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Olio di palma e rischio cardiovascolare: una metanalisi ridimensiona i possibili effetti sfavorevoli dell’uso alimentare di olio di palma e dei suoi derivati

18-04-2014

Fattore E, Bosetti C, Brighenti F, Agostoni C, Fattore G.
Am J Clin Nutr. 2014 Apr 9. [Epub ahead of print]

Il ruolo degli acidi grassi saturi nel determinare un aumento del rischio coronarico è stato ridimensionato, negli ultimi anni, da una serie di evidenze, e in particolare da una metanalisi che non ha riscontrato alcuna associazione tra il loro consumo e la probabilità di incorrere in un infarto di cuore o un ictus cerebrale. Il consumo di grassi saturi di origine lattiero casearia, in particolare, sembrerebbe poco correlato con il rischio, mentre per l’acido palmitico, il principale acido grasso dell’olio di palma, le evidenze sono meno univoche.
La metanalisi di autori italiani qui discussa affronta sistematicamente il ruolo dell’acido palmitico dietetico e della sua correlazione con il rischio cardiovascolare. I risultati sono sufficientemente chiari: gli effetti della sostituzione con acido palmitico dei diversi acidi grassi sono variegati, e complessivamente non di segno univoco. Il profilo di rischio cardiovascolare tende a ridursi se a essere sostituiti con l’acido palmitico sono gli insaturi a conformazione trans, mentre se a essere sostituiti sono i mono- o i poli-insaturi si osservano sia effetti sfavorevoli (aumento del colesterolo LDL) che favorevoli (aumento del colesterolo HDL). Complessivamente la metanalisi ridimensiona i possibili effetti sfavorevoli dell’uso alimentare di olio di palma e dei suoi derivati.

Glossario

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Ictus cerebrale

    patologia di origine vascolare caratterizzata dall'improvvisa comparsa di un deficit neurologico focale la cui gravità può essere molto variabile, da una lieve turba neurologica, alla paralisi di uno o più arti (emi-paraplegia), alla perdita della parola, dello stato di coscienza o della vita. Corrisponde alla necrosi di cellule cerebrali che non sono più in grado di svolgere la funzione cui erano deputate. Si distinguono un ictus di tipo emorragico, allorché la causa è la rottura di un vasellino cerebrale, e un ictus di tipo ischemico, determinato dall'ostruzione del flusso attraverso un vaso a valle del quale si ha ischemia.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

Palm oil and blood lipid-related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials.

BACKGROUND: Palm oil (PO) may be an unhealthy fat because of its high saturated fatty acid content.
OBJECTIVE: The objective was to assess the effect of substituting PO for other primary dietary fats on blood lipid-related markers of coronary heart disease (CHD) and cardiovascular disease (CVD).
DESIGN: We performed a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials. Studies were eligible if they included original data comparing PO-rich diets with other fat-rich diets and analyzed at least one of the following CHD/CVD biomarkers: total cholesterol (TC), low-density lipoprotein (LDL) cholesterol, high-density lipoprotein (HDL) cholesterol, TC/HDL cholesterol, LDL cholesterol/HDL cholesterol, triacylglycerols, apolipoprotein A-I and B, very-low-density lipoprotein cholesterol, and lipoprotein(a).
RESULTS: Fifty-one studies were included. Intervention times ranged from 2 to 16 wk, and different fat substitutions ranged from 4% to 43%. Comparison of PO diets with diets rich in stearic acid, monounsaturated fatty acids (MUFAs), and polyunsaturated fatty acids (PUFAs) showed significantly higher TC, LDL cholesterol, apolipoprotein B, HDL cholesterol, and apolipoprotein A-I, whereas most of the same biomarkers were significantly lower when compared with diets rich in myristic/lauric acid. Comparison of PO-rich diets with diets rich in trans fatty acids showed significantly higher concentrations of HDL cholesterol and apolipoprotein A-I and significantly lower apolipoprotein B, triacylglycerols, and TC/HDL cholesterol. Stratified and meta-regression analyses showed that the higher concentrations of TC and LDL cholesterol, when PO was substituted for MUFAs and PUFAs, were not significant in young people and in subjects with diets with a lower percentage of energy from fat.
CONCLUSIONS: Both favorable and unfavorable changes in CHD/CVD risk markers occurred when PO was substituted for the primary dietary fats, whereas only favorable changes occurred when PO was substituted for trans fatty acids. Additional studies are needed to provide guidance for policymaking.
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