I marcatori di infiammazione e di varie alterazione metaboliche sono più bassi nel sangue dei consumatori abituali di caffè

Hang D, Kværner AS, Ma W, Hu Y, Tabung FK, Nan H, Hu Z, Shen H, Mucci LA, Chan AT, Giovannucci EL, Song M.
Am J Clin Nutr. 2019 Mar 5. [Epub ahead of print]

08-03-2019

È noto da tempo che il consumo regolare di caffè è associato a una riduzione del rischio di malattie croniche cardiovascolari, metaboliche, oncologiche. Il caffè è del resto una fonte riconosciuta di composti bioattivi, in grado di modulare una molteplicità di processi fisiologici.
Questa analisi è stata condotta su dati ottenuti dai due grandi studi di popolazione statunitensi, che hanno coinvolto infermiere (Nurses’ Health Study) e operatori sanitari di sesso maschile (Health Professionals Follow up Study), con lo scopo di chiarire i possibili meccanismi dell’effetto protettivo del consumo regolare di caffè nei confronti dell’apparato cardiovascolare e della salute metabolica.
L’analisi ha considerato le concentrazioni nel sangue di 17.881 donne e 8.748 uomini di biomarcatori, vale a dire le molecole che segnalano la presenza, di infiammazione e di altre alterazioni metaboliche, che sono stati analizzati in rapporto ai livelli di consumo di caffè registrati nelle popolazioni allo studio con appositi questionari.
È stato possibile rilevare che i livelli dei principali biomarcatori di infiammazione (la proteina C reattiva e l’interleuchina 6) erano significativamente inferiori nei consumatori abituali di almeno 4 tazze di caffè al giorno, sia con caffeina e sia decaffeinato, rispetto ai non consumatori (- 17% e - 8%, rispettivamente). Il consumo di caffè è risultato associato anche a livelli più bassi di leptina e estrogeni, ma anche a più elevati livelli di adiponectina (una citochina antinfiammatoria), e testosterone (il più tipico ormone maschile). L’assenza di differenze in relazione alla presenza o meno della caffeina suggerisce che siano altri i costituenti bioattivi del caffè responsabili dell’effetto antinfiammatorio.
Questi dati contribuiscono a chiarire, almeno in parte, in che modo il consumo regolare di caffè, possa concorrere a ridurre nel tempo il rischio di alcune malattie croniche, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche.

Glossario

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

  • Interleuchina 6

    Prodotta dai monociti, fibroblasti nel topo dalle cellule T, ha i seguenti effetti: febbre (pirogeno), induzione della crescita dei plasmocitomi e degli ibridomi, amplificazione della produzione di Ig, aumento del MHC di classe I sui fibroblasti, sinergismo con IL-2 nella produzione delle proteine di fase acuta da parte degli epatociti, sinergismo con IL-3 nella crescita delle cellule emopoietiche, induzione della differenziazione dei CTL.

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

Coffee consumption and plasma biomarkers of metabolic and inflammatory pathways in US health professionals.

BACKGROUND: Coffee consumption has been linked to lower risk of various health outcomes. However, the biological pathways mediating the associations remain poorly understood.
OBJECTIVES: The aim of this study was to assess the association between coffee consumption and concentrations of plasma biomarkers in key metabolic and inflammatory pathways underlying common chronic diseases.
METHODS: We investigated the associations of total, caffeinated, and decaffeinated coffee consumption with 14 plasma biomarkers, including C-peptide, insulin-like growth factor 1 (IGF-1), IGF binding protein (IGFBP) 1, IGFBP-3, estrone, total and free estradiol, total and free testosterone, sex hormone-binding globulin (SHBG), total adiponectin, high-molecular-weight (HMW) adiponectin, leptin, C-reactive protein (CRP), interleukin 6 (IL-6), and soluble tumor necrosis factor receptor 2 (sTNFR-2). Data were derived from 2 cohorts of 15,551 women (Nurses' Health Study) and 7397 men (Health Professionals Follow-Up Study), who provided detailed dietary data before blood draw and were free of diabetes, cardiovascular disease, or cancer at the time of blood draw. Multivariable linear regression was used to calculate the percentage difference of biomarker concentrations comparing coffee drinkers with nondrinkers, after adjusting for a variety of demographic, clinical, and lifestyle factors.
RESULTS: Compared with nondrinkers, participants who drank ≥4 cups of total coffee/d had lower concentrations of C-peptide (-8.7%), IGFBP-3 (-2.2%), estrone (-6.4%), total estradiol (-5.7%), free estradiol (-8.1%), leptin (-6.4%), CRP (-16.6%), IL-6 (-8.1%), and sTNFR-2 (-5.8%) and higher concentrations of SHBG (5.0%), total testosterone (7.3% in women and 5.3% in men), total adiponectin (9.3%), and HMW adiponectin (17.2%). The results were largely similar for caffeinated and decaffeinated coffee.
CONCLUSIONS: Our data indicate that coffee consumption is associated with favorable profiles of numerous biomarkers in key metabolic and inflammatory pathways.

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