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Pesce e ictus

12-01-2011

Am J Clin Nutr. 2010 Dec 29. [Epub ahead of print]
Larsson SC, Virtamo J, Wolk A.

Queste osservazioni suggeriscono che il consumo elevato di pesce soprattutto magro possa ridurre il rischio di ictus
Il pesce, specialmente grasso, è ricco di acidi grassi polinsaturi omega 3 EPA e DHA, ai quali si attribuiscono benefici in termini di miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolari e di riduzione del rischio di coronaropatia ischemica fatale . I risultati degli studi che hanno valutato l’associazione tra omega 3 e rischio di ictus sono non sono concordi tra loro.
L’analisi dei dati raccolti nell’ambito di uno studio svedese su una coorte di più di 34600 donne ha permesso di correlare i livelli di consumo di pesce con la diagnosi di malattie cerebrovascolari nell’arco di 10 annidi osservazione. Una riduzione del rischio totale di ictus è stata registrata tra le donne che consumavano 3 porzioni di pesce alla settimana rispetto a coloro che ne consumavano meno di una. Tale riduzione si accentuava maggiormente ( -25%) tra coloro che consumavano 3 o più porzioni di pesce magro rispetto a coloro che non ne consumavano affatto.
Gli autori attribuiscono i benefici del pesce magro al favorevole profilo nutrizionale, caratterizzato da proteine, basso tenore di grassi saturi, minerali come il selenio e taurina.

Glossario

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

Fish consumption and risk of stroke in Swedish women.

BACKGROUND: Epidemiologic studies of fish consumption in relation to risk of stroke have yielded inconsistent results.
OBJECTIVE: In this study, we examined the association between fish consumption and stroke incidence in women.
DESIGN: We analyzed data from a population-based prospective cohort of 34,670 women in the Swedish Mammography Cohort who were free of cardiovascular disease and cancer at baseline. Information on fish consumption was obtained by a self-administered questionnaire in 1997. Incident cases of stroke were ascertained from the Swedish Hospital Discharge Registry. We used Cox proportional hazards regression to estimate relative risks (RRs) and 95% CIs.
RESULTS: Over a mean follow-up of 10.4 y, we ascertained 1680 incident cases of stroke, including 1310 cerebral infarctions, 233 hemorrhagic strokes, and 137 unspecified strokes. Fish consumption was significantly inversely associated with risk of total stroke but not cerebral infarction or hemorrhagic stroke. Compared with women in the lowest quintile of fish consumption (<1.0 servings of fish/wk), the multivariable RR of total stroke for women in the highest quintile (>3.0 servings of fish/wk) was 0.84 (95% CI: 0.71, 0.98; P for trend = 0.049). Consumption of lean fish but not of other fish types was inversely associated with risk of stroke. The multivariable RR of total stroke was 0.67 (95% CI: 0.49, 0.93; P for trend = 0.07) for ≥3 servings of lean fish/wk compared with that for no consumption.
CONCLUSION: These results suggest that the consumption of fish, especially of lean fish, may reduce risk of stroke in women.
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