L’assunzione di livelli adeguati di PUFA omega-6 e omega-3 contro il declino cognitivo nell’anziano

Dong X, Li S, Chen J, Li Y, Wu Y, Zhang D.
Nutr J. 2020;19(1):25. Published 2020 Mar 28. doi:10.1186/s12937-020-00547-7

02-04-2020

Il ruolo protettivo che gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (PUFA) della serie omega-3 e omega-6 eserciterebbero sul declino cognitivo in età avanzata è un tema controverso, che suscita notevole interesse nel mondo scientifico. Questo studio, condotto dall’Università di Qingdao, ha cercato di approfondire l’argomento valutando l’associazione tra l’assunzione di questi acidi grassi con la dieta e la funzione cognitiva in una popolazione anziana.
I ricercatori hanno elaborato i dati relativi a 2496 soggetti (1204 uomini e 1292 donne) di età pari o superiore a 60 anni, arruolati tra il 2011 e 2014 nel più ampio studio di popolazione NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey), compresa la composizione della dieta, indagata mediante la somministrazione di questionari standardizzati in due diverse occasioni.
I soggetti sono stati sottoposti a test specifici per valutare la memoria, il linguaggio e la velocità di elaborazione celebrale (CERAD, Animal fluency e DSST test).  È stata quindi analizzata l’associazione tra l’assunzione media giornaliera di acidi grassi omega-3 e omega-6 e i valori del rapporto tra le due serie di acidi grassi e la performance cognitiva, dopo aver effettuato gli opportuni aggiustamenti statistici per l’età, il sesso, la razza, il livello di istruzione, lo stato civile, il BMI, l’attività fisica e il consumo di alcool di ogni soggetto.
Come atteso, tra i soggetti con prestazioni cognitive meno favorevoli sono stati rilevati un minor livello di istruzione e di attività fisica e una maggiore prevalenza di ipertensione, diabete e ictus, rispetto alle persone con prestazioni cognitive invece normali.
Analizzando l’apporto alimentare degli acidi grassi considerati è inoltre emerso che i soggetti dei terzili con più bassi apporti giornalieri di omega-3 (<0,727 mg/kcal) e omega-6 (<6,538 mg/kcal) risultavano caratterizzati dalle performance cognitive meno favorevoli, in ogni test effettuato. I punteggi più alti, per contro, venivano registrati nei terzili nei quali gli apporti con la dieta erano maggiori (omega-3 ≥ 1,04 mg/kcal; omega-6 ≥ 8,848 mg/kcal). Non è stata osservata, invece, alcuna associazione statisticamente significativa tra il rapporto tra gli acidi grassi delle due serie metaboliche (omega-3/omega-6) e la performance cognitiva indipendentemente dal tipo di test utilizzato.
I risultati dello studio, in conclusione, suggeriscono un possibile effetto favorevole di un adeguato apporto degli acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6 (ma non del loro rapporto) sul declino cognitivo.  Va tuttavia ricordato che la struttura dello studio stesso (osservazionale e trasversale) non consente di documentare una relazione di causalità tra i parametri esaminati e che, come suggeriscono gli stessi autori, sono quindi necessarie ulteriori indagini per definire il reale contributo di questi acidi grassi alla prevenzione del declino cognitivo.

Glossario

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

Association of dietary omega-3 and omega-6 fatty acids intake with cognitive performance in older adults: National Health and nutrition examination Survey (NHANES) 2011-2014.

Background: Current evidence on the association of dietary ω-3 and ω-6 fatty acids intake with cognitive performance is inconsistent. Therefore, the aim is to explore the association of dietary ω-3 and ω-6 fatty acids intake with cognitive performance in the U.S. noninstitutionalized population of older adults.
Methods: We used data from the National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) 2011-2014. Intakes of ω-3 and ω-6 fatty acids were obtained through two 24-h dietary recalls and were adjusted by energy. Cognitive performance was evaluated by the Consortium to Establish a Registry for Alzheimer's disease (CERAD) Word Learning sub-test, Animal Fluency test and Digit Symbol Substitution Test (DSST). For each cognitive test, people who scored lower than the lowest quartile in each age group were defined as having low cognitive performance. Binary logistic regression and restricted cubic spline models were applied to evaluate the association of dietary ω-3 and ω-6 fatty acids intake with cognitive performance.
Results: A total of 2496 participants aged 60 years or older were included. In the full-adjusted model, the odds ratios (ORs) with 95% confidence interval (CI) of CERAD test score, Animal Fluency test score and DSST test score were 0.58 (0.38-0.88), 0.68 (0.47-0.99) and 0.59 (0.37-0.92) for the highest versus lowest tertile of dietary ω-3 fatty acids intake, respectively; the ORs with 95% CI of CERAD test score, Animal Fluency test score and DSST test score were 0.48 (0.31-0.75), 0.60 (0.40-0.92) and 0.50 (0.34-0.75) for the highest versus lowest tertile of dietary ω-6 fatty acids intake, respectively. The association between ω-6: ω-3 ratio and cognitive performance was not statistically significant in three tests. In dose-response relationship analysis, L-shaped associations were apparent for ω-3 and ω-6 fatty acids intake with CERAD test score, Animal Fluency test score and DSST test score.
Conclusions: Dietary ω-3 and ω-6 fatty acids intake might be inversely associated with low cognitive performance.

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