L’adesione al modello alimentare mediterraneo riduce il rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare correlata all’esposizione agli inquinanti atmosferici

Lim CC, Hayes RB, Ahn J, Shao Y, Silverman DT, Jones RR, Thurston GD.
Circulation. 2019 Jan 31. [Epub ahead of print]

22-02-2019

L’inquinamento atmosferico contribuisce in modo rilevante alla mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari: è stato calcolato che l’esposizione al PM2,5 (particolato fine) è responsabile ogni anno, nel mondo, di almeno 1 milione e mezzo di decessi per cardiopatia ischemica. Il meccanismo di questo effetto è almeno in parte noto: il particolato fine stimola reazioni infiammatorie locali e sistemiche e aumenta lo stress ossidativo. Ecco perché il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti può contribuire a ridurre l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
L’analisi da poco pubblicata su Circulation, basata sui dati dell’NIH-AARP Diet and Health Study, avviato nel 1995 e concluso nel 2011, con il coinvolgimento di 548.845 pensionati (tra i 50 e i 71 anni all’arruolamento) in sei stati e due aree metropolitane statunitensi, confermerebbe questa ipotesi.
L’analisi in parallelo dei livelli di esposizione al PM2,5 e al biossido d’azoto (valutati in base alle rilevazioni annuali di ciascuna area), dei dati relativi alle cause di decesso forniti dai registri di mortalità, e dei consumi alimentari registrati con appositi questionari, ha dimostrato che il modello di alimentazione prevalente era un fattore determinante nella modulazione del rischio di mortalità per malattie cardio e cerebrovascolari associato all’inquinamento atmosferico.
Nello specifico, una maggiore adesione a un modello alimentare di tipo mediterraneo correlava con la riduzione significativa del rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare da esposizione agli inquinanti atmosferici. Gli alimenti a maggiore valenza protettiva sono risultati le verdure e i cereali integrali per quanto concerne gli effetti nocivi dell’esposizione a PM2,5 , la frutta e un maggior apporto di grassi monoinsaturi (olio d’oliva) rispetto ai saturi, invece, per l’esposizione al biossido d’azoto.
L’effetto protettivo non è risultato essere influenzato dal BMI (era cioè simile per le persone normopeso o sovrappeso), era sovrapponibile nei non fumatori e negli ex-fumatori ed era più marcato nei soggetti residenti nelle aree maggiormente inquinate e ad alta densità abitativa.

Mediterranean Diet and the Association Between Air Pollution and Cardiovascular Disease Mortality Risk.

BACKGROUND: Recent experimental evidence suggests that nutritional supplementation can blunt adverse cardiopulmonary effects induced by acute air pollution exposure. However, whether usual individual dietary patterns can modify the association between long-term air pollution exposure and health outcomes have not been previously investigated. We assessed, in a large cohort with detailed diet information at the individual level, whether a Mediterranean diet modifies the association between long-term exposure to ambient air pollution and cardiovascular disease mortality risk.
METHODS: The NIH-AARP Diet and Health Study, a prospective cohort (N=548,845) across 6 states and 2 cities in the United States and with a follow-up period of 17 years (1995-2011), was linked to estimates of annual average exposures to PM2.5 and NO2 air pollution at the residential census-tract level. The alternative Mediterranean Diet Index (aMED), which uses a 9-point scale to assess conformity with a Mediterranean-style diet, was constructed for each participant from information in cohort baseline dietary questionnaires. We evaluated mortality risks for cardiovascular disease (CVD), ischemic heart disease (IHD), cerebrovascular disease (CER), or cardiac arrest (CAR) associated with long-term air pollution exposure. Effect modification of the associations between exposure and the mortality outcomes by aMED was examined via interaction terms.
RESULTS: For PM2.5, we observed elevated and significant associations with CVD (HR=1.13; 95% CI: 1.08-1.18), IHD (HR=1.16; 95% CI: 1.10-1.23), and CER (HR=1.15; 95% CI: 1.03-1.28). For NO2, we found significant associations with CVD (HR=1.06; 95% CI: 1.04-1.08), and IHD (HR=1.08; 95% CI: 1.05-1.11). Analyses indicated that Mediterranean diet modified these relationships, as those with a higher aMED score had significantly lower rates of air pollution related mortality (p interaction<0.05).
CONCLUSIONS: Mediterranean diet reduced cardiovascular disease mortality risk related to long-term exposure to air pollutants in a large prospective U.S cohort. Increased consumption of foods rich in antioxidant compounds may aid in reducing the considerable disease burden associated with ambient air pollution.

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