Il consumo di noci migliora il profilo lipidemico e modifica la composizione del microbiota, riducendo la sintesi di acidi biliari secondari, dannosi per il colon

Holscher HD, Guetterman HM, Swanson KS, An R, Matthan NR, Lichtenstein AH, Novotny JA, Baer DJ.
J Nutr. 2018 May 3. doi: 10.1093/jn/nxy004. [Epub ahead of print]

01-06-2018

Questo è il primo studio che approfondisce l’associazione tra la composizione del microbiota, il consumo quotidiano di noci e fattori di rischio cardiovascolare e di carcinoma del colon. Gli autori hanno confrontato, in un gruppo di uomini e donne adulti e sani, di età compresa tra 50 e 55 anni, gli effetti del consumo di 42 g di gherigli di noce al giorno per tre settimane, rispetto a tre settimane di un’alimentazione simile per apporto calorico, ma priva di noci.
I rilievi necessari al confronto sono stati fatti al termine di ciascuno dei due periodi di studio. Rispetto alla dieta senza noci, quella che prevedeva l’assunzione di questa frutta oleaginosa (a una dose in realtà piuttosto elevata) ha modificato la composizione del microbiota intestinale, aumentando la presenza dei ceppi batterici che sintetizzano butirrato, molecola ad azione trofica sulla parete del colon. La modificazione del microbiota indotta dal consumo di noci ha anche ridotto la formazione di acidi biliari secondari (- 25% per l’acido deossicolico e – 45% per l’acido litocolico), ad azione proinfiammatoria, e dotati di un effetto negativo sul rischio di carcinoma del colon.
La riduzione della colesterolemia del 4% e di quella LDL del 7% non è invece associabile alla mutata composizione del microbiota.
Un ulteriore effetto benefico esercitato dal consumo di noci è attribuibile all’apporto di fibra, polifenoli e di acidi grassi polinsaturi, in grado di controllare la sintesi di composti infiammatori. Questa frutta a guscio, tra l’altro, apporta acido ellagico che, metabolizzato dal microbiota, si trasforma in urolitina, ad azione antinfiammatoria.
In conclusione, questa ricerca conferma gli effetti positivi esercitati dal consumo quotidiano di noci nella prevenzione cardiovascolare e oncologica.

Walnut Consumption Alters the Gastrointestinal Microbiota, Microbially Derived Secondary Bile Acids, and Health Markers in Healthy Adults: A Randomized Controlled Trial.

BACKGROUND: Epidemiologic data suggest that diets rich in nuts have beneficial health effects, including reducing total and cause-specific mortality from cancer and heart disease. Although there is accumulating preclinical evidence that walnuts beneficially affect the gastrointestinal microbiota and gut and metabolic health, these relations have not been investigated in humans.
OBJECTIVE: We aimed to assess the impact of walnut consumption on the human gastrointestinal microbiota and metabolic markers of health.
METHODS: A controlled-feeding, randomized crossover study was undertaken in healthy men and women [n = 18; mean age = 53.1 y; body mass index (kg/m2): 28.8]. Study participants received isocaloric diets containing 0 or 42 g walnuts/d for two 3-wk periods, with a 1-wk washout between diet periods. Fecal and blood samples were collected at baseline and at the end of each period to assess secondary outcomes of the study, including effects of walnut consumption on fecal microbiota and bile acids and metabolic markers of health.
RESULTS: Compared with after the control period, walnut consumption resulted in a 49-160% higher relative abundance of Faecalibacterium, Clostridium, Dialister, and Roseburia and 16-38% lower relative abundances of Ruminococcus, Dorea, Oscillospira, and Bifidobacterium (P < 0.05). Fecal secondary bile acids, deoxycholic acid and lithocholic acid, were 25% and 45% lower, respectively, after the walnut treatment compared with the control treatment (P < 0.05). Serum LDL cholesterol and the noncholesterol sterol campesterol concentrations were 7% and 6% lower, respectively, after walnut consumption compared with after the control treatment (P < 0.01).
CONCLUSIONS: Walnut consumption affected the composition and function of the human gastrointestinal microbiota, increasing the relative abundances of Firmicutes species in butyrate-producing Clostridium clusters XIVa and IV, including Faecalibacterium and Roseburia, and reducing microbially derived, proinflammatory secondary bile acids and LDL cholesterol. These results suggest that the gastrointestinal microbiota may contribute to the underlying mechanisms of the beneficial health effects of walnut consumption.

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