Diete onnivore, vegetariane e vegane e rischio di fratture: nuove evidenze dalla coorte britannica dello studio EPIC

Tong TYN, Appleby PN, Armstrong MEG, Fensom GK, Knuppel A, Papier K, Perez-Cornago A, Travis RC, Key TJ.
BMC Med. 2020 Nov 23;18(1):353. doi: 10.1186/s12916-020-01815-3.

01-12-2020

È noto che il pattern alimentare, ed in particolare l’apporto di calcio e di proteine, influenzano la solidità strutturale dello scheletro, e quindi il rischio di osteoporosi e di fratture.
In questo studio osservazionale, condotto in Gran Bretagna nell’ambito del progetto EPIC, gli autori hanno esaminato la relazione tra il tipo di alimentazione e la frequenza di fratture, in varie sedi corporee, durante un follow-up medio di 17 anni. Il principale risultato emerso è che i vegani sarebbero caratterizzati da un rischio di fratture totali (in qualunque sede scheletrica) aumentato di circa il 40% rispetto ai consumatori di carne o di pesce; per i vegetariani l’aumento sarebbe minore, e pari all’11% circa. In termini assoluti queste differenze rappresentano un eccesso di 2 fratture per 1.000 persone per anno tra i vegani, e di 0,4 fratture, sempre per 1.000 persone per anno, tra i vegetariani. Se si esaminano le sole fratture del bacino e degli arti inferiori (tra le più rilevanti clinicamente), il rischio dei vegani appare invece raddoppiato rispetto a quello dei consumatori di carne. Curiosamente, il diverso apporto di calcio delle varie diete non sembra rilevante: nonostante i vegani assumano in media circa la metà del calcio giornaliero degli altri gruppi, l’aumento del rischio di fratture si osserva anche tra i vegani con un adeguato apporto di questo minerale. Analogamente poco rilevante si rivela il ruolo della quota di proteine.
È tuttavia ragionevole immaginare che il calcio assunto dai vegani, sia caratterizzato da una minore biodisponibilità rispetto al calcio contenuto negli alimenti di origine animale; è inoltre possibile che l’elevato contenuto di fitati nelle diete ricche di vegetali possa comportare un’ulteriore riduzione dell’assorbimento del calcio stesso; la diversa capacità delle proteine di origine animale, o invece di origine vegetale, di stimolare il rilascio endogeno di IGF-1 (un importante fattore di crescita) potrebbe pure tradursi in una diversa solidità scheletrica e quindi in una differente propensione alle fratture.
Lo studio in conclusione suggerisce che i vegani siano caratterizzati da una maggiore probabilità di fratture, probabilmente conseguenza di una struttura ossea meno solida. Chi segue questo tipo di dieta dovrebbe quindi probabilmente sottoporsi ad accertamenti periodici per valutare la propria densità ossea e prendere, eventualmente, le necessarie contromisure.

Glossario

  • Osteoporosi

    Rarefazione del tessuto osseo per diminuzione dell'attività degli osteoblasti, legata all'età o a malattie.

Vegetarian and vegan diets and risks of total and site-specific fractures: results from the prospective EPIC-Oxford study.

BACKGROUND: There is limited prospective evidence on possible differences in fracture risks between vegetarians, vegans, and non-vegetarians. We aimed to study this in a prospective cohort with a large proportion of non-meat eaters.
METHODS: In EPIC-Oxford, dietary information was collected at baseline (1993-2001) and at follow-up (≈ 2010). Participants were categorised into four diet groups at both time points (with 29,380 meat eaters, 8037 fish eaters, 15,499 vegetarians, and 1982 vegans at baseline in analyses of total fractures). Outcomes were identified through linkage to hospital records or death certificates until mid-2016. Using multivariable Cox regression, we estimated the risks of total (n = 3941) and site-specific fractures (arm, n = 566; wrist, n = 889; hip, n = 945; leg, n = 366; ankle, n = 520; other main sites, i.e. clavicle, rib, and vertebra, n = 467) by diet group over an average of 17.6 years of follow-up.
RESULTS: Compared with meat eaters and after adjustment for socio-economic factors, lifestyle confounders, and body mass index (BMI), the risks of hip fracture were higher in fish eaters (hazard ratio 1.26; 95% CI 1.02-1.54), vegetarians (1.25; 1.04-1.50), and vegans (2.31; 1.66-3.22), equivalent to rate differences of 2.9 (0.6-5.7), 2.9 (0.9-5.2), and 14.9 (7.9-24.5) more cases for every 1000 people over 10 years, respectively. The vegans also had higher risks of total (1.43; 1.20-1.70), leg (2.05; 1.23-3.41), and other main site fractures (1.59; 1.02-2.50) than meat eaters. Overall, the significant associations appeared to be stronger without adjustment for BMI and were slightly attenuated but remained significant with additional adjustment for dietary calcium and/or total protein. No significant differences were observed in risks of wrist or ankle fractures by diet group with or without BMI adjustment, nor for arm fractures after BMI adjustment.
CONCLUSIONS: Non-meat eaters, especially vegans, had higher risks of either total or some site-specific fractures, particularly hip fractures. This is the first prospective study of diet group with both total and multiple specific fracture sites in vegetarians and vegans, and the findings suggest that bone health in vegans requires further research.

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