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Un apporto alimentare adeguato di vitamina B6 potrebbe ridurre il rischio di depressione

25-07-2013

Nanri A, Pham NM, Kurotani K, Kume A, Kuwahara K, Sato M, Hayabuchi H, Mizoue T.
Eur J Clin Nutr.

I possibili effetti protettivi delle vitamine del gruppo B nello sviluppo dei disordini dell’umore sono ancora oggetto di studio, anche se è indubbio che poter confermare un ruolo benefico per queste vitamine rappresenterebbe un risultato importante, per la facile reperibilità e il basso costo di questi prodotti. Questa ricerca giapponese ha coinvolto uomini e donne impiegati presso due uffici comunali della regione nord-orientale di Kyushu, di età compresa tra 21 e 67 anni, seguendoli per tre anni. Alla valutazione di base si è messa in luce una chiara correlazione inversa tra livelli di piridossale (la forma biodisponibile della piridossina) e la prevalenza di sintomi depressivi. L’associazione si è confermata al follow-up successivo (tre anni dopo), ed è apparsa indipendente dalle concentrazioni di omocisteina e folati. Si tratta del primo studio che ha esaminato in senso prospettico la correlazione tra livelli serici di vitamina B6 e sintomi depressivi. Lo studio non ha valutato separatamente l’effetto dell’intake alimentare e della supplementazione di questa vitamina; vale comunque la pena di ricordarne le fonti alimentari: carne, pesce, molluschi e legumi, vegetali e cereali.

Serum pyridoxal concentrations and depressive symptoms among Japanese adults: results from a prospective study.

Background/objectives: Vitamin B6 is suggested to have a protective role against depression. However, the association between vitamin B6 intake and depression remains inconclusive, and few studies have examined the relationship between circulating vitamin B6 concentrations and depressive symptoms. Here, we investigated the cross-sectional and prospective associations between serum pyridoxal concentrations and depressive symptoms among Japanese workers.
Subjects/methods: Participants were 422 municipal employees (aged 21-67 years) who participated in a baseline survey in 2006 for cross-sectional analysis, and 210 subjects without depressive symptoms at baseline (2006) who completed both baseline and follow-up (2009) surveys for prospective analysis. Depressive symptoms were assessed using the Center for Epidemiologic Studies Depression (CES-D) scale. Logistic regression analysis was used to estimate the odds ratio of depressive symptoms (CES-D scale of ?19) according to tertile of serum pyridoxal with adjustment for potential confounding variables.
Results:In the cross-sectional analysis, serum pyridoxal concentrations were significantly associated with a decreased prevalence of depressive symptoms (P for trend=0.03); the multivariable-adjusted odds ratio of depressive symptoms for the highest tertile of pyridoxal was 0.54 (95% confidence interval 0.30-0.96) compared with the lowest tertile. In longitudinal analyses, higher serum pyridoxal concentrations at baseline were associated with a trend toward reduced depressive symptoms after 3 years; the multivariable-adjusted odds ratio of depressive symptoms for the highest versus the lowest tertile of pyridoxal concentration was 0.55 (95% confidence interval 0.13-2.32).

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Supplementazione

    Se i soggetti trattati sono ignari del fatto di aver ricevuto l'uno o l'altro dei trattamento testati, lo studio si definisce "in cieco". Se anche lo sperimentatore lo è, almeno fino al termine della raccolta dati, lo studio si definisce "in doppio cieco".

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