Anche nei soggetti con predisposizione genetica all’obesità, alti livelli di attività fisica e di fitness cardiorespiratoria contribuiscono a ridurre l’incremento di peso nel tempo

Celis-Morales CA, Lyall DM, Petermann F, Anderson J, Ward J, Iliodromiti S, Mackay DF, Welsh P, Bailey MES, Pell J, Sattar N, Gill JMR, Gray SR.
Int J Obes (Lond). 2019 Aug;43(8):1526-1538.

05-09-2019

Tra i fattori che concorrono all’aumento ponderale nel tempo, l’interazione tra profilo genetico individuale ed esposizione a fattori ambientali definiti obesogeni è una delle più studiate.
Questa indagine condotta in Gran Bretagna su un ampio campione rappresentativo della popolazione tra i 27 e i 69 anni, (in totale 310.652 persone) estratto dal database UK Biobank, aggiunge nuove evidenze all’osservazione che l’attività fisica (e, con essa, la fitness cardiorespiratoria) è fondamentale per ridurre nel tempo l’incremento ponderale associato a un profilo genetico che predispone allo sviluppo di sovrappeso/obesità.
Gli elementi oggetto di valutazione sono stati: il punteggio di rischio per obesità basato sul profilo genetico, l’attività fisica dichiarata e misurata oggettivamente, la fitness cardiorespiratoria valutata con test da sforzo, la modalità di trasferimento casa-lavoro, la velocità media della camminata e le abitudini sedentarie (TV, computer). Tali variabili sono state rapportate all’andamento del BMI, cioè del rapporto tra peso e altezza.
Il 66% delle persone esaminate era sovrappeso o obeso e il 33% soffriva di obesità centrale. Poco più della metà del campione (55,2%) poteva essere classificato come fisicamente attivo.
Combinando tutti questi elementi, i ricercatori hanno potuto dimostrare che la forza dell’associazione tra il punteggio di rischio per obesità basato sul profilo genetico e lo sviluppo di sovrappeso/obesità veniva significativamente attenuata all’aumentare del livello di attività fisica; tant’è vero che i soggetti con il profilo genetico più sfavorevole, ma più attivi, avevano un BMI inferiore rispetto a coloro che, pur con un profilo genetico meno penalizzante, erano però più sedentari. L’attività più impattante è apparsa la velocità media di cammino, quella meno significativa la modalità di trasferimento casa-lavoro-casa.
Anche una migliore fitness cardiorespiratoria era associata a una maggiore capacità di controllo dell’incremento ponderale, probabilmente perché la fitness è associata con un aumento della capacità di ossidazione dei grassi da parte del muscolo scheletrico.
Come atteso, un aumento delle ore trascorse in attività sedentarie si associava invece ad un incremento ponderale, tanto più marcato quanto maggiore era il punteggio di rischio per obesità basato sul profilo genetico.
In conclusione, nonostante queste valutazioni siano state condotte su una popolazione di Europei bianchi (caratteristica che in parte ne limita la generalizzazione ad altre popolazioni), non c’è dubbio che alti livelli di attività fisica e di fitness cardiorespiratoria siano in grado di attenuare la forza dell’associazione tra predisposizione genetica all’obesità ed effettivo aumento ponderale nel tempo.

Glossario

  • Obeso

    Aumento del peso corporeo di oltre il 20% di quello ideale. Indice di massa corporea (BMI) superiore o uguale a 30.

Do physical activity, commuting mode, cardiorespiratory fitness and sedentary behaviours modify the genetic predisposition to higher BMI? Findings from a UK Biobank study.

OBJECTIVE: To investigate whether the association between a genetic profile risk score for obesity (GPRS-obesity) (based on 93 SNPs) and body mass index (BMI) was modified by physical activity (PA), cardiorespiratory fitness, commuting mode, walking pace and sedentary behaviours.
METHODS: For the analyses we used cross-sectional baseline data from 310,652 participants in the UK Biobank study. We investigated interaction effects of GPRS-obesity with objectively measured and self-reported PA, cardiorespiratory fitness, commuting mode, walking pace, TV viewing, playing computer games, PC-screen time and total sedentary behaviour on BMI. Body mass index (BMI) was the main outcome measure.
RESULTS: GPRS-obesity was associated with BMI (β:0.54 kg.m-2 per standard deviation (SD) increase in GPRS, [95% CI: 0.53; 0.56]; P = 2.1 × 10-241). There was a significant interaction between GPRS-obesity and objectively measured PA (P[interaction] = 3.3 × 10-11): among inactive individuals, BMI was higher by 0.58 kg.m-2 per SD increase in GPRS-obesity (p = 1.3 × 10-70) whereas among active individuals the relevant BMI difference was less (β:0.33 kg.m-2, p = 6.4 × 10-41). We observed similar patterns for fitness (Unfit β:0.72 versus Fit β:0.36 kg.m-2, P[interaction] = 1.4 × 10-11), walking pace (Slow β:0.91 versus Brisk β:0.38 kg.m-2, P[interaction] = 8.1 × 10-27), discretionary sedentary behaviour (High β:0.64 versus Low β:0.48 kg.m-2, P[interaction] = 9.1 × 10-12), TV viewing (High β:0.62 versus Low β:0.47 kg.m-2, P[interaction] = 1.7 × 10-11), PC-screen time (High β:0.82 versus Low β:0.54 kg.m-2, P[interaction] = 0.0004) and playing computer games (Often β:0.69 versus Low β:0.52 kg.m-2, P[interaction] = 8.9 × 10-10). No significant interactions were found for commuting mode (car, public transport, active commuters).
CONCLUSIONS: Physical activity, sedentary behaviours and fitness modify the extent to which a set of the most important known adiposity variants affect BMI. This suggests that the adiposity benefits of high PA and low sedentary behaviour may be particularly important in individuals with high genetic risk for obesity.

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