Elevati livelli circolanti di acido linoleico (un omega-6) si associano ad un minore rischio cardiovascolare. Nessuna correlazione per l’acido arachidonico

Marklund M, Wu JHY, Imamura F, Del Gobbo LC, Fretts A, de Goede J, et al.; Cohorts for Heart and Aging Research in Genomic Epidemiology (CHARGE) Fatty Acids and Outcomes Research Consortium (FORCE)
Circulation. 2019 Apr 11. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.118.038908. [Epub ahead of print]

16-04-2019

Gli autori di questo lavoro hanno elaborato i risultati di 30 studi prospettici condotti in 13 paesi, con un follow-up compreso tra 2,5 e 31,9 anni, che hanno considerato la relazione tra i livelli circolanti di specifici acidi grassi e la salute.  In particolare, gli autori si sono focalizzati sulle concentrazioni degli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6, come l’acido linoleico, essenziale, e l’acido arachidonico, misurate in diversi compartimenti (nel plasma totale, nei fosfolipidi plasmatici, negli esteri del colesterolo plasmatici, nei globuli rossi e a livello del tessuto adiposo), utilizzando poi questi dati per suddividere la popolazione totale in quintili caratterizzati da livelli crescenti dei livelli stessi. È emerso che ai livelli più elevati di acido linoleico corrisponde una significativa riduzione del rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, o di incorrere in una morte cardiovascolare o in un ictus ischemico, del 7%, 22% e 12% rispettivamente.  Nessuna correlazione lineare è stata invece rilevata tra i livelli di acido arachidonico, determinati in qualunque compartimento dell’organismo, e gli eventi cardiovascolari, tranne che per le percentuali di questo acido grasso nei lipidi totali plasmatici, che correlavano con la riduzione del rischio cardiovascolare complessivo.  Tutte le correlazioni sembravano indipendenti da sesso, età, etnia, livelli di polinsaturi omega-3, presenza di malattia diabetica, uso di statine e di aspirina, anno nel quale erano stati analizzati gli acidi grassi. Gli autori ricordano che le evidenze disponibili consentono di attribuire all’acido linoleico diversi effetti metabolici che possono spiegare le associazioni rilevate: modulazione del profilo lipidico, riduzione dell’insulinoresistenza, controllo dell’infiammazione sistemica, dei valori pressori e della composizione corporea.
In conclusione, questi risultati confermano l’esistenza di un’associazione inversa tra rischio di eventi cardiovascolari, e in particolare di eventi fatali e ictus, e livelli endogeni di acido linoleico della serie omega-6.  Poiché le concentrazioni di questo acido grasso essenziale, che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare, riflettono direttamente l’apporto con la dieta, le conclusioni dello studio supportano l’importanza di raccomandazioni mirate a ottimizzare l’apporto di omega-6 e mettono in luce i limiti delle raccomandazioni nutrizionali, che in larga parte trascurano gli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6, e in alcuni casi rafforzano il pregiudizio che vede questi acidi grassi “in contrapposizione” con quelli della serie omega-3, e quindi da mantenere entro consumi contenuti.

Glossario

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Quintili

    Gruppi pari ad un quinto della popolazione in esame, ottenuti disponendo i soggetti in ordine crescente secondo un certo parametro (ad es. l'altezza, o il consumo di un alimento, e cosi via), e separando poi il 20% dei soggetti con i valori più bassi del parametro in esame (I quintile), il 20% successivo (II quintile) e cosi via fino al 20% con valori più elevati (V quintile). Analoghe operazioni possono portare a suddividere la popolazione in terzili (tre gruppi) quartili (quattro gruppi) o percentili (cento gruppi).

  • Malattia cardiovascolare

    Che interessa sia il cuore sia i vasi.

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

Biomarkers of Dietary Omega-6 Fatty Acids and Incident Cardiovascular Disease and Mortality: An Individual-Level Pooled Analysis of 30 Cohort Studies.

BACKGROUND: Global dietary recommendations for and cardiovascular effects of linoleic acid, the major dietary omega-6 fatty acid, and its major metabolite, arachidonic acid, remain controversial. To address this uncertainty and inform international recommendations, we evaluated how in vivo circulating and tissue levels of linoleic acid (LA) and arachidonic acid (AA) relate to incident cardiovascular disease (CVD) across multiple international studies.
METHODS: We performed harmonized, de novo, individual-level analyses in a global consortium of 30 prospective observational studies from 13 countries. Multivariable-adjusted associations of circulating and adipose tissue LA and AA biomarkers with incident total CVD and subtypes (coronary heart disease (CHD), ischemic stroke, cardiovascular mortality) were investigated according to a prespecified analytical plan. Levels of LA and AA, measured as % of total fatty acids, were evaluated linearly according to their interquintile range (i.e., the range between the mid-point of the first and fifth quintiles), and categorically by quintiles. Study-specific results were pooled using inverse-variance weighted meta-analysis. Heterogeneity was explored by age, sex, race, diabetes, statin use, aspirin use, omega-3 levels, and fatty acid desaturase 1 genotype (when available).
RESULTS: In 30 prospective studies with medians of follow-up ranging 2.5 to 31.9 years, 15,198 incident cardiovascular events occurred among 68,659 participants. Higher levels of LA were significantly associated with lower risks of total CVD, cardiovascular mortality, and ischemic stroke, with hazard ratios per interquintile range of 0.93 (95% CI: 0.88-0.99), 0.78 (0.70-0.85), and 0.88 (0.79-0.98), respectively, and nonsignificantly with lower CHD risk (0.94; 0.88-1.00). Relationships were similar for LA evaluated across quintiles. AA levels were not associated with higher risk of cardiovascular outcomes; comparing extreme quintiles, higher levels were associated with lower risk of total CVD (0.92; 0.86-0.99). No consistent heterogeneity by population subgroups was identified in the observed relationships.
CONCLUSIONS: In pooled global analyses, higher in vivo circulating and tissue levels of LA and possibly AA were associated with lower risk of major cardiovascular events. These results support a favorable role for LA in CVD prevention.

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