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Un consumo regolare di pesce, da parte di uomini e donne con diabete di tipo 2, si traduce in una netta riduzione dei nuovi casi di infarto miocardico

17-02-2017

Wallin A, Orsini N, Forouhi NG, Wolk A.
Clin Nutr. 2017; http://dx.doi.org/10.1016/j.clnu.2017.01.012. [Epub ahead of print]

Recenti conferme all’opportunità di non far mancare mai, nei menu settimanali, almeno tre porzioni di pesci/molluschi/crostacei, vengono da questo studio svedese, che ha coinvolto uomini e donne diabetici di tipo 2, tra i 45 e gli 84 anni. Tra i regolari consumatori di più di 3 porzioni a settimana di prodotti ittici, rispetto a chi mette in tavola il pesce solo 3 volte al mese, si riduce infatti in modo drastico il rischio di infarto miocardico; tra chi consuma pesce del Nord, si riduce significativamente il numero di nuovi casi (l’incidenza).
La ricerca è stata condotta in Svezia, su 2.225 uomini e donne con diabete di tipo 2, seguiti dal 1998 al 2012. Sono stati analizzati i consumi dei diversi prodotti ittici (pesci, crostacei, molluschi), ma anche i metodi di preparazione (frittura, griglia o altro) e la frequenza di consumo (fino a 3 volte/mese; circa 2 volte/settimana; 2-3 volte/settimana; oltre 3 volte/settimana). L’analisi ha messo in luce che tra i soggetti (uomini o donne) maggiori consumatori di prodotti ittici (più di 3 porzioni a settimana), il rischio di infarto miocardico era del 40% inferiore rispetto a chi non superava le 3 porzioni al mese.
Per quanto riguarda invece il numero effettivo di nuovi casi di infarto miocardico, emerge un’associazione inversa con il consumo di aringhe e sgombri, di merluzzo (anche nella varietà nera, tipica dei mari più freddi) e di bastoncini di pesce, ma non con il consumo di salmone, pesce bianco, grigliate e crostacei.
Nessuna associazione, positiva o negativa, è stata rilevata invece con il rischio o l’incidenza di ictus, per nessun prodotto ittico.
Quali sono le proprietà del pesce che possono spiegare questi risultati? Gli Autori citano il contenuto di omega-3, ad azione anti-aritmica, antinfiammatoria e anti-trombotica, di riequilibrio dei trigliceridi e antipertensiva; la presenza di vitamina D, cui è stato di recente attribuito un ruolo cardioprotettivo; il profilo proteico del pesce, che ha dimostrato di migliorare la sensibilità all’insulina e risulta inoltre ricco di taurina, arginina e glutamina, aminoacidi con valenza cardioprotettrice; infine va ricordato l’apporto di vitamine del gruppo B, iodio e selenio. Ultimo fattore citato, ma non per importanza: è accertato che i regolari consumatori di pesce seguono uno stile di vita complessivamente più salutare.

Glossario

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Trigliceridi

    Sono sostanze lipidiche (grasse) che circolano nel sangue; la loro struttura è caratterizzata da una molecola di glicerolo a cui sono legate (esterificazione) tre molecole di acidi grassi; originano, in parte, dai grassi assunti con l'alimentazione, in parte vengono prodotti nel fegato e nel tessuto adiposo a partire da carboidrati.

Fish consumption in relation to myocardial infarction, stroke and mortality among women and men with type 2 diabetes: A prospective cohort study.

BACKGROUND & AIMS: The accumulated evidence supports an inverse association of fish consumption with cardiovascular disease and mortality, but data among patients with type 2 diabetes are sparse. We aimed to assess fish consumption in relation to myocardial infarction (MI), stroke and mortality among individuals with type 2 diabetes.
METHODS: Women and men with diagnosed type 2 diabetes (n = 2225; aged 45-84 years) within two population-based cohorts (the Swedish Mammography Cohort and the Cohort of Swedish Men) were followed from 1998 through 2012. Cox proportional hazards models were used to estimate hazard ratios (HRs) with 95% confidence intervals (CIs).
RESULTS: We identified 333 incident MI events, 321 incident stroke events and 771 deaths (154 with coronary heart disease [CHD] as underlying cause) during follow-up of up to 15 years. The multivariable HRs comparing >3 servings/week with ≤3 servings/month were 0.60 (95% CI, 0.39-0.92) for MI and 1.04 (95% CI, 0.66-1.64) for stroke. HRs for total mortality were lowest for moderate fish consumption of 1-<2 servings/week (0.82; 95% CI, 0.64-1.04) and 2-3 servings/week (0.79; 95% CI, 0.61-1.01) compared with ≤3 servings/month. The corresponding HRs for CHD-related mortality were 0.53; 95% CI, 0.32-0.90 and 0.75; 95% CI, 0.45-1.27.
CONCLUSIONS: Fish consumption was associated with lower MI incidence among individuals with type 2 diabetes, whereas no association was observed with stroke. Our data further indicated an association with lower mortality, particularly for CHD-related deaths. These findings support the current general advice on regular fish consumption also in the high risk group of type 2 diabetes patients.

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