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Le nocciole migliorano i livelli dei fattori di rischio cardiovascolare, anche se tostate e lievemente salate

10-02-2016

Tey SL, Robinson T, Gray AR, Chisholm AW, Brown RC.
Eur J Nutr. 2016 Jan 8. [Epub ahead of print]

Benché i benefici associati al consumo moderato ma costante di frutta secca con guscio siano ormai ben noti, l’utilizzo di questa categoria di alimenti resta tendenzialmente limitato a particolari periodi dell’anno e a specifiche occasioni. Allo scopo di verificare gli effetti salutistici di una tipologia di prodotto potenzialmente più gradito ai consumatori, gli Autori di questo studio hanno preparato specificamente per la ricerca, partendo dal prodotto fresco, nocciole tostate, portandole per 15 minuti a 100°C dopo immersione per 30 secondi in una soluzione di 5 parti di acqua e una parte di sale iodato. A due gruppi di soggetti sani (uomini e donne) sono state quindi somministrate per 28 giorni nocciole al naturale o nocciole tostate e leggermente salate alla dose di 30 g/die (la quantità media indicata dalle linee-guida nutrizionali internazionali).
Al termine dei 28 giorni si è osservato in entrambi i gruppi un aumento sia dei livelli plasmatici di apolipoproteina A1 e sia della colesterolemia HDL (anche se meno significativo nel gruppo che aveva consumato le nocciole tostate) assieme ad una riduzione della pressione sistolica.
Nel complesso, quindi, sia le nocciole fresche, sia quelle tostate e lievemente salate hanno mostrato la stessa capacità di influire positivamente sui parametri di rischio cardiovascolare. La quantità piuttosto elevata di sodio presente nel prodotto lavorato, pari a circa 40 mg per porzione, suggerisce comunque di alternare il consumo delle due tipologie di prodotto (fresco e tostato/salato).

Do dry roasting, lightly salting nuts affect their cardioprotective properties and acceptability?

PURPOSE: Previous studies have reported improvements in cardiovascular disease (CVD) risk factors with the consumption of raw nuts. However, around one-third of nuts consumed are roasted and salted. Thus, it is important to determine whether roasting and salting nuts affect the health benefits observed with raw nuts. This study aimed to compare the effects of consuming two different forms of hazelnuts on cardiovascular risk factors and acceptance.
METHODS: Using a randomised crossover design, 72 participants were asked to consume 30 g/day of either raw or dry roasted, lightly salted hazelnuts for 28 days each. CVD risk factors were measured at the beginning and end of each treatment period. "Desire to consume" and "overall liking" for both forms of hazelnuts were assessed daily using a 150-mm visual analogue scale.
RESULTS: Body composition, blood pressure, plasma total and low-density lipoprotein-cholesterol, apolipoprotein A1 and B100, glucose and α-tocopherol concentrations did not differ between forms of hazelnuts (all P ≥ 0.054). High-density lipoprotein (HDL)-cholesterol (P = 0.037) and triacylglycerol (P < 0.001) concentrations were significantly lower following the consumption of dry roasted, lightly salted hazelnuts when compared to the raw hazelnuts. Compared with baseline, consuming both forms of hazelnuts significantly improved HDL-cholesterol and apolipoprotein A1 concentrations, total-C/HDL-C ratio, and systolic blood pressure without significantly changing body composition. Acceptance ratings did not differ between forms of hazelnuts and remained high throughout the study.
CONCLUSION: Dry roasting and lightly salting nuts do not appear to negate the cardioprotective effects observed with raw nut consumption, and both forms of nuts are resistant to monotony. Public health messages could be extended to include dry roasted and lightly salted nuts as part of a heart healthy diet.

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