L’aumento dei valori della pressione associato al consumo di sale con la dieta è maggiore nei soggetti ipertesi

Gholami A, Rezaei S, Jahromi LM, Baradaran HR, Ghanbari A, Djalalinia S, Rezaei N, Naderimagham S, Modirian M, Mahmoudi N, Mahmoudi Z, Hajipour MJ, Kousha A, Samiee SM, Farzadfar F.
Eur J Nutr. 2019 Dec 4; [Epub ahead of print]

09-01-2020

Gli effetti di salute del consumo di sale, e specificamente l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari associato a tali consumi, è attualmente in una fase di rivalutazione da parte della Comunità Scientifica. Sembra emergere un quadro articolato, nel quale l’ampiezza di questi effetti dipende anche da alcune caratteristiche specifiche del consumatore, quali i valori basali della sua pressione arteriosa.
Questo studio, condotto in una popolazione iraniana con un apporto medio di sale non troppo dissimile da quello del nostro Paese, ha ricercato l’esistenza di una correlazione tra il consumo quotidiano di sale, misurato sulle urine delle ventiquattr’ore (la metodica di riferimento) e i valori della pressione arteriosa, considerati il fattore principale che collega il consumo di sale e gli eventi cardio- e cerebrovascolari. Circa 18.000 soggetti iraniani adulti, di età media pari a 46,9 anni, per il 52% donne, sono stati arruolati in uno studio denominato STEPS; l’apporto quotidiano medio di sale rilevato è stato di 9,7 g al giorno nei pazienti ipertesi e di 9,3 g/die tra i soggetti normotesi.
Analizzando l’associazione tra consumo di sale e valori pressori, gli autori hanno potuto documentare l’esistenza di un trend crescente dei valori stessi all’aumentare del consumo di sale: che passavano da 136,4 a 139,0 mmHg per la pressione sistolica, e da 83,6 a 84,5 mmHg per la diastolica, muovendo dal primo quartile (nel quale il consumo di sale era inferiore a 7,89 g/die) al quarto, nel quale il consumo stesso era invece superiore a 11,09 g/die. Valutando separatamente i soggetti con pressione arteriosa normale oppure aumentata si è osservato che tra i primi la pressione sistolica aumentava di 1,39 mmHg, sempre passando dal primo al quarto quartile, mentre tra gli ipertesi l’incremento era di 3,81 mmHg. Le corrispondenti variazioni della pressione diastolica erano, rispettivamente, di 0,57 e di 1,18 mmHg. Gli aumenti erano lievemente maggiori utilizzando una seconda definizione dell’ipertensione, più restrittiva, con il valore diagnostico collocato a 140/90 mmHg.
Questi risultati confermano la rilevanza dell’apporto di sale nel concorrere alla determinazione dei livelli pressori (e quindi il rischio di eventi vascolari nel tempo), ma sottolineano l’opportunità di modulare le raccomandazioni al proposito anche in relazione ai valori pressori della persona considerata; gli effetti teorici della restrizione del suo consumo, sulla base dei risultati di questo studio, appaiono infatti molto limitati tra i soggetti normotesi.

Glossario

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

Is salt intake reduction a universal intervention for both normotensive and hypertensive people: a case from Iran STEPS survey 2016

PURPOSE: There is a direct association between salt intake and blood pressure (BP), one of the main risk factors for CVDs. However, yet there has been a debate that how strong is this association in people with and without hypertension. This study was conducted to evaluate the magnitude of the association between salt intake and BP in hypertensive and normotensive population among a nationally representative population.
METHODS: The study was conducted on a nationally representative sample of 18,635 Iranian adults aged 25 years and older who participated in the STEPS survey 2016 and provided urine sample. Salt intake was estimated through spot urine sample and Tanaka equation. Multiple linear regression model in survey data analysis was used to assess the independent effect of salt intake on BP.
RESULTS: After adjusting for covariates, there was a significant association between salt intake and SBP in hypertensive (p < 0.001) and normotensive people (p < 0.001). In hypertensive people, with 1 g of increase in salt intake, the SBP and DBP increased 0.37 mmHg and 0.07 mmHg, respectively. Whereas in normotensive people, with 1 g of increase in salt intake, the SBP and DBP increased 0.26 mmHg and 0.05 mmHg, respectively. Moreover, there was a significant trend toward an increase of SBP across salt intake quartiles in both hypertensive (p < 0.001) and normotensive people (p = 0.002), though the slope was steeper in hypertensive than in normotensive people.
CONCLUSIONS: The present study demonstrated that salt intake significantly increased SBP in both hypertensive and normotensive people, though the magnitude of this increase was greater in hypertensive people as compared with normotensive people.

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