L’assunzione di alti livelli di grassi polinsaturi, in particolare omega-3 di origine marina e acido linoleico della serie omega-6, si associa con una maggiore sopravvivenza nei diabetici di tipo 2

Jiao J, Liu G, Shin HJ, Hu FB, Rimm EB, Rexrode KM, Manson JAE, Zong G and Sun Q.
BMJ 2019;366:l4009 [Epub ahead of print]

09-07-2019

Nell’alimentazione delle persone con diabete, la riduzione del rischio di mortalità, totale e cardiovascolare, dipende anche dal tipo di grassi insaturi consumati in sostituzione di quelli saturi, dei grassi trans e di parte della quota di carboidrati.
È questa la conclusione che emerge dai dati di oltre 11 mila uomini e donne con diabete di tipo 2 monitorati nell’ambito dei grandi studi di popolazione statunitensi (Health Professionals Follow-Up Study e Nurses’ Health Study): i livelli di assunzione più elevati di grassi polinsaturi totali (i PUFA, vale a dire acido linoleico della serie omega-6 e l’acido alfa-linolenico, EPA e DHA della serie omega-3 sono risultati associati a una riduzione significativa della mortalità per tutte le cause.
Entrando nel dettaglio, la sostituzione di una quota di grassi saturi pari al 2% delle calorie con PUFA, senza modificare l’apporto energetico complessivo, si assocerebbe ad una riduzione del rischio di mortalità totale fino al 13%; sostituire invece la stessa quota di grassi saturi con acido linoleico (acido grasso omega-6 prevalente negli oli di semi di mais e girasole, nel germe di grano e nelle noci) comporterebbe una riduzione fino al 15% del rischio di mortalità cardiovascolare.
Una correlazione favorevole è stata rilevata anche tra l’apporto di PUFA omega-3 di origine marina, assunti in sostituzione di parte delle calorie da carboidrati, e la riduzione (fino a un terzo) del rischio di mortalità cardiovascolare.
Questi risultati supportano gli effetti positivi dei PUFA della dieta sulla sopravvivenza dei pazienti con diabete di tipo 2.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Grassi insaturi

    Grassi liquidi a temperatura ambiente. Gli oli vegetali sono grassi insaturi. Possono essere monoinsaturi o polinsaturi. Si trovano nelle olive, nel mais, negli oli di semi di girasole e nelle noci. Consumare cibi ad elevato contenuto di grassi monoinsaturi può aiutare ad abbassare il colesterolo. Tuttavia l’apporto calorico resta lo stesso, pertanto un consumo eccessivo può contribuire all’aumento di peso.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Dietary fats and mortality among patients with type 2 diabetes: analysis in two population-based cohort studies

OBJECTIVE: To assess the association of dietary fatty acids with cardiovascular disease mortality and total mortality among patients with type 2 diabetes.
DESIGN: Prospective, longitudinal cohort study.
SETTING: Health professionals in the United States.
PARTICIPANTS: 11,264 participants with type 2 diabetes in the Nurses’ Health Study (1980-2014) and Health Professionals Follow-Up Study (1986-2014).
EXPOSURE: Dietary fat intake assessed using validated food frequency questionnaires and updated every two to four years.
MAIN OUTCOME MEASURE: Total and cardiovascular disease mortality during follow-up.
RESULTS: During follow-up, 2502 deaths including 646 deaths due to cardiovascular disease were documented. After multivariate adjustment, intake of polyunsaturated fatty acids (PUFAs) was associated with a lower cardiovascular disease mortality, compared with total carbohydrates: hazard ratios comparing the highest with the lowest quarter were 0.76 (95% confidence interval 0.58 to 0.99; P for trend=0.03) for total PUFAs, 0.69 (0.52 to 0.90; P=0.007) for marine n-3 PUFAs, 1.13 (0.85 to 1.51) for α-linolenic acid, and 0.75 (0.56 to 1.01) for linoleic acid.
Inverse associations with total mortality were also observed for intakes of total PUFAs, n-3 PUFAs, and linoleic acid, whereas monounsaturated fatty acids of animal, but not plant, origin were associated with a higher total mortality.
In models that examined the theoretical effects of substituting PUFAs for other fats, isocalorically replacing 2% of energy from saturated fatty acids with total PUFAs or linoleic acid was associated with 13% (hazard ratio 0.87, 0.77 to 0.99) or 15% (0.85, 0.73 to 0.99) lower cardiovascular disease mortality, respectively.
A 2% replacement of energy from saturated fatty acids with total PUFAs was associated with 12% (hazard ratio 0.88, 0.83 to 0.94) lower total mortality.
CONCLUSIONS: In patients with type 2 diabetes, higher intake of PUFAs, in comparison with carbohydrates or saturated fatty acids, is associated with lower total mortality and cardiovascular disease mortality. These findings highlight the important role of quality of dietary fat in the prevention of cardiovascular disease and total mortality among adults with type 2 diabetes.

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