Il consumo regolare di derivati fermentati del latte, dallo yogurt ai formaggi a pasta dura, è correlato alla riduzione del rischio cardiovascolare e metabolico in una popolazione femminile

Buziau AM, Soedamah-Muthu SS, Geleijnse JM and Mishra GD
J Nutr. 2019 Jun 13. [Epub ahead of print]

09-07-2019

Da questa ricerca, nell’ambito della quale 7633 donne australiane di 45-50 anni sono state seguite per 15 anni, emerge un’associazione significativa tra consumo regolare di derivati del latte prodotti per fermentazione (essenzialmente yogurt e formaggi a pasta dura) e riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e metaboliche (diabete di tipo 2).
Le donne che all’inizio dello studio avevano dichiarato un maggiore apporto di questi alimenti risultavano più snelle (grazie anche a una minore assunzione quotidiana di energia), con una migliore educazione, fisicamente più attive, non fumatrici e con livelli di consumo di alcolici più contenuti. Nel corso dello studio, i soggetti con maggiore apporto di yogurt e di formaggi a pasta dura è andato incontro ad un rischio di diabete e di malattie cardiovascolari ridotti tra il 14 ed il 19%, rispetto ai soggetti con consumi inferiori. Queste associazioni protettive si attenuavano, ma senza annullarsi, dopo l’aggiustamento statistico per altri componenti della dieta, suggerendo che gli effetti protettivi stessi fossero in parte diretti, ed in parte invece attribuibili all’associazione tra i consumi di questi alimenti ed altri aspetti favorevoli della dieta.
Non è la prima volta che si mette in luce l’associazione tra consumo regolare di buone quantità di yogurt (e latticini fermentati) e migliore salute cardiovascolare e metabolica. È probabile che nel processo di fermentazione vengano rilasciate sostanze con effetti favorevoli sul controllo del metabolismo glicemico e lipidemico, oltre che sull’equilibrio pressorio.
Inoltre, i probiotici presenti nello yogurt e nei formaggi a pasta dura hanno già dimostrato di possedere proprietà antinfiammatorie, di promuovere la sintesi di vitamina K2, i cui livelli sono inversamente correlati al rischio di diabete di tipo 2 e di calcificazione delle pareti arteriose.
Infine, non bisogna dimenticare che lo yogurt è dotato di un ottimo potere saziante, che contribuisce a tenere sotto controllo l’assunzione di calorie totali.
In conclusione, questa ricerca dimostra che l’apporto di latticini fermentati contribuisce in modo significativo al mantenimento della salute cardiovascolare e metabolica in un gruppo di popolazione, le donne dai 45 anni in poi, nel periodo critico di transizione dall’età fertile alla post-menopausa.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Total Fermented Dairy Food Intake Is Inversely Associated with Cardiovascular Disease Risk in Women.

BACKGROUND: The relation between fermented dairy consumption and type 2 diabetes mellitus (T2DM) and cardiovascular disease (CVD) in an Australian population remains to be established.
OBJECTIVES: The aim of this study was to investigate the association between fermented dairy consumption and T2DM and CVD risk.
METHODS: The Australian Longitudinal Study on Women's Health included Australian women (aged 45-50 y) at baseline in 2001, who were followed up through 5 surveys until 2016. Dietary intake was assessed through the use of a validated 101-item FFQ at baseline. Main study outcomes were self-reported physician-diagnosed T2DM and CVD. Logistic regression models adjusted for sociodemographic and lifestyle factors were used to estimate the association between dairy intake and T2DM and CVD risk.
RESULTS: Of 7633 women free of diabetes at baseline, 701 (9.2%) developed T2DM during a maximum 15-y follow-up period. Women in the highest tertile of yogurt intake had lower adjusted odds of T2DM than those in the lowest tertile (OR: 0.81; 95% CI: 0.67, 0.99; P = 0.041). This relation became nonsignificant after adjustment for dietary variables and total energy intake (OR: 0.88; 95% CI: 0.71, 1.08; P = 0.21). Of 7679 women free of CVD at baseline, 835 (10.9%) cases of CVD were reported during follow-up. High intake of yogurt and total fermented dairy was associated with lower CVD risk (OR: 0.84; 95% CI: 0.70, 1.00; P = 0.05, 0.80; 0.67, 0.96; 0.017, respectively) than observed in the lowest tertile of dairy product intake. Additional adjustment attenuated the relation (OR: 0.87; 95% CI: 0.72, 1.04; P = 0.13, 0.83; 0.69, 1.00; 0.048, for yogurt and total fermented dairy, respectively). No associations were found with other dairy groups.
CONCLUSION: The findings from this population-based study of Australian women suggest an inverse association between total fermented dairy intake and CVD risk, which may partly be accounted for by other dietary components.

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