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Un’alimentazione ricca di noci riduce il rischio di diabete 2 nelle donne

06-03-2013

Pan A, Sun Q, Manson JE, Willett WC, Hu FB.
J Nutr. 2013 Feb 20

In generale la frutta secca con guscio contiene un’alta concentrazione di acidi grassi monoinsaturi. Fanno eccezione le noci, nelle quali prevalgono gli acidi grassi polinsaturi, per la maggior parte rappresentati dall’acido linoleico, ma anche dall’acido alfa-linolenico, un omega 3 di origine vegetale. Un regolare consumo di noci contribuirebbe, secondo questo studio, al controllo dell’insulino-resistenza, riducendo quindi il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nel temo. Le noci, inoltre, sono efficaci nel ridurre la colesterolemia totale e LDL (per il loro contenuto in fitosteroli ed antiossidanti), senza influire sulla colesterolemia HDL, e il loro consumo induce uno spiccato senso di sazietà, che facilita il controllo ponderale. L’effetto protettivo delle noci sul rischio di diabete, piuttosto ampio (la riduzione è di circa un terzo, per un consumo regolare di almeno 2 porzioni settimanali) scaturisce dai risultati di due ampi studi prospettici statunitensi, noti come Nurses’ Health Study I e II, condotti in popolazioni femminili di età intermedia. L’effetto, ben evidente nelle donne in normopeso, si rileva anche nelle donne con indice di massa corporea elevato; tra queste donne, tuttavia, la riduzione del rischio è meno rilevante. La frutta secca con guscio diversa dalle noci mostra di esercitare lo stesso effetto soltanto nei soggetti con indice di massa corporea nella norma. Si rafforza quindi il ruolo positivo che la frutta secca eserciterebbe nel mantenimento di una condizione di benessere.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Walnut Consumption Is Associated with Lower Risk of Type 2 Diabetes in Women.

Walnuts are rich in polyunsaturated fatty acids and have been shown to improve various cardiometabolic risk factors. We aimed to investigate the association between walnut intake and incident type 2 diabetes in 2 large cohort studies: the Nurses\' Health Study (NHS) and NHS II. We prospectively followed 58,063 women aged 52-77 y in NHS (1998-2008) and 79,893 women aged 35-52 y in NHS II (1999-2009) without diabetes, cardiovascular disease, or cancer at baseline. Consumption of walnuts and other nuts was assessed every 4 y using validated food frequency questionnaires. Self-reported type 2 diabetes was confirmed by a validated supplemental questionnaire. We documented a total of 5930 incident type 2 diabetes cases during 10 y of follow-up. In the multivariable-adjusted Cox proportional hazards model without body mass index (BMI), walnut consumption was associated with a lower risk of type 2 diabetes, and the HRs (95% CIs) for participants consuming 1-3 servings/mo (1 serving = 28 g), 1 serving/wk, and ≥2 servings/wk of walnuts were 0.93 (0.88-0.99), 0.81 (0.70-0.94), and 0.67 (0.54-0.82) compared with women who never/rarely consumed walnuts (P-trend < 0.001). Further adjustment for updated BMI slightly attenuated the association and the HRs (95% CIs) were 0.96 (0.90-1.02), 0.87 (0.75-1.01), and 0.76 (0.62-0.94), respectively (P-trend = 0.002). The consumption of total nuts (P-trend < 0.001) and other tree nuts (P-trend = 0.03) was also inversely associated with risk of type 2 diabetes, and the associations were largely explained by BMI. Our results suggest that higher walnut consumption is associated with a significantly lower risk of type 2 diabetes in women.
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