Il consumo di caffè, con o senza caffeina e comunque preparato, si conferma protettivo nei confronti del rischio di mortalità prematura

Loftfield E, Cornelis MC, Caporaso N, Yu K, Sinha R, Freedman N.
JAMA Intern Med. 2018 Jul 2. [Epub ahead of print]

20-07-2018

Il consumo quotidiano di caffè, con o senza caffeina e preparato secondo il gusto personale, eserciterebbe un effetto protettivo nei confronti della mortalità per tutte le cause. È questa la conclusione dell’analisi condotta dal National Cancer Institute statunitense sui dati relativi a 10 anni di osservazione su un campione di popolazione monitorato dalla UK Biobank, costituito da oltre mezzo milione di uomini e donne britannici, dell’età media di 57 anni all’arruolamento.
All’inizio dello studio sono state raccolte informazioni sui livelli di assunzione di caffè e su età, etnia, BMI, attività fisica, livello di istruzione, consumo di alcolici, eventuale abitudine al fumo presente o pregressa. L’analisi statistica di questa notevole mole di dati conferma i benefici associati al consumo di caffè, con una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause dell’8% in relazione all’assunzione quotidiana di almeno una tazza, rispetto al non consumo.
La protezione aumenterebbe in parallelo con le tazze di caffè consumate quotidianamente, fino a un picco del 16% per 6-7 tazze, che si stabilizza se i consumi superano questo livello.
L’analisi aggiunge dettagli inediti al già confermato ruolo positivo per la salute del consumo abituale di caffè. I benefici appaiono complessivamente indipendenti dal tipo di caffè scelto, con caffeina o meno, e dal tipo di preparazione (istantaneo, ottenuto per filtrazione, preparato con moka o espresso), anche se va precisato che il contenuto di polifenoli del caffè istantaneo è inferiore rispetto agli altri.
L’assenza di associazione tra presenza di caffeina e sviluppo dell’effetto protettivo induce ad ipotizzare che esso sia dovuto principalmente alla ricca componente polifenolica del caffè, e spiega probabilmente l’assenza di interferenza, sul beneficio osservato, delle alterazioni geneticamente determinate del metabolismo della caffeina;  la protezione risulta invece più marcata nelle persone con problemi di salute e nei fumatori, attuali o pregressi.
In conclusione, i ricercatori dichiarano che questi dati, nonostante siano soltanto osservazionali, provengono da un campione sufficientemente ampio e ben controllato, tale da permettere di sostenere il consumo quotidiano di caffè (fino a 6-7 tazze al giorno) nell’ambito di un’alimentazione corretta ed orientata al mantenimento del benessere.

Glossario

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

Association of Coffee Drinking With Mortality by Genetic Variation in Caffeine Metabolism: Findings From the UK Biobank.

IMPORTANCE: Prospective cohorts in North America, Europe, and Asia show consistent inverse associations between coffee drinking and mortality, including deaths from cardiovascular disease and some cancers. However, concerns about coffee, particularly among people with common genetic polymorphisms affecting caffeine metabolism and among those drinking more than 5 cups per day, remain.
OBJECTIVE: To evaluate associations of coffee drinking with mortality by genetic caffeine metabolism score.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS: The UK Biobank is a population-based study that invited approximately 9.2 million individuals from across the United Kingdom to participate. We used baseline demographic, lifestyle, and genetic data form the UK Biobank cohort, with follow-up beginning in 2006 and ending in 2016, to estimate hazard ratios (HRs) for coffee intake and mortality, using multivariable-adjusted Cox proportional hazards models. We investigated potential effect modification by caffeine metabolism, defined by a genetic score of previously identified polymorphisms in AHR, CYP1A2, CYP2A6, and POR that have an effect on caffeine metabolism. Of the 502 641 participants who consented with baseline data, we included those who were not pregnant and had complete data on coffee intake and smoking status (n = 498 134).
EXPOSURES: Total, ground, instant, and decaffeinated coffee intake.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES: All-cause and cause-specific mortality.
RESULTS: The mean age of the participants was 57 years (range, 38-73 years); 271 019 (54%) were female, and 387 494 (78%) were coffee drinkers. Over 10 years of follow-up, 14 225 deaths occurred. Coffee drinking was inversely associated with all-cause mortality. Using non-coffee drinkers as the reference group, HRs for drinking less than 1, 1, 2 to 3, 4 to 5, 6 to 7, and 8 or more cups per day were 0.94 (95% CI, 0.88-1.01), 0.92 (95% CI, 0.87-0.97), 0.88 (95% CI, 0.84-0.93), 0.88 (95% CI, 0.83-0.93), 0.84 (95% CI, 0.77-0.92), and 0.86 (95% CI, 0.77-0.95), respectively. Similar associations were observed for instant, ground, and decaffeinated coffee, across common causes of death, and regardless of genetic caffeine metabolism score. For example, the HRs for 6 or more cups per day ranged from 0.70 (95% CI, 0.53-0.94) to 0.92 (95% CI, 0.78-1.10), with no evidence of effect modification across strata of caffeine metabolism score (P = .17 for heterogeneity).
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: Coffee drinking was inversely associated with mortality, including among those drinking 8 or more cups per day and those with genetic polymorphisms indicating slower or faster caffeine metabolism. These findings suggest the importance of noncaffeine constituents in the coffee-mortality association and provide further reassurance that coffee drinking can be a part of a healthy diet.

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