; 95% CI: 1.11 to 1.72). There was a lower risk for all-cause mortality in participants who maintained low PA (adjusted HR: 0.81; 95% CI: 0.67 to 0.97) or high PA (adjusted HR: 0.64; 95% CI: 0.50 to 0.83), compared with participants who were inactive over time. CVD mortality associations were similar as for all-cause mortality.
CONCLUSIONS: The study observed no mortality risk reductions associated with weight loss in individuals with CHD, and reduced mortality risk associated with weight gain in individuals who were normal weight at baseline. Sustained PA, however, was associated with substantial risk reduction.

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