Privacy Policy - Informativa breve

Questo sito utilizza i cookie tecnici e di terze parti per consentire una migliore navigazione. Se si continua a navigare sul presente sito, si accettano i cookie. Continua.

(Per visualizzare l'informativa completa Clicca qui)

Annulla

Vai al contenuto

Nutrition foundation of italy

Ricerca

Compila i campi

Lingua

English

Ti trovi in: Home /Tutte le news

Qualità dei grassi della dieta e capacità cognitive nell’anziano

27-06-2012

Okereke OI, Rosner BA, Kim DH, Kang JH, Cook NR, Manson JE, Buring JE, Willett WC, Grodstein F.
Ann Neurol. 2012 Mar 29. doi: 10.1002/ana.23593. [Epub ahead of print]

La qualità dei grassi della dieta, più della quantità dei grassi stessi, condiziona il declino cognitivo nell’anziano. E’ quanto emerge da una ricerca condotta su circa 6.000 donne statunitensi, con più di 65 anni, partecipanti al Women’s Health Study, i cui consumi delle diverse tipologie di grassi di origine alimentare sono stati associati alle capacità cognitive misurate nell’arco di 4 anni.
Al termine dello studio, le donne nel gruppo con i livelli di assunzione più elevati di grassi saturi (13,1% delle calorie totali) hanno acquisito un punteggio più basso sia per le capacità cognitive globali che per la memoria verbale, rispetto a quelle nel gruppo con i livelli di saturi più bassi (7% delle calorie totali). Al contrario, un maggior apporto di grassi insaturi è risultato associato ad un miglioramento delle performance cognitive, che non sembrano essere invece influenzate dall’apporto con la dieta di grassi totali, trans e polinsaturi.
Queste osservazioni, che confermano gli effetti negativi dell’eccessivo consumo di grassi saturi con la dieta nei confronti dell’invecchiamento cognitivo, suggeriscono quindi che anch’esso (come già, per esempio, il rischio cardiovascolare) sia influenzato più dalla qualità della componente lipidica della dieta piuttosto che dalla quantità totale dei grassi assunti con essa. Gli autori sottolineano che gli effetti positivi rilevati in questo studio per i grassi monoinsaturi e l’assenza di effetti per i polinsaturi, dati che non trovano conferma in altri studi osservazionali, possono essere in parte spiegati dalla difficoltà della stima di questi componenti della dieta con metodi analitici poco precisi.

Glossario

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Grassi insaturi

    Grassi liquidi a temperatura ambiente. Gli oli vegetali sono grassi insaturi. Possono essere monoinsaturi o polinsaturi. Si trovano nelle olive, nel mais, negli oli di semi di girasole e nelle noci. Consumare cibi ad elevato contenuto di grassi monoinsaturi può aiutare ad abbassare il colesterolo. Tuttavia l’apporto calorico resta lo stesso, pertanto un consumo eccessivo può contribuire all’aumento di peso.

Dietary fat types and 4-year cognitive change in community-dwelling older women.

OBJECTIVE:
A study was undertaken to relate dietary fat types to cognitive change in healthy community-based elders.
METHODS:
Among 6,183 older participants in the Women\'s Health Study, we related intake of major fatty acids (saturated [SFA], monounsaturated [MUFA], total polyunsaturated [PUFA], trans-unsaturated) to late-life cognitive trajectory. Serial cognitive testing, conducted over 4 years, began 5 years after dietary assessment. Primary outcomes were global cognition (averaging tests of general cognition, verbal memory, and semantic fluency) and verbal memory (averaging tests of recall). We used analyses of response profiles and logistic regression to estimate multivariate-adjusted differences in cognitive trajectory and risk of worst cognitive change (worst 10%) by fat intake.
RESULTS:
Higher SFA intake was associated with worse global cognitive (p for linear trend = 0.008) and verbal memory (p for linear trend = 0.01) trajectories. There was a higher risk of worst cognitive change, comparing highest versus lowest SFA quintiles; the multivariate-adjusted odds ratio (OR) with 95% confidence interval (CI) was 1.64 (1.04-2.58) for global cognition and 1.65 (1.04-2.61) for verbal memory. By contrast, higher MUFA intake was related to better global cognitive (p for linear trend < 0.001) and verbal memory (p for linear trend = 0.009) trajectories, and lower OR (95% CI) of worst cognitive change in global cognition (0.52 [0.31-0.88]) and verbal memory (0.56 [0.34-0.94]). Total fat, PUFA, and trans-fat intakes were not associated with cognitive trajectory.
INTERPRETATION:
Higher SFA intake was associated with worse global cognitive and verbal memory trajectories, whereas higher MUFA intake was related to better trajectories. Thus, different consumption levels of the major specific fat types, rather than total fat intake itself, appeared to influence cognitive aging.
Condividi

NFI - Nutrition Foundation of Italy
Viale Tunisia 38, 20124 Milano - info@nutrition-foundation.it
C.F./P.IVA 04062430154 - r.e.a 1510419