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Nella sindrome dell’intestino irritabile i sintomi sono ridotti dalla dieta a bassa fermentabilità, povera di mono-, di- e oligosaccaridi e di polioli

27-05-2015

Marsh A, Eslick EM, Eslick GD
Eur J Nutr. 2015 May 17. [Epub ahead of print]

La sindrome dell’intestino irritabile è riconosciuta come la più comune diagnosi fatta dai gastroenterologi. Si stima che ne soffra fino al 15% della popolazione generale. I sintomi caratteristici sono ben noti, e spesso in grado di interferire sensibilmente con la vita quotidiana: dolore addominale, distensione, flatulenza, fino a episodi diarroici. La genesi della sindrome non è ancora stata completamente chiarita, anche se è ormai assodato il ruolo primario dell’alimentazione nella manifestazione dei sintomi. Gli approcci tentati più di frequente puntano per lo più a eliminare alcuni tipi di alimenti, piuttosto che a cambiare la composizione della dieta. Uno degli interventi che ha mostrato di ottenere risultati soddisfacenti è la sostituzione dei cibi ad alta fermentabilità, perché ricchi di mono-, di-, oligo- saccaridi e polioli; si tratta di ridurre l'apporto di fruttosio (mele e pere) piuttosto che glucosio, di fruttani (oligo-saccaridi, contenuti ad esempio in grano e cipolle), di legumi (galatto-oligosaccaridi), e di sorbitolo e mannitolo (polioli). In questo modo si riduce la fermentabilità dei pasti, quindi la produzione di gas e il richiamo di liquidi nel colon, con distensione dello stesso e dolore. L’analisi degli studi nei quali è stata adottata una dieta a basso apporto di FODMAP mostra già una riduzione notevole della sintomatologia tipica entro i primi 7 giorni di intervento. Purtroppo, però, la ricerca sulla dieta a basso FODMAP è ancora alle prime battute. Non si sa, per esempio, quanto questo regime influisca a lungo termine sulla composizione del microbiota e, quindi, sulle sue molteplici funzioni di difesa. D’altro canto, è possibile comunque disegnare, anche per i soggetti che seguono un’alimentazione a basso FODMAP, una tabella che non li privi dei gruppi alimentari principali

Glossario

  • Sindrome

    Insieme di sintomi che, manifestandosi contemporaneamente, caratterizzano una malattia.

Does a diet low in FODMAPs reduce symptoms associated with functional gastrointestinal disorders? A comprehensive systematic review and meta-analysis.

BACKGROUND: Functional gastrointestinal symptoms such as abdominal pain, bloating, distension, constipation, diarrhea and flatulence have been noted in patients with irritable bowel syndrome (IBS) or inflammatory bowel disease (IBD). The diversity of symptoms has meant that finding an effective treatment has been challenging with most treatments alleviating only the primary symptom. A novel treatment option for IBS and IBD currently generating much excitement is the low fermentable, oligo-, di-, mono-saccharides and polyol (FODMAP) diet. The aim of this meta-analysis was to determine the evidence of the efficacy of such a diet in the treatment of functional gastrointestinal symptoms.
METHODS: Electronic databases were searched through to March 2015 to identify relevant studies. Pooled odds ratios (ORs) and 95 % confidence intervals were calculated for the effect of a low FODMAP diet on the reduction in IBS [Symptoms Severity Score (SSS)] score and increase in IBS quality of life (QOL) score for both randomized clinical trials (RCTs) and non-randomized interventions using a random-effects model.
RESULTS: Six RCTs and 16 non-randomized interventions were included in the analysis. There was a significant decrease in IBS SSS scores for those individuals on a low FODMAP diet in both the RCTs (OR 0.44, 95 % CI 0.25-0.76; I 2 = 35.52, p = 0.00) and non-randomized interventions (OR 0.03, 95 % CI 0.01-0.2; I 2 = 69.1, p = 0.02). In addition, there was a significant improvement in the IBS-QOL score for RCTs (OR 1.84, 95 % CI 1.12-3.03; I 2 = 0.00, p = 0.39) and for non-randomized interventions (OR 3.18, 95 % CI 1.60-6.31; I 2 = 0.00, p = 0.89). Further, following a low FODMAP diet was found to significantly reduce symptom severity for abdominal pain (OR 1.81, 95 % CI 1.13-2.88; I 2 = 0.00, p = 0.56), bloating (OR 1.75, 95 % CI 1.07-2.87; I 2 = 0.00, p = 0.45) and overall symptoms (OR 1.81, 95 % CI 1.11-2.95; I 2 = 0.00, p = 0.4) in the RCTs. In the non-randomized interventions similar findings were observed.
CONCLUSION: The present meta-analysis supports the efficacy of a low FODMAP diet in the treatment of functional gastrointestinal symptoms. Further research should ensure studies include dietary adherence, and more studies looking at greater number of patients and long-term adherence to a low FODMAP diet need to be conducted.

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