La quantità di cibo e di calorie assunta durante un pasto diminuisce se si utilizzano posate di dimensioni ridotte

James LJ, Maher T, Biddle J, Broom DR.
Br J Nutr. 2018 Aug 29:1-8. [Epub ahead of print]

21-09-2018

Mantenere l’equilibrio tra assunzione e dispendio di energia, ricorrendo anche a strategie comportamentali apparentemente semplici: è questo il messaggio che scaturisce dalla ricerca condotta in Gran Bretagna su due gruppi di giovani uomini sani e normopeso, che hanno consumato porridge (tipica offerta delle prime colazioni britanniche), secondo diversi protocolli. Protocollo ad libitum: l’alimento era offerto in più riprese, fornendo o un cucchiaio da dessert o un cucchiaino da tè e chiedendo ai partecipanti di consumare il porridge fino a sazietà; protocollo standardizzato: la quantità di porridge proposta era identica per tutti e ai partecipanti, ai quali era fornito un cucchiaio da dessert o un cucchiaino da tè, era richiesto di terminare l’intera porzione.
I risultati hanno confermato le ipotesi di lavoro in entrambi gli schemi. Nel protocollo di assunzione senza limiti, è stato calcolato che l’uso del cucchiaio di dimensioni inferiori aveva ridotto in modo significativo anche la quantità totale di alimento assunto, in media da 575 g a 532 g, pari a circa l’8%. Qualunque fosse la dimensione della posata utilizzata, inoltre, il senso di sazietà e la soddisfazione post-prandiale sono risultate sovrapponibili.
Nel protocollo di offerta standardizzata, con il cucchiaio più piccolo si sono ridotte sia le dimensioni di ogni boccone (- 24% circa) e sia la quantità di alimento assunto per unità di tempo (grammi/minuto), aumentando di conseguenza il numero di cucchiaiate necessario per terminare la porzione assegnata. In questo caso l’effetto principale dell’intervento è risultato essere il numero maggiore di bocconi piccoli necessari per completare il pasto, che aumentava il tempo complessivo di processazione orale del cibo: infatti, è dimostrato che una più accurata masticazione stimola la sazietà e riduce il senso di fame a distanza dal pasto. I ricercatori propongono ora di validare questi risultati proponendo altri tipi di pasto, da consumare con posate diverse dal cucchiaio.

Eating with a smaller spoon decreases bite size, eating rate and ad libitum food intake in healthy young males.

There is a paucity of data examining the effect of cutlery size on the microstructure of within-meal eating behaviour or food intake. Therefore, the present studies examined how manipulation of spoon size influenced these eating behaviour measures in lean young men. In study one, subjects ate a semi-solid porridge breakfast ad libitum, until satiation. In study two, subjects ate a standardised amount of porridge, with mean bite size and mean eating rate covertly measured by observation through a one-way mirror. Both studies involved subjects completing a familiarisation visit and two experimental visits, where they ate with a teaspoon (SMALL) or dessert spoon (LARGE), in randomised order. Subjective appetite measures (hunger, fullness, desire to eat and satisfaction) were made before and after meals. In study one, subjects ate 8 % less food when they ate with the SMALL spoon (SMALL 532 (SD 189) g; LARGE 575 (SD 227) g; P=0·006). In study two, mean bite size (SMALL 10·5 (SD 1·3) g; LARGE 13·7 (SD 2·6) g; P<0·001) and eating rate (SMALL 92 (SD 25) g/min; LARGE 108 (SD 29) g/min; P<0·001) were reduced in the SMALL condition. There were no condition or interaction effects for subjective appetite measures. These results suggest that eating with a small spoon decreases ad libitum food intake, possibly via a cascade of effects on within-meal eating microstructure. A small spoon might be a practical strategy for decreasing bite size and eating rate, likely increasing oral processing, and subsequently decreasing food intake, at least in lean young men.

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