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Un regime dietetico ad alto contenuto di fibre è un’alternativa a indicazioni alimentari complesse per pazienti in cui il calo ponderale è obbligato

25-02-2015

Ma Y, Olendzki BC, Wang J, Persuitte GM, Li W, Fang H, Merriam PA, Wedick NM, Ockene IS, Culver AL, Schneider KL, Olendzki GF, Carmody J, Ge T, Zhang Z, Pagoto SL.
Ann Intern Med. 2015 Feb 17;162(4):248-57. doi: 10.7326/M14-0611.

Le linee-guida nutrizionali dell’American Heart Association (AHA), prevedono interventi articolati e, se necessario, una riduzione dell’introito calorico, per ottenere una significativa riduzione del rischio cardiovascolare. D’altro canto, è noto che l’incremento dell’apporto giornaliero di fibre, ad almeno 30 g, è in grado di esercitare effetti favorevoli su diversi parametri di salute e benessere (profilo lipidico, glicemia, peso corporeo), probabilmente grazie a molteplici interazioni con metabolismo e sazietà, oltre alla modulazione del microbiota intestinale. Per chi soffre di sindrome metabolica (ed ha quindi positività per almeno 3 dei seguenti parametri: aumento della circonferenza addominale, ipertensione, iperglicemia, bassi livelli di colesterolo HDL, elevata trigliceridemia), la perdita di peso è considerato un aspetto irrinunciabile. Questo studio durato un anno ha confrontato due regimi dietetici: il primo aderente alle linee guida AHA, con precise indicazioni su qualità e quantità degli alimenti e con una restrizione calorica individualizzata; il secondo con la sola indicazione all’aumento del consumo di fibre oltre i 30 g/die. A nessuno dei due gruppi di soggetti erano state fornite indicazioni relative all’attività fisica. Al termine dell’anno di studio, si è osservato un calo ponderale sovrapponibile nei due gruppi (- 2,1 kg per la dieta ricca di fibre e -2,7 kg per la dieta AHA). Entrambi i gruppi avevano stabilmente ridotto l’introito calorico e, in entrambi i casi, erano migliorati i parametri relativi all’insulinoresistenza.
I ricercatori suggeriscono che gli interventi dietetici a forte valenza preventiva debbano essere scelti caso per caso, adattando il consiglio al tipo di paziente e, se necessario, adottando misure minime, purché efficaci, per garantire un’adesione a lungo termine; al tempo stesso sottolineano come l'aumento dell'apporto di fibra sia di notevole efficacia, in questi pazienti, anche se prescritto "da solo". Probabilmente un aumento dell'apporto di fibra condiziona in modo favorevole, indirettamente, molteplici aspetti del pattern nutrizionale.

Glossario

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Circonferenza addominale

    Una misura del girovita. Il grasso che si concentra a livello dell\'addome aumenta il rischio di incorrere in problemi di salute collegati all\'obesità.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Iperglicemia

    Aumento del glucosio nel sangue, tipico del diabete mellito, ma talora di origine ipofisaria (sindrome di Cushing, acromegalia) o surrenale.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

Single-component versus multicomponent dietary goals for the metabolic syndrome: a randomized trial.

BACKGROUND: Few studies have compared diets to determine whether a program focused on 1 dietary change results in collateral effects on other untargeted healthy diet components.
OBJECTIVE: To evaluate a diet focused on increased fiber consumption versus the multicomponent American Heart Association (AHA) dietary guidelines.
DESIGN: Randomized, controlled trial from June 2009 to January 2014.
SETTING: Worcester, Massachusetts.
PARTICIPANTS: 240 adults with the metabolic syndrome.
INTERVENTION: Participants engaged in individual and group sessions.
MEASUREMENTS: Primary outcome was weight change at 12 months.
RESULTS: At 12 months, mean change in weight was -2.1 kg (95% CI, -2.9 to -1.3 kg) in the high-fiber diet group versus -2.7 kg (CI, -3.5 to -2.0 kg) in the AHA diet group. The mean between-group difference was 0.6 kg (CI, -0.5 to 1.7 kg). During the trial, 12 (9.9%) and 15 (12.6%) participants dropped out of the high-fiber and AHA diet groups, respectively (P = 0.55). Eight participants developed diabetes (hemoglobin A1c level ≥6.5%) during the trial: 7 in the high-fiber diet group and 1 in the AHA diet group (P = 0.066).
LIMITATIONS: Generalizability is unknown. Maintenance of weight loss after cessation of group sessions at 12 months was not assessed. Definitive conclusions cannot be made about dietary equivalence because the study was powered for superiority.
CONCLUSION: The more complex AHA diet may result in up to 1.7 kg more weight loss; however, a simplified approach to weight reduction emphasizing only increased fiber intake may be a reasonable alternative for persons with difficulty adhering to more complicated diet regimens.

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