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Nei soggetti ad alto rischio, mangiare mediterraneo protegge cuore e arterie in modo più efficace rispetto alla riduzione del consumo di sale, grassi e zuccheri

28-04-2016

Stewart RA, Wallentin L, Benatar J, Danchin N, Hagström E, Held C, Husted S, Lonn E, Stebbins A, Chiswell K, Vedin O, Watson D, White HD; STABILITY Investigators.
Eur Heart J. 2016 Apr 24. pii: ehw125. [Epub ahead of print]

Mentre il ruolo favorevole della dieta mediterranea in prevenzione cardiovascolare è continuamente riconfermato, alcuni studi recenti sembrano suggerire che gli effetti sfavorevoli dei consumi di sodio (sale), di grassi e di alimenti zuccherati possano essere minori di quanto si pensasse. Questo studio ha valutato l’adesione ai principi della dieta mediterranea, oppure a una tipica dieta occidentale in soggetti con angina stabile di 39 paesi, in base a due diversi punteggi: il primo, Mediterranean Diet Score (MDS), ricavato sulla base dei livelli di assunzione di cereali integrali, frutta, verdura, legumi, pesce e alcol, e il secondo, Western Diet Score (WDS), calcolato considerando i consumi di cereali raffinati, dolciumi e dessert, bevande zuccherate e fritture. I valori ottenuti dalla combinazione dei due punteggi sono stati poi correlati all’incidenza di eventi cardiovascolari gravi (infarti non fatali, ictus non fatali e mortalità per cause cardiovascolari) nella popolazione allo studio.
I risultati riconfermano come, in soggetti ad alto rischio cardiovascolare, un maggior consumo degli alimenti più salutari (presenti peraltro anche in linee-guida nutrizionali indipendenti dalla dieta mediterranea) svolga una significativa funzione preventiva nei confronti del rischio di eventi gravi non fatali, infarto e ictus, ma anche nei confronti della mortalità cardiovascolare.
Il dato che però porta a riflessione è un altro: in questo stesso studio, tra i soggetti che consumavano una tipica dieta occidentale (ricca di grassi, zuccheri e sale) il rischio di eventi cardiovascolari non fatali e di mortalità cardiovascolare non risultava significativamente aumentato.
Gli Autori concludono sottolineando l’opportunità di incoraggiare tutta la popolazione, ma soprattutto le persone a maggior rischio cardiovascolare, a cambiare la propria alimentazione preferendo i cibi definiti “sani” da tutte le linee-guida nutrizionali. Ma, nello stesso tempo, suggeriscono una maggiore riflessione rispetto al ruolo di aspetti dell’alimentazione che non sembrano confermarsi tanto lesivi, a livello cardiovascolare, quanto fino a oggi ritenuto.

Glossario

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

Dietary patterns and the risk of major adverse cardiovascular events in a global study of high-risk patients with stable coronary heart disease.

OBJECTIVES: To determine whether dietary pattern assessed by a simple self-administered food frequency questionnaire is associated with major adverse cardiovascular events (MACE) in high-risk patients with stable coronary artery disease.
BACKGROUND: A Mediterranean dietary pattern has been associated with lower cardiovascular (CV) mortality. It is less certain whether foods common in western diets are associated with CV risk.
METHODS: At baseline, 15 482 (97.8%) patients (mean age 67 ± 9 years) with stable coronary heart disease from 39 countries who participated in the Stabilisation of atherosclerotic plaque by initiation of darapladib therapy (STABILITY) trial completed a life style questionnaire which included questions on common foods. A Mediterranean diet score (MDS) was calculated for increasing consumption of whole grains, fruits, vegetables, legumes, fish, and alcohol, and for less meat, and a 'Western diet score' (WDS) for increasing consumption of refined grains, sweets and deserts, sugared drinks, and deep fried foods. A multi-variable Cox proportional hazards models assessed associations between MDS or WDS and MACE, defined as CV death, non-fatal myocardial infarction, or non-fatal stroke.
RESULTS: After a median follow-up of 3.7 years MACE occurred in 7.3% of 2885 subjects with an MDS ≥15, 10.5% of 4018 subjects with an MDS of 13-14, and 10.8% of 8579 subjects with an MDS ≤12. A one unit increase in MDS >12 was associated with lower MACE after adjusting for all covariates (+1 category HR 0.95, 95% CI 0.91, 0.98, P = 0.002). There was no association between WDS (adjusted model +1 category HR 0.99, 95% CI 0.97, 1.01) and MACE.
CONCLUSION: Greater consumption of healthy foods may be more important for secondary prevention of coronary artery disease than avoidance of less healthy foods typical of Western diets.

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