In Italia, il consumo di carni lavorate non si associa ad aumento del rischio di carcinoma renale e della vescica

Rosato V, Negri E, Serraino D, Montella M, Libra M, Lagiou P, Facchini G, Ferraroni M, Decarli A, La Vecchia C.
Nutr Cancer. 2018 Apr;70(3):418-424. doi: 10.1080/01635581.2018.1445764

16-05-2018

Questo studio caso-controllo italiano, che ha valutato l’associazione tra consumi di carni trasformate (o “processate”, come sono spesso definite in letteratura), lavorate secondo la tradizione nazionale, e andamento del rischio di due tumori del tratto urinario, ha un interesse specifico perché l’Italia fa un po’ “storia a sé” rispetto al resto d’Europa e del mondo per quanto riguarda questa categoria di prodotti. Lo dimostra anche la progressiva riduzione significativa, nel processo produttivo,  delle quantità di sale (diminuito in percentuali comprese tra il 4% e il 47%) e di conservanti (nitriti praticamente assenti, nitrati ridotti tra il 73% e il 96%, secondo il tipo di prodotto). Inoltre i consumi nazionali, oltre a privilegiare la tradizione, sono decisamente inferiori rispetto a quelli riportati dalla maggior parte delle ricerche disponibili.
Per questa ricerca sono stati raccolti i dati di 1.115 uomini e donne adulti, ospedalizzati per carcinoma renale e 1.417 ricoverati per carcinoma vescicale, a confronto rispettivamente con 2.582 e 1.732 controlli, ricoverati per cause non oncologiche in aree geografiche diverse anche per tradizioni e consumi: nel Norditalia Milano con la provincia e Udine-Pordenone, al Centro Latina e provincia, e al Sud Napoli e Catania.
Dall’analisi delle abitudini alimentari è emersa una mediana dei consumi di salumi (prosciutto, salame, bresaola, speck, salsicce, bacon e wurstel) che, sia nei casi e sia nei controlli, non supera i 15 g al giorno, corrispondenti a due porzioni standard da 50 g alla settimana:  quantità molto inferiori a quelle rilevate in altre popolazioni europee (in Germania per esempio, ma anche nella Spagna settentrionale) e nel mondo (per esempio, 4,9 porzioni a settimana in Canada ).
La ricerca non ha messo in luce alcun aumento del rischio di carcinoma renale, o di tumore alla vescica, nemmeno per gli uomini che dichiaravano di consumare oltre 25 g al giorno di carni lavorate, rispetto ai bassi consumatori (che ne assumevano cioè meno di 10 g al giorno). Risultati simili sono stati rilevati per le donne per quanto riguarda il carcinoma renale (rischio inesistente confrontando consumi quotidiani di 10 g e più rispetto a meno di 5 g), mentre un certo aumento del rischio di tumore alla vescica tra le donne fumatrici e con un insufficiente apporto settimanale di frutta (meno di 14 porzioni) non risulta rapportabile ai consumi di carni lavorate.
Queste osservazioni suggeriscono che le specificità della nostra filiera produttiva e dei livelli di consumo prevalenti nel nostro Paese richiedano una lettura critica ed attenta dei risultati della ricerca epidemiologica mondiale sul tema.

Processed Meat and Risk of Renal Cell and Bladder Cancers.

We assessed the association of processed meat intake with the risk of renal cell carcinoma (RCC) and bladder cancer. We used data from two Italian hospital-based case-control studies, including 1,115 RCC cases and 2,582 controls, and 1,417 bladder cancer cases and 1,732 controls. We calculated odds ratios (ORs) and 95% confidence intervals (CIs) with unconditional logistic regression models, adjusted for major confounders. The median consumption of processed meat in cases and controls was around 2 portions/week (50 g/portion). The ORs for a daily 10 g increment of processed meat was 0.89 (95% CI 0.84-0.94) for RCC and 1.00 (95% CI 0.94-1.06) for bladder cancer. The OR for the highest vs. the lowest consumption was 0.80 (95% CI 0.66-0.96) for RCC and 0.98 (95% CI 0.80-1.21) for bladder cancer. The ORs were consistent in strata of various covariates. For bladder cancer, however, a significant 23% excess risk was found in women (95% CI 1.03-1.47) for a daily increase of 10 g, significantly heterogeneous from the risk recorded in men (OR 0.96, 95% CI 0.90-1.02). The inconsistent results between men and women and the absence of association in both sexes combined indicate that the apparent association between processed meat and bladder cancer in women is unlikely to be causal.

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