Ruolo della dieta nel rischio di Alzheimer

Bayer-Carter JL, Green PS, Montine TJ, Vanfossen B, Baker LD, Watson GS, Bonner LM, Callaghan M, Leverenz JB, Walter BK, Tsai E, Plymate SR, Postupna N, Wilkinson CW, Zhang J, Lampe J, Kahn SE, Craft S.
Arch Neurol. 2011 Jun;68(6):743-52.

29-06-2011

Alcune patologie, come l’obesità, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari, la cui prevalenza è aumentata nettamente negli ultimi decenni (in parte anche a causa di scorrette abitudini alimentari), sono fattori di rischio riconosciuti per l’invecchiamento cerebrale.
In questo studio randomizzato e controllato è stato comparato l’effetto di una dieta ad alto contenuto di grassi saturi e zuccheri aggiunti (dieta HIGH) con una dieta invece povera di questi componenti (dieta LOW) sul metabolismo lipidico e insulinico, su alcuni marker di malattia di Alzheimer (determinati nel fluido cerebrospinale) e sulle proprietà cognitive di un campione di 49 soggetti adulti (20 sani e 29 con moderato deficit cognitivo). Questi soggetti ricevevano la dieta HIGH (45% grassi di cui > 25% saturi, 35-40% carboidrati, indice glicemico >70) o la dieta LOW (25% grassi di cui saturi <7%, 55-60% carboidrati, indice glicemico <55) per 4 settimane, ed erano poi sottoposti a test cognitivi, al test orale di tolleranza al glucosio ed al prelievo di liquido cerebrospinale, su cui erano effettuate determinazioni specifiche.
L’intervento dietetico si è dimostrato efficace nel modulare il metabolismo lipidico ed insulinico: in entrambi i gruppi di soggetti (con o senza lieve deficit cognitivo), la dieta HIGH si associava infatti ad un aumento dei livelli di insulina e dei lipidi plasmatici, mentre la dieta LOW tendeva a ridurli.
Dall’analisi dei risultati emerge inoltre che, nei soggetti sani, la dieta HIGH tendeva ad alterare sfavorevolmente i livelli di alcuni marker cerebrospinali tipici della malattia di Alzheimer. La dieta LOW si è invece rivelata efficace, in entrambi i gruppi, nel migliorare alcuni parametri, tra i quali la memoria e la concentrazione di isoprostani-F2 (marker di stress ossidativo).
Questo studio indica quindi che la dieta rappresenta un fattore modificabile in grado di condizionare il rischio di Alzheimer, plausibilmente a causa dell’effetto sui livelli di lipoproteine, insulina e stress ossidativo.

Glossario

  • Obesità

    Accumulo abnorme di grasso nell'organismo sotto forma di tessuto adiposo.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Indice glicemico

    L'Indice Glicemico (Glycemic Index, o GI della letteratura anglosassone) è un indice della risposta glicemica indotta, nello stesso soggetto, da una quantità specifica di carboidrati in rapporto a un’equivalente quantità di carboidrati proveniente da un alimento standard.

Diet intervention and cerebrospinal fluid biomarkers in amnestic mild cognitive impairment.

OBJECTIVE: To compare the effects of a 4-week high-saturated fat/high-glycemic index (HIGH) diet with a low-saturated fat/low-glycemic index (LOW) diet on insulin and lipid metabolism, cerebrospinal fluid (CSF) markers of Alzheimer disease, and cognition for healthy adults and adults with amnestic mild cognitive impairment (aMCI).
DESIGN: Randomized controlled trial.
SETTING: Veterans Affairs Medical Center clinical research unit.
PARTICIPANTS: Forty-nine older adults (20 healthy adults with a mean [SD] age of 69.3 [7.4] years and 29 adults with aMCI with a mean [SD] age of 67.6 [6.8] years). Intervention Participants received the HIGH diet (fat, 45% [saturated fat, > 25%]; carbohydrates, 35%-40% [glycemic index, > 70]; and protein, 15%-20%) or the LOW diet (fat, 25%; [saturated fat, < 7%]; carbohydrates, 55%-60% [glycemic index, < 55]; and protein, 15%-20%) for 4 weeks. Cognitive tests, an oral glucose tolerance test, and lumbar puncture were conducted at baseline and during the fourth week of the diet.
MAIN OUTCOME MEASURES: The CSF concentrations of β-amyloid (Aβ42 and Aβ40), tau protein, insulin, F2-isoprostanes, and apolipoprotein E, plasma lipids and insulin, and measures of cognition.
RESULTS: For the aMCI group, the LOW diet increased CSF Aβ42 concentrations, contrary to the pathologic pattern of lowered CSF Aβ42 typically observed in Alzheimer disease. The LOW diet had the opposite effect for healthy adults, ie, decreasing CSF Aβ42, whereas the HIGH diet increased CSF Aβ42. The CSF apolipoprotein E concentration was increased by the LOW diet and decreased by the HIGH diet for both groups. For the aMCI group, the CSF insulin concentration increased with the LOW diet, but the HIGH diet lowered the CSF insulin concentration for healthy adults. The HIGH diet increased and the LOW diet decreased plasma lipids, insulin, and CSF F2-isoprostane concentrations. Delayed visual memory improved for both groups after completion of 4 weeks of the LOW diet.
CONCLUSION: Our results suggest that diet may be a powerful environmental factor that modulates Alzheimer disease risk through its effects on central nervous system concentrations of Aβ42, lipoproteins, oxidative stress, and insulin.

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