Dati italiani confermano l’associazione tra consumo di peperoncino e minore rischio di mortalità

Bonaccio M, Di Castelnuovo A, Costanzo S, Ruggiero E, De Curtis A, Persichillo M, Tabolacci C, Facchiano F, Cerletti C, Donati MB, de Gaetano G, Iacoviello L.
J Am Coll Cardiol. 2019;74(25):3139–3149. doi:10.1016/j.jacc.2019.09.068

05-02-2020

Le spezie, con le erbe aromatiche, sono da sempre un componente importante dell’alimentazione umana. Tra le più utilizzate troviamo il peperoncino, presente in molti piatti tipici delle aree meridionali del nostro Paese, ma anche di altre regioni del mondo, come la Cina. Il suo consumo è stato correlato a numerosi possibili effetti favorevoli di salute, probabilmente per il contenuto di capsaicina, alcaloide presente nel genere Capsicum.
Questi possibili effetti di salute sono stati analizzati in un grande studio prospettico italiano, che ha analizzato mediante un questionario strutturato le abitudini alimentari di 22.811 uomini e donne che partecipavano al progetto “Moli-Sani”, monitorati per un tempo medio di circa 8 anni, correlandole con il rischio di comparsa di specifici end-point clinici.
Lo studio ha documentato come l’assunzione regolare di peperoncino (almeno 4 volte la settimana, rilevata nel 23% circa dei soggetti arruolati nello studio) si associasse ad una riduzione del 23% di mortalità totale e del 34% di mortalità cardiovascolare e, sebbene non significativamente, fosse inversamente correlata al rischio di mortalità per tumore. Confrontando invece i consumatori (di qualunque quantità) con i non consumatori, la riduzione del rischio scendeva al 19% ed al 23%, rispettivamente, per la mortalità per qualunque causa o per cause cardiovascolari, mantenendosi tuttavia significativa. Dall’analisi è inoltre emerso che il possibile effetto positivo del peperoncino non era strettamente correlato alla qualità della dieta e alla aderenza alla dieta mediterranea, valutata impiegando un questionario specifico (MD score), e nemmeno a variazioni dei più comuni fattori di rischio cardiovascolare, tra i quali i marcatori di infiammazione come la proteina C reattiva (PCR). Questa osservazione rafforza l’idea che il responsabile degli effetti protettivi fosse proprio il peperoncino stesso, o qualche suo specifico componente, con un meccanismo di tipo diretto.
Gli autori sottolineano comunque la necessità di ulteriori studi al proposito, anche per meglio definire i possibili meccanismi della protezione osservata.

Glossario

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

Chili Pepper Consumption and Mortality in Italian Adults.

Background: Chili pepper is a usual part of a traditional Mediterranean diet. Yet epidemiological data on the association between chili pepper intake and mortality risk are scarce, with a lack of studies from Mediterranean populations.
Objectives: This study sought to examine the association between chili pepper consumption and risk of death in a large sample of the adult Italian general population, and to account for biological mediators of the association.
Methods: Longitudinal analysis was performed on 22,811 men and women enrolled in the Moli-sani Study cohort (2005 to 2010). Chili pepper intake was estimated by the EPIC (European Prospective Investigation Into Cancer) Food Frequency Questionnaire and categorized as none/rare consumption, up to 2 times/week, >2 to ≤4 times/week, and >4 times/week.
Results: Over a median follow-up of 8.2 years, a total of 1,236 deaths were ascertained. Multivariable hazard ratios (HRs) for all-cause and cardiovascular disease (CVD) mortality among participants in the regular (>4 times/week) relative to none/rare intake were 0.77 (95% confidence interval [CI]: 0.66 to 0.90) and 0.66 (95% CI: 0.50 to 0.86), respectively. Regular intake was also inversely associated with ischemic heart disease (HR: 0.56; 95% CI: 0.35 to 0.87) and cerebrovascular (HR: 0.39; 95% CI: 0.20 to 0.75) death risks. The association of chili pepper consumption with total mortality appeared to be stronger in hypertension-free individuals (p for interaction = 0.021). Among known biomarkers of CVD, only serum vitamin D marginally accounted for such associations.
Conclusions: In a large adult Mediterranean population, regular consumption of chili pepper is associated with a lower risk of total and CVD death independent of CVD risk factors or adherence to a Mediterranean diet. Known biomarkers of CVD risk only marginally mediate the association of chili pepper intake with mortality.

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