Dieta low-FODMAP nella sindrome dell’Intestino irritabile: nuove evidenze

van Lanen AS, de Bree A, Greyling A.
Eur J Nutr. 2021 Feb 14. doi: 10.1007/s00394-020-02473-0. Epub ahead of print.

10-03-2021

La sindrome dell’intestino irritabile, o IBS, è un diffuso disturbo ad andamento cronico, che colpisce circa l’11% della popolazione mondiale, con una maggiore prevalenza nelle donne rispetto agli uomini. Dolore addominale, flatulenza, con variazioni dell’alvo che vanno dalla stitichezza fino ad episodi diarroici ripetuti sono tra i principali sintomi associati a questa condizione, che per la loro intensità e il loro andamento cronico possono compromettere notevolmente la qualità della vita.

L’efficacia della dieta low-FODMAP (e cioè a basso contenuto di FODMAP - Fermentable Oligosaccharides Disaccharides Monosaccharides And Polyols, ovvero oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) nella riduzione dei sintomi da IBS è stata dimostrata dai risultati di trial clinici, in particolare per quanto concerne il gonfiore ed il dolore addominale. Una dieta caratterizzata da un ridotto apporto di questi carboidrati, contenuti soprattutto in alimenti vegetali come cereali, legumi e frutta, ma anche nel latte, scarsamente assorbibili e notevolmente fermentabili, apporterebbe infatti benefici a circa il 70% dei pazienti.

Ulteriori conferme dell’efficacia di questo protocollo giungono da una recente revisione sistematica con metanalisi di 12 studi di intervento: una dieta low-FODMAP ridurrebbe sensibilmente i sintomi intestinali, migliorando notevolmente la qualità della vita, nei soggetti con IBS, rispetto ad altri regimi alimentari (quali diete specifiche per l’IBS, dieta mediterranea e diete di controllo diverse dalla low-FODMAP). Gli autori non hanno invece osservato differenze sostanziali tra le varie diete in termini di diversità del microbiota, o dei livelli di micronutrienti, sia a breve che a lungo termine. Cinque studi su sette hanno anzi rilevato piccoli aumenti nell’apporto di vitamina A, β-carotene, vitamine del gruppo B e selenio con la dieta low-FODMAP; tuttavia, a causa dell’eterogeneità delle metodologie usate e del numero limitato di studi analizzati, i risultati in merito vanno ancora considerati come poco conclusivi.

Glossario

  • Sindrome

    Insieme di sintomi che, manifestandosi contemporaneamente, caratterizzano una malattia.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

Efficacy of a low-FODMAP diet in adult irritable bowel syndrome: a systematic review and meta-analysis

PURPOSE: This review provides an updated overview of observational and intervention studies investigating the effect of a low-FODMAP (fermentable oligo-, di- and monosaccharides, and polyols) diet (LFD) on gastrointestinal (GI) symptoms, quality of life (QoL), nutritional adequacy, and gut microbiome in irritable bowel syndrome (IBS) patients.
METHODS: We systematically searched available literature until October 2020 for studies that investigated the effect of LFDs on GI symptoms, QoL, nutritional adequacy, and the gut microbiome in IBS patients. The data were represented as standardized mean differences (SMD) for IBS severity, and as mean differences (MD) for IBS-QoL. Meta-analyses were performed for the quantitative analyses using random effects models with inverse variance weighing.
RESULTS: Twelve papers (nine parallel trials, three crossover studies) were included for the meta-analysis. The LFD reduced IBS severity by a moderate-to-large extent as compared to a control diet (SMD - 0.66, 95% CI - 0.88, - 0.44, I2 = 54%). When analyzing only studies that used the validated IBS-SSS questionnaire, a mean reduction of 45 points (95% CI - 77, - 14; I2 = 89%) was observed. Subgroup analyses on adherence, age, intervention duration, IBS subtype, outcome measure, and risk of bias revealed no significantly different results. The LFD also increased IBS-QoL scores, when compared with a control diet (MD 4.93; 95% CI 1.77, 8.08; I2 = 42%).
CONCLUSIONS: The low-FODMAP diet reduces GI symptoms and improves quality of life in IBS subjects as compared to control diets. Future work is required to obtain definitive answers regarding potential long-term effects of such diets on nutritional adequacy and the gut microbiome.

 

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