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Non meno di 3 g e non più di 6 g: questa la quota giornaliera di sodio che risulterebbe correlata al minor rischio cardiovascolare

19-09-2014

O'Donnell M, Mente A, Rangarajan S, McQueen MJ, Wang X, Liu L, Yan H, Lee SF, Mony P, Devanath A, Rosengren A, Lopez-Jaramillo P, Diaz R, Avezum A, Lanas F, Yusoff K, Iqbal R, Ilow R, Mohammadifard N, Gulec S, Yusufali AH, Kruger L, Yusuf R, Chifamba J, Kabali C, Dagenais G, Lear SA, Teo K, Yusuf S; PURE Investigators.
N Engl J Med. 2014 Aug 14;371(7):612-23. doi: 10.1056/NEJMoa1311889

La correlazione tra un’elevata assunzione quotidiana di sodio (sia aggiunto ai cibi, sia presente negli alimenti come tali o confezionati) e aumento di morbilità e mortalità cardiovascolari è nota. Il sodio è comunque un elemento essenziale per il mantenimento del bilancio idrosalino e, d’altro canto, ridurre l’apporto di sale a 1,5-2,4 g/die, come suggerito dalla maggior parte delle linee-guida cardiovascolari, comporta modifiche dietetiche piuttosto drastiche, non sempre ben accette. Nell’ambito dello studio prospettico PURE, il range di assunzione quotidiana di sodio (e quindi di sale), determinato con accuratezza misurandone i livelli di escrezione con le urine, è stato correlato con gli eventi cardiovascolari maggiori e la mortalità conseguente. Gli Autori hanno seguito per una media di 3,7 anni oltre 100 mila uomini e donne, arruolati in 17 paesi dei 5 continenti, abitanti in città o aree rurali, di età compresa tra 35 e 70 anni, riscontrando che l’apporto di sodio corrispondente al minor rischio cardiovascolare era compreso tra 3 e 6 g/die: vale a dire proprio la media mondiale di assunzione di sale, cioè 7,5-15 g al giorno. Oltre questa quantità, il rischio cardiovascolare era aumentato, con la correlazione più forte (dato atteso) nei soggetti già ipertesi. Ma anche un’assunzione inferiore a 3 g di sodio (cioè 7,5 g di sale) era associata a maggior rischio di eventi cardiovascolari e mortalità. Infine, un’escrezione (e quindi un apporto alimentare) di potassio superiore a 1,5 g/die si associava ad una significativa riduzione del rischio cardiovascolare; l’effetto protettivo del potassio si osservava ad ogni livello di apporto di sodio. Questi dati, benché preliminari, suggeriscono forse un approccio più “soft” al tema del consumo di sale (e quindi di sodio) nelle popolazioni con livelli di assunzione relativamente moderati, come la nostra.

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Urinary sodium and potassium excretion, mortality, and cardiovascular events.

BACKGROUND: The optimal range of sodium intake for cardiovascular health is controversial.
METHODS: We obtained morning fasting urine samples from 101,945 persons in 17 countries and estimated 24-hour sodium and potassium excretion (used as a surrogate for intake). We examined the association between estimated urinary sodium and potassium excretion and the composite outcome of death and major cardiovascular events.
RESULTS: The mean estimated sodium and potassium excretion was 4.93 g per day and 2.12 g per day, respectively. With a mean follow-up of 3.7 years, the composite outcome occurred in 3317 participants (3.3%). As compared with an estimated sodium excretion of 4.00 to 5.99 g per day (reference range), a higher estimated sodium excretion (≥ 7.00 g per day) was associated with an increased risk of the composite outcome (odds ratio, 1.15; 95% confidence interval [CI], 1.02 to 1.30), as well as increased risks of death and major cardiovascular events considered separately. The association between a high estimated sodium excretion and the composite outcome was strongest among participants with hypertension (P=0.02 for interaction), with an increased risk at an estimated sodium excretion of 6.00 g or more per day. As compared with the reference range, an estimated sodium excretion that was below 3.00 g per day was also associated with an increased risk of the composite outcome (odds ratio, 1.27; 95% CI, 1.12 to 1.44). As compared with an estimated potassium excretion that was less than 1.50 g per day, higher potassium excretion was associated with a reduced risk of the composite outcome.
CONCLUSIONS: In this study in which sodium intake was estimated on the basis of measured urinary excretion, an estimated sodium intake between 3 g per day and 6 g per day was associated with a lower risk of death and cardiovascular events than was either a higher or lower estimated level of intake. As compared with an estimated potassium excretion that was less than 1.50 g per day, higher potassium excretion was associated with a lower risk of death and cardiovascular events. (Funded by the Population Health Research Institute and others.).

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