In uomini e donne oltre i 60 anni, un regolare apporto di omega-3 a lunga catena si associa con il mantenimento di una migliore funzionalità fisica e cognitiva nel tempo

García-Esquinas E, Ortolá R, Banegas JR, Lopez-García E, Rodríguez-Artalejo F.
Int J Epidemiol. 2019 Sep 28. [Epub ahead of print]

22-10-2019

L’apporto di polinsaturi omega-3 a lunga catena (EPA e DHA) si conferma importante per proteggere la salute in ogni fascia d’età. Questo studio prospettico, condotto in Spagna, monitorando nel tempo le abitudini alimentari e la salute di uomini e donne di età superiore ai 60 anni, sani all’avvio della ricerca, ha per esempio confermato che un regolare e adeguato apporto di polinsaturi omega-3 a lunga catena di origine marina si associa con un minor declino cognitivo e funzionale nel corso degli anni. Lo studio ha considerato il consumo complessivo di pesce (bianco, azzurro, crostacei e molluschi), focalizzando poi l’attenzione sulla principale fonte alimentare di omega-3 a lunga catena, vale a dire il pesce azzurro (acciughe e alici, aringa, sgombro, salmone, sardine, pesce spada, tonno, anguilla); in parallelo, è stato valutato il DAI (Deficit Accumulation Index), un parametro globale indicativo della qualità complessiva dell’invecchiamento di ciascun partecipante, sia al momento dell’inclusione nello studio e sia nel corso del monitoraggio.
Valutando la qualità dell’invecchiamento negli anni, si è messa in luce l’associazione tra punteggi DAI più favorevoli e consumo di pesce azzurro, soprattutto nei confronti del declino funzionale: la protezione maggiore è emersa per consumi superiori a 47 g/die, rispetto a livelli di consumo inferiori a 26 g/die. Nessun effetto protettivo si osservava invece in associazione al consumo di pesce bianco (merluzzo, spigola, sogliola), il cui contenuto in omega-3 a lunga catena è basso. In dettaglio, infatti, è l’apporto di almeno 1,38 /die di EPA + DHA a risultare associato alla maggiore riduzione del punteggio DAI.
Nella discussione, infine, gli autori citano il possibile ruolo antinfiammatorio degli omega-3 a lunga catena del pesce, in grado sia di ridurre la risposta a stimoli pro-infiammatori, sia ad accelerare la soluzione di un’infiammazione in atto. Inoltre, ricordano come alcuni studi suggeriscano che un apporto quotidiano pari a 3-4 g di EPA + DHA possa contribuire a contrastare la perdita di massa muscolare associata all’età, ma anche la severità del dolore cronico.
Concludendo: questa ricerca prospettica è una nuova conferma dell’ipotesi secondo cui un aumento dell’apporto alimentare di pesce azzurro e di omega-3 a lunga catena EPA e DHA può contribuire a rallentare la sommatoria dei deficit funzionali associati all’età. Tali evidenze si aggiungono al già noto effetto protettivo di questi componenti della dieta sul sistema cardiovascolare e muscolare.

Glossario

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

Dietary n-3 polyunsaturated fatty acids, fish intake and healthy ageing.

BACKGROUND: Seafood consumption and dietary intake of n-3 polyunsaturated fatty acids (PUFA) protect from cardiovascular disease, muscle wasting and mortality; however, their role in delaying unhealthy ageing is uncertain.
METHODS: A prospective cohort study with 1592 community-dwelling individuals aged ≥60 years recruited in 2008-2010, and followed through 2015. Intake of seafood and n-3 PUFA [eicosapentanoic acid (EPA) and docosahexanoic acid (DHA)] was estimated using a validated diet history and food composition tables. Unhealthy ageing was assessed across the domains of physical and cognitive function, mental health, morbidity, self-rated health and vitality.
RESULTS: Higher blue fish consumption was negatively associated with unhealthy ageing in 2015 [multivariate ß (95% confidence interval) per interquartile range (IQR) increase of fish: -0.49 (-0.90; -0.08)] and, specifically, was associated with lower accumulation of functional impairments [-1.00 (-1.71; -0.28)] and morbidities [-0.30 (-0.73; 0.13)]. Individuals with high intakes of EPA (≥0.47 g/day) and DHA (≥0.89 g/day) presented the highest reductions in age-related deficits accumulation: -1.61 (-3.01; -0.22) and -1.34 (-2.76; 0.08), respectively. Intake of EPA and DHA were negatively associated with the accumulation of functional deficits [results per IQR increase: -0.79 (-1.64; -0.06) and -0.84 (-1.67; -0.01), respectively] and morbidities [-0.60 (-1.10; -1.11) and -0.60 (-1.09; -0.11)]. No associations were observed between n-3 PUFA and self-rated or mental health, or between white fish and unhealthy ageing.
CONCLUSIONS: In this cohort of Spanish individuals with elevated intake of fish and a high adherence to the Mediterranean diet, consumption of blue fish and n-3 PUFA had a prospective protective association with deficits accumulation.

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