I livelli di assunzione di sale (e quindi di sodio) nel nostro Paese si sono ridotti in media del 12-13% tra il 2008-2012 e il 2018-2019

Donfrancesco C, Lo Noce C, Russo O, Minutoli D, Di Lonardo A, Profumo E, Buttari B, Iacone R, Vespasiano F, Vannucchi S, Onder G, Galletti F, Galeone D, Bellisario P, Gulizia MM, Giampaoli S, PalmieriL, Strazzullo P.
Nutr Metab cardiovasc Dis. 31 October 2020

01-12-2020

Il contenimento dell’apporto di sale, e quindi di sodio, con gli alimenti è una delle principali strategie proposte dall’OMS per ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche non trasmissibili (cardio e cerebrovascolari e tumori). Le evidenze a supporto di tale approccio, specie quando gli apporti sono decisamente elevati, sono solide: secondo i risultati del Global Burden of Disease Risk Factors Collaboration, l’eccesso di sale/sodio, che è al primo posto tra i fattori di rischio dieta correlati a livello globale, sarebbe responsabile di oltre 4 milioni di morti all’anno nel mondo.
Appare quindi particolarmente positivo il dato emerso dalla più recente indagine italiana (progetto CUORE/MINISAL-GIRCSI/MENO SALE PIU’ SALUTE): l’apporto di sale con l’alimentazione nel nostro Paese si è ridotto in modo significativo in meno di 10 anni: del 13% per le donne e del 12% per gli uomini, indipendentemente da età, indice di massa corporea e altri fattori potenzialmente confondenti.
Lo studio, che ha coinvolto circa 1.900 persone di 35-74 anni residenti in 10 regioni tra il 2008 e il 2012 e poco meno di 2.000 tra il 2018 e il 2019, è basato sulla determinazione del sodio escreto con le urine nell’arco delle 24 ore, una misura indiretta ma particolarmente accurata dell’assunzione con gli alimenti. 
La variazione osservata riflette probabilmente la maggiore attenzione sia al sale aggiunto, confermata dal maggior numero di persone che tra il 2018 e il 2019, rispetto al periodo 2008-2012, hanno affermato di non salare mai, o di salare solo raramente, le pietanze in tavola, e sia al sale nascosto, come dimostra l’aumento nel tempo delle preferenze per il pane poco sapido.
I livelli medi di consumo più recenti (9,5 g/die per gli uomini e 7,2 g/die per le donne) sono comunque ancora superiori rispetto ai valori proposti dalle linee guida; tuttavia, gli autori sottolineano come la riduzione dell’apporto di sodio ottenuta in 10 anni corrisponda a circa un terzo di quella auspicata dall’OMS come obiettivo del Global Action Plan 2013-2020 e pari al 30% della quota iniziale. Un risultato, frutto della strategia che ha coinvolto diversi stakeholders a livello nazionale (tra gli altri le società scientifiche, le aziende, i panificatori), che conferma l’efficacia dell’approccio globale e dimostra l’opportunità di proseguire incentivando le campagne di educazione e l’attività di sorveglianza dei consumi di sodio nel nostro paese.

Trend of salt intake measured by 24-h urine collection in the Italian adult population between the 2008 and 2018 CUORE Project surveys

BACKGROUND AND AIMS: The WHO Global Action Plan for the Prevention of NCDs recommends a 30% relative reduction in mean population salt/sodium intake. The Study assessed the trend in the habitual salt intake of the Italian adult population from 2008-2012 to 2018-2019 based on 24-hour urinary sodium excretion, in the framework of the CUORE Project/MINISAL-GIRCSI/MENO SALE PIU’ SALUTE national surveys.
METHODS AND RESULTS: Data were from cross-sectional surveys of randomly selected age and sex stratified samples of resident persons aged 35-74 years in 10 (out of 20) Italian Regions distributed in North, Centre and South of the Country. Urinary sodium and creatinine measurements were carried out in a central laboratory. Analyses considered 942 men and 916 women, examined in 2008-2012, and 967 men and 1,010 women, examined in 2018-2019. The age-standardized mean daily population salt (sodium chloride) intake was 10.8 g (95% CI 10.5-11.1) in men and 8.3 g (8.1-8.5) in women in 2008-2012 and respectively 9.5 g (9.3-9.8) and 7.2 g (7.0-7.4) in 2018-19. A statistically significant (p<0.0001) salt intake reduction was thus observed over 10 years for both genders, and all age, BMI and educational classes.
CONCLUSIONS:The average daily salt intake of the Italian general adult population remains higher than the WHO recommended level but a significant reduction of 12% in men and 13% in women has occurred in the past ten years. These results encourage the initiatives undertaken by the Italian Ministry of Health aimed at the reduction of salt intake at the population level.

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