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Rilevata una correlazione 'a J' tra frequenza dell'attività fisica nel tempo libero e prognosi nei pazienti con coronaropatia stabile

27-05-2014

Mons U, Hahmann H, Brenner H.
Heart. 2014 May 14. pii: heartjnl-2013-305242. doi: 10.1136/heartjnl-2013-305242. [Epub ahead of print]

Questo studio osservazionale è stato condotto su più di 1.000 pazienti che nei 3 mesi precedenti al reclutamento hanno completato un percorso di riabilitazione cardiovascolare, successivo ad un evento acuto (infarto miocardico acuto, sindrome coronarica acuta) o ad un intervento di by-pass aorto-coronarico. Come atteso, la prognosi è risultata peggiore per chi era meno attivo nel tempo libero. Tuttavia tra la frequenza dell'attività fisica e la mortalità per cause cardiovascolari è emersa una curva 'a J' con i livelli di rischio alti per i pazienti completamente sedentari, ma anche per quelli che si esercitavano sette giorni su sette, rispetto a coloro che facevano attività da 2 a 4 volte alla settimana.
Secondo gli autori il peggioramento della prognosi rilevato col massimo grado di attività potrebbe essere attribuito all'eccessivo vigore dell'esercizio, e quindi all'aumento del rischio di aritmie ventricolari e di morte improvvisa già osservato nei cardiopatici, soprattutto in assenza di supervisione del medico.
In conclusione questo studio conferma che l'indicazione a praticare regolarmente attività fisica di moderata intensità è utile per migliorare la prognosi di pazienti con coronaropatia stabile abitualmente sedentari e che  l'ulteriore aumento di frequenza e intensità dell'esercizio non comporta benefici aggiuntivi. Suggerisce anche che livelli più elevati di attività debbano essere considerati con attenzione e sotto controllo medico.

Glossario

  • Sindrome

    Insieme di sintomi che, manifestandosi contemporaneamente, caratterizzano una malattia.

A reverse J-shaped association of leisure time physical activity with prognosis in patients with stable coronary heart disease: evidence from a large cohort with repeated measurements.

OBJECTIVE:
To study the association of self-reported physical activity level with prognosis in a cohort of patients with coronary heart disease (CHD), with a special focus on the dose-response relationship with different levels of physical activity.
METHODS:
Data were drawn from a prospective cohort of 1038 subjects with stable CHD in which frequency of strenuous leisure time physical activity was assessed repeatedly over 10 years of follow-up. Multiple Cox proportional hazards regression models were used to assess the association of physical activity level with different outcomes of prognosis (major cardiovascular events, cardiovascular mortality, all-cause mortality), with different sets of adjustments for potential confounders and taking into account time-dependence of frequency of physical activity.
RESULTS:
A decline in engagement in physical activity over follow-up was observed. For all outcomes, the highest hazards were consistently found in the least active patient group, with a roughly twofold risk for major cardiovascular events and a roughly fourfold risk for both cardiovascular and all-cause mortality in comparison to the reference group of moderately frequent active patients. Furthermore, when taking time-dependence of physical activity into account, our data indicated reverse J-shaped associations of physical activity level with cardiovascular mortality, with the most frequently active patients also having increased hazards (2.36, 95% CI 1.05 to 5.34).
CONCLUSIONS:
This study substantiated previous findings on the increased risks for adverse outcomes in physically inactive CHD patients. In addition, we also found evidence of increased cardiovascular mortality in patients with daily strenuous physical activity, which warrants further investigation.
Published by the BMJ Publishing Group Limited. For permission to use (where not already granted under a licence) please go to http://group.bmj.com/group/rights-licensing/permissions.

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