L’assunzione regolare di frutta oleaginosa durante il primo trimestre di gravidanza si associa a migliori performance cognitive nella prole

Gignac F, Romaguera D, Fernández-Barrés S, Phillipat C, Garcia Esteban R, López-Vicente M, Vioque J, Fernández-Somoano A, Tardón A, Iñiguez C, Lopez-Espinosa MJ, García de la Hera M, Amiano P, Ibarluzea J, Guxens M, Sunyer J, Julvez J.
Eur J Epid 2019;34:661-673

20-06-2019

L’assunzione quotidiana di frutta oleaginosa, secondo le quantità raccomandate dalle linee guida (almeno 25 e fino a 30 g al giorno) è un’abitudine associata al miglioramento del profilo metabolico a tutte le età, con ripercussioni positive per la salute a lungo termine. Già nel 2016, l’analisi del gruppo Global Burden of Diseases (GBD) aveva sottolineato che, in tutto il mondo, lo scarso apporto di frutta secca e semi risultava la prima causa alimentare di anni trascorsi con una disabilità. Inoltre, è già stato dimostrato che il consumo regolare di frutta a guscio contribuisce alla difesa delle funzioni cognitive durante l’invecchiamento, suggerendo l’opportunità di un approfondimento delle potenzialità neuroprotettrici di questi alimenti che apportano proteine vegetali, vitamine (tra cui l’acido folico), minerali e grassi mono- e polinsaturi.
La ricerca attuale, condotta su una popolazione di future madri residenti in 4 regioni della Spagna, mostra ora un’ulteriore associazione positiva: infatti, il consumo di 3-7 porzioni di frutta oleaginosa alla settimana, nel primo trimestre di gravidanza, sarebbe in grado di influire positivamente sulla cognitività del nascituro, almeno fino agli 8 anni di età.
In questa ricerca, intesa a verificare quanto l’assunzione regolare di frutta a guscio fosse in grado di influire positivamente anche sulle fasi iniziali dello sviluppo cerebrale fetale, 2.208 future madri sono state suddivise in tre gruppi, in base ai livelli di consumo di frutta oleaginosa. I ricercatori hanno poi esaminato i bambini a intervalli regolari dalla nascita e fino al compimento dell’ottavo anno, per valutarne le capacità neuropsicologiche e cognitive, con test mirati.
I risultati hanno dimostrato l’associazione tra il maggior consumo di adeguate quantità di frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole, pinoli, arachidi) da parte della futura madre, nel corso del primo trimestre di gravidanza, e punteggi più elevati raggiunti dai bambini nei diversi test a tutte le età.
Va detto che il maggior consumo di frutta a guscio è stato dichiarato dalle madri con una migliore espressione verbale e un più elevato livello educazionale, che non avevano fumato né assunto alcol in gravidanza, che aderivano di più al modello di alimentazione mediterranea e che avevano allattato più a lungo il neonato al seno: ma tutti questi aspetti sono stati considerati (ed “aggiustati”) nel modello statistico multivariato utilizzato. Un più elevato consumo di frutta oleaginosa era associato d’altra parte a una maggiore concentrazione di acidi grassi polinsaturi, e soprattutto di DHA, nel sangue del cordone ombelicale.
Ultima considerazione, ma non per importanza: l’apporto di frutta a guscio, pur adeguato, non ottiene gli stessi risultati se seguito soltanto negli ultimi tre mesi di gravidanza.

Maternal nut intake in pregnancy and child neuropsychological development up to 8 years old: a population-based cohort study in Spain

There is scientific evidence on the protective effects of nut intake against cognitive decline in the elderly; however, this effect has been less explored in child neurodevelopment and no studies have explored the potential longitudinal association with nut intake during pregnancy.
We aimed to analyze the association of maternal nut intake during pregnancy with child neuropsychological outcomes. We included 2208 mother–child pairs from a population-based birth cohort in four regions of Spain. The follow up settings were during pregnancy (first and third trimesters), birth, 1.5, 5 and 8 years.
Neuropsychological examinations were based on Bayley Scales of Infant Development (1.5 years), McCarthy scales of Children’s Abilities (5 year), Attention Network Test (ANT, 8 year) and N-Back test (8 year). Nut intake in pregnancy was reported through a validated food frequency questionnaire during the first and the third trimester. Multivariable regressions analyzed associations after controlling for priori selected confounders notably maternal education, social class, body mass index, energy intake, fish intake, omega-3 supplements, alcohol consumption and smoking habits during pregnancy.
Children within the highest tertile of maternal nut consumption during first pregnancy trimester (> 32 g/week) had a decrease of 13.82 ms [95% confidence interval (CI) − 23.40, − 4.23] in the ANT—hit reaction time standard error, compared to the first tertile (median 0 g/w).
A similar protective association pattern was observed with the other cognitive scores at the different child ages.
After correcting for multiple testing using Bonferroni familywise error rate (FWER), Hochberg FWER and Simes false discovery rate, ANT—hit reaction time standard error remained significant. Final model estimates by inverse probability weighting did not change results. Third pregnancy trimester nut intake showed weaker associations. These data indicate that nut intake during early pregnancy is associated with long-term child neuropsychological development.
Future cohort studies and randomized clinical trials are needed to confirm this association pattern in order to further extend nutrition guidelines among pregnant women.

Stampa

Condividi