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Nel sesso femminile, la fortificazione di alimenti con vitamina D3 ottiene risultati migliori rispetto alla vitamina D2 nel ripianare il deficit invernale

08-09-2017

Tripkovic L, Wilson LR, Hart K, Johnsen S, de Lusignan S, Smith CP, Bucca G, Penson S, Chope G, Elliott R, Hyppönen E, Berry JL, Lanham-New SA.
Am J Clin Nutr. 2017 Aug;106(2):481-490. doi: 10.3945/ajcn.116.138693.

Nei mesi invernali, soprattutto alle latitudini più settentrionali, il deficit di vitamina D è frequente prima di tutto tra le donne. Eppure, sempre più studi confermano il ruolo chiave di adeguati livelli di vitamina D per il benessere e la salute generali (e non solo del tessuto osseo).
In questa ricerca sul campo sono stati valutati fattibilità e risultati di un intervento nutrizionale semplice, come la fortificazione di alimenti comuni (biscotti e succhi di frutta), finalizzato a veicolare quotidianamente una quota di vitamina (15 mcg, pari a 600 UI) in linea con le indicazioni di salute pubblica.
In particolare, sono stati confrontati gli effetti del consumo di biscotti e succhi non fortificati (alimenti di controllo), oppure fortificati con vitamina D2 (nome biochimico ergocalciferolo) o, ancora, con vitamina D3 (nome biochimico colecalciferolo); un solo bicchiere oppure un solo biscotto erano sufficienti per garantire ogni giorno i 15 mcg (ovvero 600 UI) di vitamina D2, o di vitamina D3 necessari. Lo scopo dello studio era di valutare quale delle due forme di vitamina D garantisse l’assorbimento migliore, con i risultati più rapidi.
La ricerca è stata condotta in Inghilterra (nel Surrey), in due inverni successivi (2011-2012 e 2012-2013), per 12 settimane ogni volta, coinvolgendo 335 donne sane, di età compresa tra i 20 e i 64 anni residenti nell’area, ma di etnie diverse: caucasica e asiatica. Da segnalare che, all’avvio dello studio, le donne asiatiche mostravano livelli circolanti di vitamina D molto inferiori rispetto alle europee.
Al termine delle 12 settimane si è osservato che, in entrambe le etnie, succo e biscotti fortificati avevano migliorato i livelli di vitamina D circolante. Le concentrazioni maggiori, però, erano state ottenute fortificando con vitamina D3. Nel gruppo di donne che avevano consumato succo o biscotti di controllo (senza aggiunta di vitamina), invece, la concentrazione di vitamina D nel sangue era diminuita addirittura di un quarto.
In sole 12 settimane di supplementazione con vitamina D3, infatti, il 75% delle donne asiatiche (ricordiamo, le più svantaggiate all’inizio dello studio) aveva raggiunto i livelli target, a confronto con il 50% di quelle assegnate alla fortificazione con vitamina D2. Per quanto riguarda le caucasiche (con livelli più alti già all’avvio della ricerca), il traguardo è stato tagliato dal 100% di quelle che hanno assunto vitamina D3 e dal 90% del gruppo assegnato alla vitamina D2.
In conclusione, quindi, un intervento semplice e poco costoso, come la fortificazione di alimenti comuni con vitamina D3 a dosi standard, permetterebbe di tenere sotto controllo un fattore di rischio come il deficit di vitamina D, frequente nei mesi di mancata esposizione al sole soprattutto nel sesso femminile.

Glossario

  • Supplementazione

    Se i soggetti trattati sono ignari del fatto di aver ricevuto l'uno o l'altro dei trattamento testati, lo studio si definisce "in cieco". Se anche lo sperimentatore lo è, almeno fino al termine della raccolta dati, lo studio si definisce "in doppio cieco".

Daily supplementation with 15 µg vitamin D2 compared with vitamin D3 to increase wintertime 25-hydroxyvitamin D status in healthy South Asian and white European women: a 12-wk randomized, placebo-controlled food-fortification trial.

BACKGROUND: There are conflicting views in the literature as to whether vitamin D2 and vitamin D3 are equally effective in increasing and maintaining serum concentrations of 25-hydroxyvitamin D [25(OH)D], particularly at lower doses of vitamin D.
OBJECTIVE: We aimed to investigate whether vitamin D2 or vitamin D3 fortified in juice or food, at a relatively low dose of 15 μg/d, was effective in increasing serum total 25(OH)D and to compare their respective efficacy in South Asian and white European women over the winter months within the setting of a large randomized controlled trial.
DESIGN: A randomized, double-blind, placebo-controlled food-fortification trial was conducted in healthy South Asian and white European women aged 20-64 y (n = 335; Surrey, United Kingdom) who consumed placebo, juice supplemented with 15 μg vitamin D2, biscuit supplemented with 15 μg vitamin D2, juice supplemented with 15 μg vitamin D3, or biscuit supplemented with 15 μg vitamin D3 daily for 12 wk. Serum 25(OH)D was measured by liquid chromatography-tandem mass spectrometry at baseline and at weeks 6 and 12 of the study.
RESULTS: Postintervention in the 2 ethnic groups combined, both the vitamin D3 biscuit and the vitamin D3 juice groups showed a significantly greater absolute incremental change (Δ) in total 25(OH)D when compared with the vitamin D2 biscuit group [Δ (95% CI): 15.3 nmol/L (7.4, 23.3 nmol/L) (P < 0.0003) and 16.0 nmol/L (8.0, 23.9 nmol/L) ( P < 0.0001)], the vitamin D2 juice group [Δ (95% CI): 16.3 nmol/L (8.4, 24.2 nmol/L) (P < 0.0001) and 16.9 nmol/L (9.0, 24.8 nmol/L) (P < 0.0001)], and the placebo group [Δ (95% CI): 42.3 nmol/L (34.4, 50.2 nmol/L) (P < 0.0001) and 42.9 nmol/L (35.0, 50.8 nmol/L) (P < 0.0002)].
CONCLUSIONS: With the use of a daily dose of vitamin D relevant to public health recommendations (15 μg) and in vehicles relevant to food-fortification strategies, vitamin D3 was more effective than vitamin D2 in increasing serum 25(OH)D in the wintertime. Vitamin D3 may therefore be a preferential form to optimize vitamin D status within the general population.

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