Livelli ottimali di attività fisica mantenuti nel tempo riducono l’incidenza di eventi cardiovascolari anche nelle donne con un rischio cardiovascolare elevato

homistek AK, Cook NR, Rimm EB, Ridker PM, Buring JE, Lee IM.
J Am Heart Assoc. 2018 Jun 12;7(12). pii: e008234.

06-07-2018

L’attività fisica promuove salute anche in presenza di un rischio cardiovascolare elevato. Questa volta, una conferma molto chiara emerge per il sesso femminile, grazie ai dati del Women’s Health Study che, nei primi anni ’90, aveva arruolato 27.536 donne di 45 anni e più, seguendole con monitoraggi cadenzati fino al 2013.
Le partecipanti sono state suddivise in gruppi, secondo il punteggio di rischio cardiovascolare a 10 anni, che viene calcolato considerando molti fattori di rischio associati, come, per esempio, età, BMI, abitudine al fumo, livelli della colesterolemia, valori pressori, presenza di diabete di tipo 2 o di familiarità per malattie cardiovascolari. In parallelo, i ricercatori hanno registrato il livello di attività fisica di ogni partecipante, definendolo adeguato se pari (o superiore) a un dispendio energetico di 500 calorie a settimana, consumate camminando, facendo jogging, correndo, andando in bicicletta, praticando esercizi aerobici (ginnastica, danza), nuotando, giocando a tennis, ping-pong o squash, ma anche attraverso attività meno impegnative, come yoga, stretching, esercizi di tonificazione.
Associando i dati relativi all’attività fisica di routine con l’incidenza di malattie ed eventi cardiovascolari, i ricercatori hanno messo in luce che la pratica costante e adeguata di esercizio fisico si associava a una riduzione significativa (-27%) del rischio cardiovascolare complessivo in tutto il campione di donne esaminato; l’effetto protettivo risultava maggiore nei riguardi delle malattie coronariche (-36%) che dell’ictus (-22%).
Il beneficio di un’attività fisica costante e adeguata, inoltre, risultava più ampio, in termini percentuali e soprattutto in valori assoluti, tra le donne ad alto rischio: le donne a rischio cardiovascolare a 10 anni superiore al 10%, ma fisicamente attive, mostravano infatti un’incidenza di eventi indistinguibile rispetto a quella osservata tra le donne con rischio pari al 7,5-10% ma fisicamente inattive.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Dispendio energetico

    La quantità di energia, misurata in calorie, che un individuo consuma. Le calorie servono per respirare, far circolare il sangue, digerire il cibo ed essere fisicamente attivi.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

Physical Activity and Incident Cardiovascular Disease in Women: Is the Relation Modified by Level of Global Cardiovascular Risk?

BACKGROUND: The inverse association between physical activity and cardiovascular disease (CVD) is well- established and has previously been shown in people with and without single CVD risk factors. We examined whether level of global cardiovascular risk, on the basis of the pooled cohort equation or Reynolds risk score, which include multiple risk factors, modified the physical activity-CVD association.
METHODS AND RESULTS: Participants in the prospective WHS (Women's Health Study; n=27 536) reported their leisure-time physical activity at study entry (1992-1995) and during follow-up through 2013. Participants were divided into 10-year cardiovascular risk groups on the basis of the pooled cohort equation and Reynolds risk score. The primary outcome was incident total CVD. The CVD hazard ratio for active (≥500 kcal/wk of physical activity) compared with inactive (<500 kcal/wk) individuals was 0.73 (95% confidence interval, 0.66-0.80) in multivariable models. This association was not modified by level of cardiovascular risk; physical activity was inversely associated with CVD within all pooled cohort equation and Reynolds risk score groups (P=0.17 and P=0.66 for interaction, respectively). When the joint association of physical activity and level of cardiovascular risk was examined, women with higher risk on the basis of either the pooled cohort equation or Reynolds risk score had higher CVD rates compared with those at low risk, regardless of physical activity. However, among women at both high and low risk, being physically active was associated with lower risk of CVD events.
CONCLUSIONS: In this large prospective cohort of women, level of global cardiovascular risk did not modify the inverse association between leisure-time physical activity and incident CVD. Thus, promoting physical activity is important in women at both low and high cardiovascular risk.

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