Il consumo di dolcificanti acalorici non correla con la risposta glicemica ed insulinemica postprandiale

Greyling A, Appleton KM, Raben A, Mela DJ.
[published online ahead of print, 2020 Jul 16]. Am J Clin Nutr. 2020;nqaa167. doi:10.1093/ajcn/nqaa167

10-09-2020

I dolcificanti non calorici rappresentano, com’è ben noto, un’alternativa potenzialmente interessante per controllare gli effetti metabolici dell’assunzione di eccessive quantità di zuccheri semplici. La loro capacità dolcificante, da alcune decine ad alcune migliaia di volte superiore a quello dello zucchero da cucina (saccarosio), consente infatti di ottenere un gusto dolce adeguato, sia negli alimenti solidi e sia nelle bevande, senza apportare di fatto quantità significative di calorie. Gli effetti di salute dell’uso di questi dolcificanti sono per altro oggetto di un’ampia discussione nella comunità medica. In alcuni modelli sperimentali in vitro o nell’animale l’impiego di questi dolcificanti, attraverso la loro interazione con i recettori per il gusto dolce, si è rivelato in grado di indurre una secrezione insulinica: con la possibile conseguenza di modificazioni della glicemia, e quindi dell’apporto di cibo o della risposta metabolica ad alimenti contenenti carboidrati. Alcuni autori ritengono che questi effetti spieghino i risultati degli studi di epidemiologia osservazionale che non hanno rilevato effetti favorevoli (e talvolta ne hanno rilevati di sfavorevoli) associati all’uso di questi dolcificanti sul peso corporeo o su parametri glicometabolici.
I lavori esaminati in questa metanalisi, (26, per un totale di 452 soggetti arruolati) sembrerebbero invece escludere qualunque effetto significativo dei dolcificanti non calorici sulla risposta glicemica ed insulinemica postprandiale. Nei soli soggetti diabetici si è osservata una blanda riduzione dell’insulinemia postprandiale: un risultato favorevole, che gli autori tuttavia considerano con molta cautela. L’impatto praticamente nullo di questi dolcificanti sulle risposte metaboliche esaminate suggerisce che molti degli effetti sfavorevoli emersi dagli studi osservazionali vadano pure valutati criticamente. In questi studi, infatti, da un lato non risulta facile stimare con esattezza l’esposizione ai dolcificanti dei soggetti arruolati, e dall’altro è presente un evidente rischio di “reverse causality”. È in altre parole plausibile che soggetti con anomalie metaboliche, quali il sovrappeso, la sindrome metabolica, l’obesità o diabete, tendano a usare questi dolcificanti in misura maggiore rispetto ai soggetti non portatori delle stesse patologie, nel tentativo di limitare l’apporto calorico da zuccheri, e che l’associazione rilevata tra il consumo dei dolcificanti e la presenza di queste patologie sia quindi guidata dalla presenza della patologia, e non conseguente all’uso dei dolcificanti.
La metanalisi suggerisce quindi, nel complesso, che questi dolcificanti possano essere utilizzati nel controllo dell’apporto calorico da zuccheri semplici senza temere che il loro consumo si rifletta in modo sfavorevole sulla risposta glicemica ed insulinemica postprandiale. Rimane invece aperta la possibilità, sollevata da altri autori e non esaminata in questa metanalisi, che gli stessi dolcificanti aumentino la tendenza delle persone a ricercare il gusto dolce, o influenzino il microbiota intestinale. Questi aspetti andrebbero indagati in studi sperimentali ad hoc.

Glossario

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Acute glycemic and insulinemic effects of low-energy sweeteners: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials

BACKGROUND: It has been suggested that low-energy sweeteners (LES) may be associated with an increased risk of metabolic diseases, possibly due to stimulation of glucose-responsive mechanisms.
OBJECTIVE: We conducted a systematic review and meta-analysis of human intervention studies examining the acute effect of LES intake on postprandial glucose (PPG) and postprandial insulin (PPI) responses, in order to comprehensively and objectively quantify these relations.
METHODS: We systematically searched the Medline, OVID FSTA, and SCOPUS databases until January 2020. Randomized controlled trials comparing acute postprandial effects on PPG and/or PPI after exposure to LES, either alone, with a meal, or with other nutrient-containing preloads to the same intervention without LES were eligible for inclusion. PPG and PPI responses were calculated as mean incremental area under the curve divided by time. Meta-analyses were performed using random effects models with inverse variance weighing.
RESULTS: Twenty-six papers (34 PPG trials and 29 PPI trials) were included. There were no reports of statistically significant differences in the effects of LES on PPG and PPI responses compared with control interventions. Pooled effects of LES intake on the mean change difference in PPG and PPI were -0.02 mmol/L (95% CI: -0.09, 0.05) and -2.39 pmol/L (95% CI: -11.83, 7.05), respectively. The results did not appreciably differ by the type or dose of LES consumed, cointervention type, or fasting glucose and insulin levels. Among patients with type 2 diabetes, the mean change difference indicated a smaller PPG response after exposure to LES compared with the control (-0.3 mmol/L; 95% CI: -0.53, -0.07).
CONCLUSIONS: Ingestion of LES, administered alone or in combination with a nutrient-containing preload, has no acute effects on the mean change in postprandial glycemic or insulinemic responses compared with a control intervention. Apart from a small beneficial effect on PPG (-0.3 mmol/L) in studies enrolling patients with type 2 diabetes, the effects did not differ by type or dose of LES, or fasting glucose or insulin levels. This review and meta-analysis was registered at PROSPERO as CRD42018099608.

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