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Un’alimentazione ricca di proteine animali, vegetali, da latte e latticini, migliora quasi tutti gli indici di rischio cardiometabolico, senza compromissione renale

20-09-2016

Berryman CE, Agarwal S, Lieberman HR, Fulgoni VL 3rd, Pasiakos SM.
Am J Clin Nutr. 2016 Sep;104(3):743-9. doi: 10.3945/ajcn.116.133819.

Nei soggetti sani, un’elevata assunzione di proteine sembra avere effetti positivi sulla quasi totalità dei parametri di rischio cardiometabolico e, anche se seguita per molto tempo, non metterebbe a repentaglio la funzionalità renale. I risultati vengono dall’analisi più recente dei dati NHANES, studio di popolazione condotto negli Stati Uniti su oltre 11mila persone dai 19 anni in su. In questa analisi si è valutato quanto un consumo crescente di proteine (da fonti varie: carne rossa/pollame/pesce, cereali e latte/latticini) influisca sia sui parametri indicativi di salute cardiometabolica, come l’emoglobina glicata (che riflette l’andamento della glicemia nel tempo), l’HOMA-Index (correlato alla resistenza insulinica), la pressione arteriosa, la colesterolemia “antiaterogena” HDL, il BMI e il girovita, ma anche su quelli indicativi della funzionalità renale, come il GFR (il tasso di filtrazione glomerulare) e la creatininemia.
In questa popolazione, l’assunzione media quotidiana di proteine è risultata in media pari a 82,3 g, per la maggior parte da carni (37,4 g/die), seguite da cereali (24,7 g/die), infine da latte e latticini (13,4 g/die). Al termine dell’analisi si è visto che il consumo abituale di alte dosi di proteine animali e vegetali si associa a miglior controllo del peso, del rapporto peso/altezza e del girovita.  L’assunzione abituale di proteine non modifica inoltre negativamente i parametri di rischio cardiometabolico. Fa eccezione un’associazione positiva tra proteine animali e glicemia, che i ricercatori attribuiscono alla elevata quota di carni rosse e lavorate presente nell’alimentazione media statunitense. Infatti in altri studi, su popolazioni con consumi proteici da carni bianche e pesce, emerge invece un effetto protettivo sul metabolismo glucidico.
Il consumo abituale di proteine, poi, non compromette la funzionalità renale, lasciando invariati tasso di filtrazione glomerulare e creatininemia. Emerge solamente un aumento dell’azotemia associato al consumo di proteine animali e di latte e latticini, che riflette probabilmente il maggior turnover metabolico degli aminoacidi ed è quindi di scarsa rilevanza pratica.

Glossario

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

Diets higher in animal and plant protein are associated with lower adiposity and do not impair kidney function in US adults.

BACKGROUND: Higher-protein diets are associated with decreased adiposity and greater HDL cholesterol than lower protein diets. Whether these benefits can be attributed to a specific protein source (i.e., nondairy animal, dairy, or plant) is unknown, and concerns remain regarding the impact of higher-protein diets on kidney function.
OBJECTIVE: The objective of this study was to evaluate trends of protein source on markers of cardiometabolic disease risk and kidney function in US adults.
DESIGN: Total, nondairy animal, dairy, and plant protein intake were estimated with the use of 24-h recall data from NHANES 2007-2010 (n = 11,111; ≥19 y). Associations between source-specific protein intake and health outcomes were determined with the use of models that adjusted for sex, race and ethnicity, age, physical activity, poverty-to-income ratio, individual intake (grams per kilogram) for each of the other 2 protein sources, body mass index (BMI) (except for weight-related variables), and macronutrient (carbohydrate, fiber, and total and saturated fat) intake.
RESULTS: Mean ± SE total protein intake was 82.3 ± 0.8 g/d (animal: 37.4 ± 0.5 g/d; plant: 24.7 ± 0.3 g/d; and dairy: 13.4 ± 0.3 g/d). Both BMI and waist circumference were inversely associated [regression coefficient (95% CI)] with animal [-0.199 (-0.265, -0.134), P < 0.0001; -0.505 (-0.641, -0.370), P < 0.0001] and plant [-0.346 (-0.455, -0.237), P < 0.0001; -0.826 (-1.114, -0.538), P < 0.0001] protein intake. Blood urea nitrogen concentrations increased across deciles for animal [0.313 (0.248, 0.379), P < 0.0001; decile 1-10: 11.6 ± 0.2 to 14.9 ± 0.3 mg/dL] and dairy [0.195 (0.139, 0.251), P < 0.0001; decile 1-10: 12.7 ± 0.2 to 13.9 ± 0.2 mg/dL] but not plant protein intake. Glomerular filtration rate and blood creatinine were not associated with intake of any protein source.
CONCLUSIONS: Diets higher in plant and animal protein, independent of other dietary factors, are associated with cardiometabolic benefits, particularly improved central adiposity, with no apparent impairment of kidney function.

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