Alti livelli di polinsaturi omega-3 nel sangue di anziani sono associati a una maggiore probabilità di sopravvivenza libera da malattie

Lai HT, de Oliveira Otto MC, Lemaitre RN, McKnight B, Song X, King IB, Chaves PH, Odden MC, Newman AB, Siscovick DS, Mozaffarian D.
BMJ 2018 Oct 17;363:k4067.

09-11-2018

Un maggiore consumo di pesce grasso, che aumenta i livelli ematici di omega-3 a lunga catena, aumenterebbe anche le probabilità di vivere con più autonomia fisica e mentale in età avanzata, qualunque sia la durata complessiva della vita. 
Questi almeno sono i risultati dell’analisi condotta nell’ambito del Cardiovascular Health Study, ricerca prospettica che ha coinvolto 2.622 uomini e donne sani, con un’età media di 74,4 anni all’inizio dello studio, monitorandone per oltre 20 anni abitudini e stato di salute.
L’analisi attuale si è focalizzata sul rapporto tra livelli ematici di acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena e stato di salute generale. Infatti, se è ben noto che il consumo regolare di pesce grasso particolarmente ricco di omega-3 (come salmone, sgombri, sardine, alici, aringhe), in quantità adeguate (almeno 2 porzioni a settimana) si associa a una maggiore protezione cardiovascolare, meno definito è stato finora il rapporto tra i livelli circolanti di questi acidi grassi (che riflettono l’apporto con la dieta, e specificamente il consumo di pesce che ne è ricco) e la protezione della salute nel suo complesso con il passare degli anni.
Al termine del periodo di osservazione, gli uomini e le donne arruolati nel Cardiovascular Health Study sono stati suddivisi in 5 gruppi, in base ai livelli di omega-3 dosati nel sangue, corrispondenti ad un consumo medio di pesce variabile da un minimo di 1,3 porzioni a un massimo di 2,3 porzioni settimanali. È emerso come le concentrazioni ematiche dei polinsaturi omega-3 a lunga catena tipici del pesce, si associassero anno dopo anno con lo stato di salute generale.
I risultati finali sono allineati con quanto già ampiamente dimostrato per la salute cardiovascolare: nel gruppo di anziani che, nel tempo, aveva mantenuto più elevati i livelli circolanti di omega-3 a lunga catena (ricaduta positiva di una costante e adeguata assunzione alimentare di questi grassi) corrispondenti in media ad una porzione settimanale di pesce in più, il carico di problemi di salute generale è risultato sensibilmente ridotto rispetto al gruppo con livelli ematici degli stessi omega-3 costantemente inferiori.

Serial circulating omega 3 polyunsaturated fatty acids and healthy ageing among older adults in the Cardiovascular Health Study: prospective cohort study.

DESIGN: Prospective cohort study.
SETTING: Four communities in the United States (Cardiovascular Health Study) from 1992 to 2015.
PARTICIPANTS: 2622 adults with a mean (SD) age of 74.4 (4.8) and with successful healthy ageing at baseline in 1992-93.
EXPOSURE: Cumulative levels of plasma phospholipid n3-PUFAs were measured using gas chromatography in 1992-93, 1998-99, and 2005-06, expressed as percentage of total fatty acids, including α-linolenic acid from plants and eicosapentaenoic acid, docosapentaenoic acid, and docosahexaenoic acid from seafoood.
MAIN OUTCOME MEASURE: Healthy ageing defined as survival without chronic diseases (ie, cardiovascular disease, cancer, lung disease, and severe chronic kidney disease), the absence of cognitive and physical dysfunction, or death from other causes not part of the healthy ageing outcome after age 65. Events were centrally adjudicated or determined from medical records and diagnostic tests.
RESULTS: Higher levels of long chain n3-PUFAs were associated with an 18% lower risk (95% confidence interval 7% to 28%) of unhealthy ageing per interquintile range after multivariable adjustments with time-varying exposure and covariates. Individually, higher eicosapentaenoic acid and docosapentaenoic acid (but not docosahexaenoic acid) levels were associated with a lower risk: 15% (6% to 23%) and 16% (6% to 25%), respectively. α-linolenic acid from plants was not noticeably associated with unhealthy ageing (hazard ratio 0.92, 95% confidence interval 0.83 to 1.02).
CONCLUSIONS: In older adults, a higher cumulative level of serially measured circulating n3-PUFAs from seafood (eicosapentaenoic acid, docosapentaenoic acid, and docosahexaenoic acid), eicosapentaenoic acid, and docosapentaenoic acid (but not docosahexaenoic acid from seafood or α-linolenic acid from plants) was associated with a higher likelihood of healthy ageing. These findings support guidelines for increased dietary consumption of n3-PUFAs in older adults.

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