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Nelle donne, soprattutto dopo i 50 anni, un apporto adeguato di ferro con la dieta contribuisce a ridurre il rischio di osteoporosi

10-03-2016

Xiong Y, Wei J, Zeng C et al.
Nut & Diet 2016; doi: 10.1111/1747-0080.12255 [E-pub ahead of print]

Anche la carenza di ferro è associata a maggiore fragilità delle ossa, soprattutto nella donna e soprattutto dopo la menopausa. Questo studio condotto in Cina, dove l’alimentazione è povera di carne rossa, conferma la necessità di mantenere un adeguato apporto del macronutriente, per sostenere la qualità del tessuto osseo, quindi la sua resistenza, fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi.
L’indagine è stata condotta su 1.870 soggetti, 990 uomini e 880 donne, tutti over 40 anni, registrando, oltre alla composizione della dieta seguita da ciascuno, l’assunzione di alcol, la densità minerale ossea, il peso e la circonferenza vita, l’abitudine al fumo, l’attività fisica e un’eventuale storia di ipertensione/diabete. L’eventuale presenza di osteoporosi è stata determinata a livello delle falangi.
Considerando tutti i fattori citati, è emerso che il 4,7% degli uomini, ma ben il 34,1% delle donne, non assumeva abbastanza ferro con la dieta (vengono considerate adeguate assunzioni di ferro alimentare di almeno 15 mg/die per gli uomini e di 20 mg/die per le donne).
Paragonando le donne con apporto adeguato di ferro a quelle con apporto inadeguato, si è osservata una maggiore prevalenza di osteoporosi nelle seconde, soprattutto se nelle classi d’età post-menopausali. Altrettanto interessante è stato osservare che l’assunzione di almeno 20 mg/die di ferro era associata a una più elevata densità minerale ossea (cioè a ossa “più forti”) nelle donne con un apporto quotidiano di calcio pari a 800-1200 mg.
Negli uomini, invece, nessuna di queste associazioni ha raggiunto la significatività.
Gli Autori confermano perciò che è necessario non perdere di vista l’apporto di ferro alimentare nella valutazione dietetica delle donne, soprattutto dopo i 50 anni.

Glossario

  • Osteoporosi

    Rarefazione del tessuto osseo per diminuzione dell'attività degli osteoblasti, legata all'età o a malattie.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

Association between dietary iron intake and bone mineral density: A cross-sectional study in Chinese population

Aim: The incidence of osteoporosis is rising continuously along with the ageing process in the Chinese population. Iron is an important trace element for bone growth, development and maintenance. However, the association of dietary iron with bone mineral density has not been widely investigated. The present study examined the cross sectional association between dietary iron intake and phalangeal osteoporosis in the Chinese population.
Methods: A total of 1870 subjects were included. Dietary intake was assessed using a semi-quantitative food frequency questionnaire. Bone mineral density scans were performed at the middle phalanges of the second, third and fourth fingers of the non-dominant hand. Then, a multivariable logistic analysis model was adopted to test the relationship between dietary iron intake and phalangeal osteoporosis after adjusting a number of potential confounding factors.
Results: A modest inverse association between dietary iron intake and phalangeal osteoporosis was observed in the model adjusted by a set of factors, including sex, age, body mass index, smoking status, alcohol drinking status, exercise intensity, waist circumference, total energy intake, calcium intake, fibre intake, nutrient supplementation, history of hypertension and history of diabetes. This association existed both in the total subjects and in the female subgroup, especially in the postmenopausal female subgroup, but not in the male subgroup.
Conclusions: The findings of the present study indicated that proper dietary iron intake may play a positive role in the prevention of osteoporosis in the female subgroup, especially in the postmenopausal female subgroup.

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