Effetti di salute di diete vegetariane a confronto con diete onnivore. I risultati di una umbrella review

Oussalah A, Levy J, Berthezène C, Alpers DH, Guéant JL.
Clin Nutr.2020;S0261-5614(20)30101-1. [Epub ahead of print]

21-04-2020

Gli effetti di salute delle diete vegetariane o vegane sono spesso oggetto di dibattito, sia nella comunità medico-scientifica e sia sui media non specializzati, specie se confrontate con le diete che includono invece alimenti di origine animale, come le carni e i derivati. Appare quindi interessante il lavoro degli autori di questa umbrella-review, che hanno analizzato tutte le metanalisi e revisioni sistematiche reperibili in letteratura sull’argomento, valutando l’effetto dei vari modelli di dieta vegetariana (che vanno dalla semplice esclusione delle carni fino alla completa eliminazione di qualunque alimento di origine animale) su alcuni fattori di rischio o su specifiche patologie. Gli effetti di queste diete sull’ambiente, cui si presta crescente attenzione, non sono stati invece esaminati in questo lavoro.
I risultati della review mostrano che il profilo di effetti delle diete valutate è piuttosto variegato. Da un lato si conferma come le diete vegetariane, nel loro complesso, si associno a un migliore profilo lipidico e lipoproteico rispetto alle diete onnivore, con valori significativamente più bassi della colesterolemia totale e legata alle lipoproteine LDL, di 21 e 18 mg/dL rispettivamente; tale riduzione si estende peraltro anche al colesterolo HDL, cui si attribuisce in genere un effetto protettivo anti-aterosclerotico, i cui valori sono inferiori di 3 mg/dL circa. Le diete vegetariane consentirebbero anche un migliore controllo dell’obesità, ma – curiosamente - non dei marker infiammatori (e specificamente della PCR). Chi esclude alimenti di origine animale ha invece un più basso apporto di ferro e zinco e di vitamina B12, con livelli più elevati dell’omocisteina plasmatica (non necessariamente rilevanti, sul piano pratico).
La valutazione diretta degli effetti di salute lascia emergere invece risultati per certi versi sorprendenti: le diete vegetariane nel loro complesso si associano a una riduzione significativa, dell’ordine dell’11%, degli eventi complessivi sfavorevoli di salute, se confrontati con le diete onnivore. Tale differenza è tuttavia dovuta esclusivamente al contributo della dieta degli avventisti del settimo giorno, che correla con una riduzione degli stessi eventi del 28% circa: se si elimina il contributo di questa dieta (che consente di consumare latte, derivati del latte e uova, e che si inserisce in uno stile di vita fisicamente molto attivo che prevede anche la completa proscrizione di fumo e alcool), le rimanenti diete classificate come vegetariane hanno effetti solo marginalmente migliori rispetto alle diete onnivore, con una riduzione del rischio di effetti sfavorevoli di salute pari al 3% circa (una differenza non significativa sul piano statistico).
Più nello specifico, le diete vegetariane si assocerebbero ad un minor rischio di sviluppare malattie ischemiche di cuore, o la malattia diabetica (gli unici parametri che migliorerebbero sia includendo e sia escludendo dalla valutazione gli studi che hanno riguardato gli avventisti del settimo giorno); anche l’incidenza complessiva dei tumori sarebbe più bassa (ma non la mortalità per queste patologie); nessuna correlazione significativa si osserverebbe invece con le malattie cerebrovascolari e alcune neoplasie ad elevata incidenza, come il cancro colo-rettale, il cancro della mammella, della prostata, dei polmoni, o sulla mortalità per qualunque causa. Sfavorevole sarebbe invece l’effetto sulla densità ossea.
A un tentativo di valutazione complessiva le diete vegetariane sembrano quindi associarsi ad un modesto miglioramento della salute rispetto alle diete onnivore; il contributo degli studi condotti sugli avventisti del settimo giorno, il cui stile di vita, come si ricordava, comprende oltre a una dieta specifica anche l’eliminazione di molti fattori di rischio non alimentari, sarebbe tuttavia determinante. Parte di queste differenze, secondo gli autori, sarebbe ascrivibile alle differenze nel microbiota intestinale indotte dalle diete ad alto o a basso tenore di fibra o di composti specifici (come la carnitina, la colina, ecc.)
Queste osservazioni evidenziano quindi la limitata utilità della differenziazione tra diete onnivore e diete vegetariane nell’identificare il pattern dietetico caratterizzato dei migliori effetti di salute; appare ragionevole immaginare che una dieta basata prevalentemente su alimenti di origine vegetale, ma integrata da quantità non eccessive di alimenti di origine animale (come le diete definite flexitariane), specie se integrata in uno stile di vita salutare, possa rappresentare il modello di riferimento da promuovere.

Glossario

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Health outcomes associated with vegetarian diets: An umbrella review of systematic reviews and meta-analyses

Background: Several meta-analyses evaluated the association between vegetarian diets and health outcomes. To integrate the large amount of the available evidence, we performed an umbrella review of published meta-analyses that investigated the association between vegetarian diets and health outcomes.
Methods: We performed an umbrella review of the evidence across meta-analyses of observational and interventional studies. PubMed, Embase, Cochrane Database of Systematic Reviews, and ISI Web of Knowledge. Additional articles were retrieved from primary search references. Meta-analyses of observational or interventional studies that assessed at least one health outcome in association with vegetarian diets. We estimated pooled effect sizes (ESs) using four different random-effect models: DerSimonian and Laird, maximum likelihood, empirical Bayes, and restricted maximum likelihood. We assessed heterogeneity using I2 statistics and publication bias using funnel plots, radial plots, normal Q-Q plots, and the Rosenthal's fail-safe N test.
Results: The umbrella review identified 20 meta-analyses of observational and interventional research with 34 health outcomes. The majority of the meta-analyses (80%) were classified as moderate or high-quality reviews, based on the AMSTAR2 criteria. By comparison with omnivorous diets, vegetarian diets were associated with a significantly lower concentration of blood total cholesterol (pooled ES = -0.549 mmol/L; 95% CI: -0.773 to -0.325; P < 0.001), LDL-cholesterol (pooled ES = -0.467 mmol/L; 95% CI: -0.600 to -0.335); P < 0.001), and HDL-cholesterol (pooled ES = -0.082 mmol/L; 95% CI: -0.095 to -0.069; P < 0.001). In comparison to omnivorous diets, vegetarian diets were associated with a reduced risk of negative health outcomes with a pooled ES of 0.886 (95% CI: 0.848 to 0.926; P < 0.001). In comparison to omnivores, Seventh-day Adventists (SDA) vegetarians had a significantly reduced risk of negative health outcomes with a pooled ES of 0.721 (95% CI: 0.625 to 0.832; P < 0.001). Non-SDA vegetarians had no significant reduction of negative health outcomes when compared to omnivores (pooled ES = 0.973; 95% CI: 0.873 to 1.083; P = 0.51). Vegetarian diets were associated with harmful outcomes on one-carbon metabolism markers (lower concentrations of vitamin B12 and higher concentrations of homocysteine), in comparison to omnivorous diets.

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